Processo telematico, l’App fa flop anche al secondo tentativo: magistrati costretti (di nuovo) a sospenderla in tutta Italia
- Postato il 1 aprile 2025
- Giustizia
- Di Il Fatto Quotidiano
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Altro giro, altro flop annunciato del processo penale telematico. Oggi 1° aprile scatta – in teoria – l’obbligo per magistrati e avvocati di usare App, il software sviluppato dal ministero della Giustizia, per depositare tutti gli atti dei processi di primo grado e per l’iscrizione delle notizie di reato da parte del pm. Il primo tentativo parziale, lanciato dal governo il 1° gennaio, si era risolto in un disastro: come previsto dagli addetti ai lavori, il programma si è dimostrato pieno di buchi e tecnicamente inutilizzabile, costringendo i presidenti dei Tribunali a sospendere l’obbligo per tre mesi, mantenendo il “doppio binario” cartaceo/digitale per evitare la paralisi. Tre mesi dopo, però, il quadro non è migliorato: App continua a bloccarsi o a girare a passo di lumaca, i bug e le inadeguatezze tecniche non sono stati risolti. In più, rispetto al flop di gennaio, il “binario unico” digitale è stato esteso a una serie di nuovi procedimenti, in relazione ai quali il sistema ha mostrato i problemi maggiori: l’iscrizione delle notizie di reato e i riti direttissimo, abbreviato e immediato.
Di fronte a questa situazione, il 18 marzo, in una riunione del tavolo paritetico istituito con il ministero, i rappresentanti del Consiglio superiore della magistratura hanno chiesto un rinvio ufficiale del nuovo regime: ma il ministro Carlo Nordio ha scelto di non concederlo, dando rassicurazioni – attraverso i suoi dirigenti – che entro la fine del mese tutti i problemi sarebbero stati risolti. Alla vigilia del giorno x, però, il monitoraggio della Struttura tecnica del Csm (composta da dieci magistrati esperti di informatizzazione) ha verificato che la promessa non era stata mantenuta. Così le toghe si sono ribellate ancora una volta: ancora prima dell’entrata in vigore, l’obbligo di App è stato sospeso per “malfunzionamento” da vari dirigenti degli uffici, da Nord a Sud, fino al 31 maggio o al 30 giugno. A quanto risulta al fattoquotidiano.it, questa scelta è stata presa nei giorni scorsi da tutte le Procure del distretto di Napoli (oltre al capoluogo, Napoli Nord, Avellino, Benevento, Nola, Santa Maria Capua Vetere e Torre Annunziata), dalla Procura di Bari e dal Tribunale di Milano, ma molti altri provvedimenti dello stesso tipo sono attesi nelle prossime ore.
La nuova relazione della Struttura tecnica, datata 29 marzo, descrive l’inadeguatezza di App a gestire le nuove operazioni per cui dovrebbe diventare obbligatoria. A partire dall’iscrizione della notizia di reato: un’attività “peculiare ed esclusiva del pubblico ministero“, che quindi dovrebbe sempre avere la possibilità di modificarne qualsiasi elemento. Con il software ministeriale, invece, il pm ha le mani legate: “Non è possibile eliminare il reato indicato dalla polizia giudiziaria in sede di trasmissione della notizia di reato o dalla segreteria all’atto dell’accettazione; è possibile modificarlo, aggiungendo un’aggravante, ma non sostituirlo con un altro (ad esempio incauto acquisto in luogo di ricettazione); né è possibile eliminare un reato inserito per errore in fase di iscrizione”. Inoltre, si legge, il procedimento risulta “farraginoso e gravemente carente sotto il profilo dell’usabilità; il che, se non impedisce l’iscrizione dei procedimenti, la rallenta sensibilmente rispetto ai tempi richiesti nel regime analogico, in alcuni casi raddoppiandoli o triplicandoli“. Come esempio viene citato un calcolo elaborato dalla Procura di Napoli, guidata da Nicola Gratteri: “Lavorando ininterrottamente per dieci ore consecutive, un singolo pm e una singola segreteria (escludendo qualsiasi apertura e lettura di atti), il processo consente la iscrizione di soli 150 procedimenti al giorno, 900 ogni settimana. Il che, moltiplicando per le 52 settimane all’anno (con esclusione del periodo feriale), consente di calcolare la possibilità estrema di iscrivere 46.800 procedimenti, ossia meno della metà” di quelli iscritti nel 2024. Per quanto riguarda invece l’uso di App in udienza, il problema è molto semplice: “La norma introdotta presuppone la generalizzata disponibilità, presso tutte le aule giudiziarie, di strumenti telematici“, cioè computer o tablet, che consentano a giudice e parti “il deposito telematico nel corso del giudizio e la sottoscrizione del verbale da parte di tutti gli intervenuti. Allo stato attuale, tale disponibilità non sussiste”.
A denunciare il caos sulle iscrizioni è anche il provvedimento di sospensione adottato a Napoli, firmato il 31 marzo dal procuratore generale Aldo Policastro e dai sei procuratori del distretto. Il ministero, lamentano i pm, ha imposto l'”adozione diretta e traumatica di un sistema di iscrizione telematica di fatto non completamente realizzato, e per questo motivo oggetto di una ampia release di aggiornamento nel pomeriggio del 28 marzo, vale a dire pochi giorni prima della implementazione obbligatoria. I tempi di iscrizione in App”, aggiungono, “sono incompatibili con i numeri degli uffici del distretto, comportando tempistiche incompatibili con il buon andamento delle attività degli uffici di Procura”. Inoltre, “permane l’impossibilità della iscrizione degli atti urgenti per i quali sono previste attività con scadenze temporali nelle 24/48 ore, non essendo stata ancora introdotta la previsione della indicazione di data e ora nel deposito degli atti”. A Milano, invece, il presidente del Tribunale Fabio Roia ha prolungato la sospensione già il 28 marzo, sottolineando i “numerosi aspetti di criticità che sconsigliano un uso esclusivo del canale telematico”, tra cui una “lentezza complessiva del sistema del tutto incompatibile allo stato con la digitalizzazione di tutti gli atti parallelamente alla celebrazione dell’udienza”, “la presenza di continui bug dal sistema” e “l’assenza di adeguate dotazioni informatiche“. Per questo, osserva, “il passaggio esclusivo alle modalità telematiche causerebbe un effetto di rallentamento di tutta l’attività processuale con pesanti ricadute sul piano dell’efficienza e della qualità del servizio che provocherebbe certamente criticità operative e dilatazione dei tempi in punto di trattazione e definizione degli affari penali con pesanti coinvolgimenti programmatici in tema di raggiungimento degli obiettivi fissati dal Pnrr”.
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