Processo Ostro, maxi assoluzioni per i Gallace, condanne per ex amministratori di Badolato
- Postato il 9 ottobre 2026
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Processo Ostro, maxi assoluzioni per i Gallace, condanne per ex amministratori di Badolato
Ostro, 34 assoluzioni, tra cui quella per il boss Gallace di Guardavalle, e 16 condanne, tra cui quella per l’ex vicesindaco di Badolato
CATANZARO – Ben 34 assoluzioni, tra le quali spiccano quelle del boss Cosimo Damiano Gallace e del latitante Cesare Antonio Arcorace, a fronte di 16 condanne, tra cui quelle per due ex amministratori del Comune di Badolato. Questo il verdetto del primo grado del rito abbreviato per il processo “Ostro”, emesso dalla gup di Catanzaro Gilda Danila Romano.
L’inchiesta della Dda contro la potente cosca Gallace di Guardavalle e le ingerenze nel Comune di Badolato, successivamente sciolto per infiltrazioni della ‘ndrangheta per le elezioni del 2021 decise a tavolino, registra un ridimensionamento anche in seguito all’accoglimento della questione difensiva sull’inutilizzabilità delle chat criptate Sky ECC. Questione sollevata dagli avvocati Vincenzo Sorgiovanni e Giuseppe Gervasi, difensori di Arcorace, ancora latitante.
A subire la scure delle condanne sono invece gli amministratori locali e i volti legati alla gestione dell’ente, mentre ancora pende il troncone processuale del rito ordinario che vede imputato l’ex sindaco Giuseppe Nicola Parretta. Condannati, seppur con pene inferiori alle richieste iniziali, l’ex vicesindaco Ernesto Maria Menniti (6 anni e 8 mesi) e l’ex assessora Antonella Giannini (4 anni, 5 mesi e 10 giorni). Assolto Andrea Bressi, ex assessore comunale.
Ridisegnato l’impianto iniziale della Procura
Condanne anche per alcuni esponenti della famiglia Paparo impegnati nei rapporti con l’amministrazione. Come Antonio Paparo, considerato il perno dei collegamenti con la cosca, a 8 anni e 4 mesi di reclusione, e Angelo Paparo, Nicola Paparo e Pasquale Paparo (classe ‘98), tutti condannati a 2 anni di reclusione (con pena sospesa).
La sentenza ridisegna l’impianto accusatorio iniziale formulato dalla Procura distrettuale, che aveva invocato pene severissime. L’effetto combinato dell’esclusione delle prove digitali transnazionali e della caduta dei reati associativi di tipo mafioso ha fatto scattare anche revoche di misure, se non detenuti per altro, per i personaggi coinvolti nei tronconi di narcotraffico.
L’inutilizzabilità delle chat criptate
L’aspetto più dirompente della sentenza non risiede soltanto nel bilancio numerico ma nel principio giuridico affermato in merito alle chat criptate della piattaforma Sky ECC. Per la prima volta in Italia, un giudice ha riconosciuto e blindato il “diritto di contestazione” della difesa sulle indagini informatiche transnazionali condotte dalle autorità francesi, aprendo una voragine che ora rischia di produrre un dirompente effetto domino su tutti i maxiprocessi sul narcotraffico celebrati nel Paese.
Stabilito un precedente
Fino a questo verdetto, i messaggi decriptati prelevati all’estero tramite l’Ordine europeo di indagine (Oei) venivano comunemente ammessi nei Tribunali italiani secondo il principio di reciproca fiducia tra Stati membri dell’Unione Europea e la presunzione di legittimità degli atti compiuti all’estero. L’ordinanza del gup catanzarese ha scardinato questo automatismo. La difesa ha il pieno diritto di esaminare i decreti e i verbali originali francesi alla base del buco informatico dei server. Senza questa trasparenza e senza la certezza di una regolare notifica, l’indagato non può esercitare il proprio diritto di difesa.
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Una spina nel fianco per le inchieste sui narcos
La Dda di Catanzaro aveva tentato di disinnescare la pronuncia ricorrendo in Cassazione, lamentando il rischio di violazione del principio di mutuo riconoscimento e di fiducia tra Stati membri dell’Unione Europea. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura, lasciando formalmente in piedi l’impostazione garantista della gup.
Il precedente stabilito a Catanzaro rappresenta una spina nel fianco per le Procure distrettuali di mezza Penisola. Nelle inchieste in cui i server criptati (Sky ECC o EncroChat) costituiscono l’ossatura portante o l’unica prova regina del narcotraffico internazionale e delle dinamiche associative della ‘ndrangheta, la tenuta dei dibattimenti rischia ora di vacillare. Se le chat vengono congelate o dichiarate inutilizzabili per l’impossibilità di verificare la legittimità dei protocolli esteri di acquisizione, interi castelli accusatori rischiano di dissolversi, spostando l’asse del processo non più su ciò che i narcos si scrivevano nei messaggi in codice, ma sul come lo Stato italiano ne sia entrato in possesso.
L’elenco
Di seguito il dettaglio delle decisioni del gup posizione per posizione (in parentesi le richieste del pm).
- Loredana Abate, di Isca sullo Ionio: (3 anni) assolta
- Antonio Afflitto, di Badolato: (3 anni) assolto
- Maria Altamura, di Badolato: (3 anni) assolta
- Francesco Aloi, di Guardavalle: (16 anni) assolto
- Agazio Andreacchio, di Giaveno: (6 anni) assolto
- Cosimo Andreacchio, di Guardavalle: (2 anni, 8 mesi) assolto
- Cesare Antonio Arcorace, di Aschaffenburg (Germania): (20 anni) assolto
- Giuseppe Bava, di Anzio: (16 anni) assolto
- Andrea Bressi, di Badolato: (10 anni) assolto
- Antonio Bressi, di Davoli: (2 anni, 8 mesi) assolto
- Nicola Chiefari, di Bucine: (3 anni) assolto
- Ilario Comito, di Stilo: (6 anni) assolto
- Giuseppe Antonio Fiorenza, di Badolato: (4 anni e 6 mesi) 6 anni e 8 mesi di reclusione
- Giuseppe Foti, di Stefanaconi: (8 anni) assolto
- Pasquale Franco, di Roma: (8 anni) 1 anno e 8 mesi di reclusione
- Angelo Gagliardi, di Guardavalle: (18 anni) 5 anni, 1 mese e 10 giorni di reclusione
- Bruno Gagliardi, di Guardavalle: (8 anni) 1 anno e 8 mesi di reclusione
- Antonio Galati, di Guardavalle: (6 anni) 8 mesi di reclusione
- Francesca Galati, di Guardavalle: (6 anni) 8 mesi di reclusione
- Francesco Galati, di Guardavalle: (15 anni) 1 anno, 1 mese e 10 giorni di reclusione
- Cosimo Damiano Gallace, di Guardavalle: (20 anni) assolto
- Domenico Gallelli, di Badolato: (3 anni) assolto
- Domenico Geracitano, di Guardavalle: (2 anni, 8 mesi) 2 anni e 4 mesi di reclusione
- Antonella Giannini, di Badolato: (10 anni) 4 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione
- Massimiliano Giorgio, di San Sostene: (3 anni) assolto
- Francesco Giorgi, di Bovalino: (6 anni) assolto
- Fernando Grande, di Isca sullo Ionio: (3 anni) assolto
- Gregorio Grande, di Isca sullo Ionio: (8 anni) assolto
- Saverio Grande, di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio: (3 anni) assolto
- Vincenzo Grupico, di Marina di Gioiosa Ionica: (6 anni) 1 anno e 8 mesi di reclusione
- Ernesto Maria Menniti, di Badolato: (10 anni) 6 anni e 8 mesi di reclusione
- Marco Ottaiano, di Rho: (1 anno e 4 mesi) assolto
- Angelo Paparo, di Badolato: (8 anni) 2 anni di reclusione
- Antonio Paparo, di Isca sullo Ionio: (20 anni) 8 anni e 4 mesi di reclusione
- Gregorio Paparo, di Badolato: (8 anni) assolto
- Nicola Paparo, di Badolato: (8 anni) 2 anni di reclusione
- Pasquale Paparo cl. ’92, di Badolato: (6 anni) assolto
- Pasquale Paparo cl. ’98, di Badolato: (6 anni) 2 anni di reclusione
- Rosa Maria Paparo, di Isca sullo Ionio: (3 anni) assolta
- Antonio Cosimo Perronace, di Guardavalle: (3 anni) assolto
- Ivano Piperissa, di Isca Marina: (14 anni) assolto
- Giovanni Renda, di Santa Caterina dello Ionio: (6 anni) assolto
- Giuseppe Riitano, di Guardavalle: (6 anni) 3 anni e 4 mesi di reclusione
- Moreno Rocco Riitano, di Guardavalle: (11 anni) assolto
- Carmela Russo, di Badolato: (3 anni) assolta
- Cosimo Sorgiovanni, di Monasterace: (16 anni) assolto
- Antonio Ussia, di Guardavalle: (6 anni) assolto
- Bruno Vitale, di Sedriano: (14 anni e 7 mesi) assolto
- Domenico Vitale cl. ’69, di Terricciola: (20 anni) assolto
- Domenico Vitale cl. ’76, di Guardavalle: (18 anni) assolto
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