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Prince a dieci anni dalla morte rimane un eroe dal talento unico. Si prese a sputi con Sinead O’ Connor, a Madonna e Springsteen vietò l’uso del suo bagno

  • Postato il 21 aprile 2026
  • Musica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Prince a dieci anni dalla morte rimane un eroe dal talento unico. Si prese a sputi con Sinead O’ Connor, a Madonna e Springsteen vietò l’uso del suo bagno

In pochi gli aprivano la porta di casa. Domenica mattina presto, il Testimone di Geova alle prese con il giro di proselitismo per la congregazione di St. Louis Park, Minneapolis. Una signora di mezza età fissa l’uomo che ha suonato al campanello, porgendole l’opuscolo della ‘Torre di Guardia’. “Le hanno mai detto che lei somiglia molto a Prince?”, azzarda la donna. “Molto spesso”, risponde lui. “E qual è il suo nome, figliolo?”. “Rogers Nelson”. Non è più, ormai, il peccatore con una chitarra elettrica in mano.

Nelle rare interviste che concede, The Artist Formerly Known As Prince tenta di convincere pure i giornalisti a seguirlo sul sentiero della purificazione. Porge biglietti da visita: “Quando ti sentirai pronto per la Parola di Dio chiamami a questo numero, a qualsiasi ora del giorno e della notte”. L’Onnipotente, ne era certo, gli aveva chiesto espiazione attraverso il più lacerante castigo: la nascita di un figlio deforme, frutto delle nozze con la ballerina Mayte Garcia. Il piccolo, affetto dalla rarissima Sindrome di Pfeiffer tipo 2, era venuto al mondo con gli occhi fuori dalle orbite, le ossa del cranio disposte in modo da farlo apparire un mostriciattolo. Nessun intervento avrebbe potuto porre rimedio a una simile infermità, il neonato era comunque condannato.

Quando il padre, dopo pochi giorni, abbraccia l’urna con le ceneri, decide di cancellare il proprio nome d’arte. Bastano un simbolo e l’acronimo TAFKAP, la partitura gliela detterà il Signore, mai più Satana. Che forse gli aveva fornito ispirazione per capolavori sontuosi come “Purple Rain”, “Sign O’ The Times”, “1999” “Lovesexy” e tentato di fargli pubblicare un album in cui trovare la linea di connessione di tutti gli stili possibili dei musicisti della sua gente, la gente di colore.

Il Soul, il Funk, il R&B, il Jazz, il Rap, la Dance e ovviamente il Rock, scaturito dalla frenesia di Chuck Berry e sparato nelle galassie da Jimi Hendrix, il Rock usurpato dai bianchi di Re Elvis. Ma quell’opera, che voleva intitolare “The Funk Bible”, era stata impastata dalle mani del Demonio. O dall’alter-ego femmineo di Prince, la dispettosa ‘Camille’, cui aveva già dedicato un altro lavoro rimasto inedito. Non poteva rischiare lo stesso errore con “The Funk Bible”: se ne era convinto dopo un sogno rivelatore, una “epifania spirituale”. E ne fece mandare al macero le 500 copie promozionali già stampate. Distruggetele tutte, ordinò: se ne salvò una per la disobbedienza di un tecnico. La Bibbia di Prince divenne leggenda: la si identificò come “The Black Album”, in contrapposizione al doppio “The White Album” dei Beatles. I collezionisti pagarono cifre esorbitanti per i rari bootleg, finché la Warner non lo pubblicò nel 1994, sette anni dopo l’illuminazione onirica di Prince. Il quale, sin da bambino, si era addestrato a cogliere i segni di Dio.

Da piccolo soffriva di epilessia, in sogno un angelo gli aveva garantito la guarigione. Lui, Prince, era cresciuto generando negli altri il sospetto che nel suo corpo invece di fibre, nervi e vene, vi fossero delle corde tese, in grado di generare Musica. Tutto il suo Essere riverberava Musica. Fosse stato uno scienziato, avrebbe spiegato compiutamente la teoria delle Superstringhe che legano l’armonia dell’Universo. Però, da eroe mortale, Prince aveva deciso che la sua cifra autorale ricomprendesse la Tentazione, la Carne, l’Eccesso, la Caduta nell’inferno dei sensi.

La sua figura, la sua “stage-persona”, era quella di un pansessuale eccentrico, di un dandy bistrato. Un damerino a libro paga di Belzebù. A invocarne il rogo furono, per prime, alcune Washington Wives di spicco: Tipper Gore, moglie del futuro vicepresidente sotto l’amministrazione Clinton, o Susan Baker, consorte di James, Segretario di Stato per Bush Sr. Lady Gore acquista una copia di “Purple Rain” per la figlia dodicenne e trasalisce: una canzone, “Darling Nikki”, ritrae una giovane ninfomane che si masturba con una rivista prima di trascinare Prince in un vortice orgiastico. Ne nasce uno scandalo, e una battaglia politica in odor di censura: tutti i dischi i cui testi siano sospetti di pornografia devono recare in copertina il bollino “Avviso ai genitori: contenuto esplicito”.

A metà degli anni Ottanta in America è battaglia per la libertà di espressione artistica, infuocate udienze al Congresso con audizioni di musicisti metal o del sornione Frank Zappa, tutti uniti per beffeggiare le moraliste del PMRC, il Parents Music Resource Center. A scoperchiare il verminaio dell’ipocrisia dei Baby Boomer era stato il sulfureo Prince. Che viveva con prolifica esuberanza il proprio talento creativo, con qualche oscura defaillance sul lato umano. Come quando Sinead O’ Connor andò a trovarlo a Los Angeles per farsi affidare “Nothing Compares To You”: si azzuffarono, si presero a sputi. Sinead giurò di essere stata “sequestrata” dal collega. O come quando proibì a Madonna e a Springsteen l’uso del bagno privato. Nel suo harem transitavano veneri come Apollonia o Sheila E.: finché altre protegé, Wendy & Lisa, ostentarono il loro lesbismo.

Prince, che le aveva ingaggiate nella sua band The Revolution, andò fuori di testa. Sosteneva che l’omosessualità delle due ragazze “offendeva Dio”. Percepiva, lui, che il Padreterno gli stesse dando la caccia, voleva fargli pagare l’esistenza dissoluta. Nel 1996 figlioletto Amiir ne sarebbe stata la prova. Cosa fare, a quel punto? Redimersi, pentirsi. Senza buttar nella spazzatura gli sterminati archivi dove prosperavano i semi del Genio: di tanto in tanto emerge qualcosa. Oggi, nel decennale della sua scomparsa, spunta la versione digitale di “With This Tear”, una struggente ballata registrata negli studi di Paisley Park nel ’91.

L’anno dopo, Celine Dion ne avrebbe pubblicata una credibile versione. “With This Tear” è solo il primo scampolo di una serie di incisioni di Prince previste per il 2026, volte a ricomporre un altro dei suoi album perduti. Dal 3 al 7 giugno tra Paisley Park e downtown Minneapolis si terrà un raduno globale per celebrare l’eredità dell’inarrivabile enfant du pays. Al quale non aprivano la porta, in quelle domeniche da Testimone di Geova. Anche l’ascensore di casa non si era spalancato, quando TAFKAP stramazzò sul pavimento, stroncato dall’abuso di Fentanyl assunto come antidolorifico. Era il 21 aprile 2016.

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Il Fatto Quotidiano

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