Primarie campo largo, il piano shock di Speranza è: non farle (troppo pericolose per il PD)
- Postato il 26 agosto 2026
- Di Panorama
- 0 Visualizzazioni
- 4 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Sin dai tempi del Covid, Roberto Speranza manifesta uno straordinario talento: ha la capacità di rendere manifeste le verità oscure e piccine di cui la sinistra si vergogna.
Egli si assume compiti di cui nessun altro si farebbe carico, se non altro per timore di perdere la faccia e il rispetto degli elettori (cose che il nostro ha probabilmente smarrito da tempo, il che gli rende l’operato meno gravoso). In cambio di questo singolare servizio offerto alla causa, l’ex ministro della Salute si guadagna ogni volta il suo posticino in Parlamento, dove altrimenti non avrebbe alcuna possibilità di approdare. Ieri lo scienziato politico di Potenza, tramite il Corriere della Sera, ha superato sé stesso, fornendo prova di due qualità che aveva già fatto intuire in passato: ha mostrato lo stesso amore per la democrazia esibito durante la pandemia e lo stesso fiuto politico dimostrato quando si spese per la vittoria di Kamala Harris alle elezioni americane.
Lo stop ai gazebo e il nodo dell’alleanza
La sua conversazione con il quotidiano di via Solferino, Speranza l’ha iniziata seppellendo le primarie, cioè il meccanismo che ha dato i natali al Partito democratico. «Sono un errore politico e vanno evitate. Ci stiamo scivolando dentro senza aver ragionato fino in fondo sul significato e sulle conseguenze politiche ed elettorali», ha detto. Poi, forse senza rendersene conto, ha certificato la strutturale debolezza del fronte progressista: «La convergenza tra Pd e M5s è la premessa essenziale per ogni ragionamento sull’alternativa, ma i numeri dicono che non basta. Riconosco il prezioso lavoro di Avs e considero urgente la costruzione di una proposta di centro capace di parlare agli elettori moderati». Come a dire: saranno anche simpatici gli amici Bonelli e Fratoianni, ma con questi non andiamo lontano (saranno contenti gli alleati).
Subito dopo, Speranza ha fatto capire che a sinistra ci sono dei bei problemi: «Il mio grande timore non è tanto legato alla campagna per le primarie, che pure si annuncia molto divisiva […]. I due principali candidati sono i leader dei due partiti più grandi. Sono figure autorevoli e capaci di mobilitare al massimo i rispettivi elettorati, ma dobbiamo chiederci cosa accadrà tra gli elettori della forza il cui leader non vincerà le primarie.
C’è un rischio oggettivo di ridurre il livello di mobilitazione in vista delle elezioni. Il Movimento 5 stelle, perché ha un elettorato meno tradizionale che potrebbe arrivare alle Politiche disorientato da una leadership espressione di un altro partito. Ma anche nel Pd ci sono sensibilità che potrebbero vivere con disagio un leader che non è il proprio. Rischieremmo di avere primarie durissime e divisive, con il risultato di ridurre la nostra capacità di mobilitare l’elettorato in vista dell’appuntamento che conta davvero».
L’invenzione del candidato simbolico
Capito? Vogliono fare il campo largo, ma a ciascuno dei partiti questo campo sta troppo stretto, perché non vogliono che a comandare siano altri.
Le primarie potrebbero risultare dunque «un clamoroso autogol». Che fare allora?
Ecco l’idea geniale: «Basterebbe fare una scelta simbolica, come un neo diciottenne o un anziano partigiano». Davvero strepitoso. Probabilmente è la prima volta nella storia italiana (e forse non solo) che un politico teorizza apertamente l’utilizzo di un candidato fantoccio. Speranza, in buona sostanza, suggerisce prima di abolire le primarie, poi di far votare ai suoi elettori un nome di paglia, una figurina che chiaramente non andrà a governare ma che potrà fornire da specchietto per le allodole.
Intendiamoci: non è una trovata originalissima. Sono anni che a sinistra usano questo stratagemma per attrarre consensi, come dimostrano il caso Soumahoro e simili. Ma nessuno era mai arrivato a proporre una gabola tanto plateale.
Il riflesso condizionato della gestione politica
In pratica, gli italiani progressisti dovrebbero perdere la possibilità di scegliere il capo tramite consultazione primaria perché rischiano di vedere con chiarezza le fratture nella coalizione. Poi dovrebbero correre a votare un nome farlocco in attesa che i capibanda dei partiti si accordino tra loro per stabilire ruoli e pesi di ciascuno. Se non siamo al lockdown elettorale, poco ci manca. Come vedete, è il solito Speranza: un uomo convinto che gli italiani siano dei bambocci a cui è meglio non dare il minimo spazio di autogestione o di libera scelta. Meglio che i compatrioti siano guidati da un sapiente timoniere, e se non si può obbligarli a forza come fatto in passato, tocca provare a ingannarli.
Ancora come in era Covid, però, sarebbe assurdo pensare che Speranza abbia escogitato tutto ciò da solo, equivarrebbe a sovrastimarlo. Egli semplicemente si fa portavoce di istanze che arrivano dai piani superiori, ma che nessun altro è disposto a esplicitare con altrettanta sfacciataggine. È piuttosto evidente che il loro Speranza sia emanazione della segretaria del Pd. Elly Schlein sa benissimo che le primarie sono un terreno palustre e pericolosissimo: lei stessa è divenuta segretaria sconfiggendo Stefano Bonaccini (indicato dal partito) sfruttando la collaborazione dei 5 stelle. Dunque vuole guardarsi bene dal ripetere l’errore, rischiando magari di perdere la leadership della coalizione a favore di Giuseppe Conte, il quale da qualche settimana si atteggia già a Gran condottiero progressista.
Per l’ennesima volta, dunque, Speranza agisce per conto terzi, si fa volenteroso parafulmine delle miserie altrui. Il che non dice nulla di nuovo su di lui ma dice molto, quasi tutto, sulla sinistra.