Presunti fondi ad Hamas, Hannoun scrive ai giudici : “Noi dalla parte dei palestinesi oppressi, spero in un accertamento obiettivo dei fatti”
- Postato il 20 luglio 2026
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- Di Genova24
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Un importante intervento legale riguarda presunti trasferimenti di fondi verso organizzazioni palestinesi. Hannoun si rivolge direttamente alla magistratura ribadendo il proprio impegno a favore della popolazione palestinese oppressa e chiedendo un'indagine trasparente e imparziale. La comunicazione ai giudici mira a chiarire la posizione dell'interessato e garantire un accertamento rigoroso dei fatti, evidenziando l'importanza della corretta interpretazione delle prove nel procedimento in corso.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Genova. “Come associazione Abspp abbiamo scelto di collocarci dalla parte delle vittime, degli oppressi e di quanti rivendicano il riconoscimento dei propri diritti fondamentali. In questo senso, ci siamo sempre identificati con le aspirazioni del popolo palestinese alla libertà, all’autodeterminazione e alla piena tutela dei diritti riconosciuti dal diritto internazionale”. Lo scrive in una lettera indirizzata ai giudici della Cassazione da Mohammad Hannoun, il 64enne palestinese in carcere dal 27 dicembre per accusato di aver finanziato Hamas attraverso l’associazione Abspp.
Hannoun è recluso nel carcere di alta sicurezza di Terni. Il prossimo 9 ottobre la Corte di Cassazione dovrà nuovamente pronunciarsi sulla richiesta di scarcerazione chiesta dai suoi legali, Dario Rossi e Fabio Sommovigo, dopo che già una volta di Ermellini avevano annullato con rinvio l’ordinanza del tribunale del Riesame di Genova. I giudici genovesi però hanno ribadito che Hannoun (e, con lui, Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud) devono restare in carcere, ma la potrebbe ribaltare la decisione dopo l’estate.
“La solidarietà, la beneficenza e l’assistenza umanitaria costituiscono la ragione stessa della nostra esistenza associativa – ribadisce l’architetto e attivista – nella convinzione di contribuire, sia pure in misura limitata, ad alleviare le sofferenze di una popolazione sottoposta a condizioni estremamente difficili”. Se queste attività, prosegue Hannoun “dovessero essere interpretate come elementi di ‘terrorismo’, non potrei che ribadire la coerenza delle mie convinzioni e delle mie azioni”.
Nella lettera vengono spiegati in dettaglio i progetti umanitari dell’associazione che possono essere suddivisi in tre tipologie di attività: anzitutto “programmi di adozione a distanza destinati a bambini rimasti orfani a causa delle operazioni belliche israeliane, finalizzati a garantire sostegno economico, assistenza sanitaria e migliori opportunità di crescita e formazione”. In secondo luogo “iniziative di supporto al sistema scolastico palestinese, mediante la fornitura di materiale didattico e il sostegno a percorsi di istruzione superiore e universitaria per studenti palestinese”, Infine “attività di assistenza alle fasce più vulnerabili della popolazione, attraverso la distribuzione di pasti caldi, pacchi alimentari, kit igienici e contributi economici destinati a soddisfare bisogni essenziali”. Tutte attività, ribadisce il presidente dell’Associazione palestinesi in Italia che sono sempre state svolte “nella massima trasparenza e nel pieno rispetto delle leggi italiane, delle norme internazionali”.
La lettera si conclude con a richiesta ai giudici della Cassazione: affinché “prevalgano i principi del diritto, l’accertamento obiettivo dei fatti e il rispetto delle garanzie fondamentali proprie dello Stato di diritto” e un appello finale: “Restiamo umani”.
Intanto la procura di Genova si prepara a chiudere le indagini. A fine dicembre infatti, indipendentemente dalla decisione della Cassazione sulle richieste di scarcerazione, scadranno i termini per la custodia cautelare che potranno essere essere rinnovati sono con il rinvio a giudizio.