Presidi, meno reggenze ma carichi di lavoro record: “Un dirigente che lavora in due scuole costa meno, ma a pagare sono studenti e docenti”
- Postato il 31 agosto 2026
- Scuola
- Di Il Fatto Quotidiano
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Saranno 300 quest’anno le reggenze, ovvero gli incarichi temporanei affidati a presidi titolari di un’altra scuola. Si tratta di un netto miglioramento rispetto a dieci anni fa, quando erano quasi 1750. Però c’è un problema che diventa sempre più grave: molte scuole sono state accorpate e quindi i dirigenti si devono occupare di più istituti nello stesso momento. Si tratta di scuole “complesse” per gli uffici ministeriali, il che significa che in media a ogni preside sono assegnate 5,4 sedi (contro le 4,9 del 2015).
Gli istituti a complessità maggiore nel giro di due anni sono passati dal 23% al 27% e solitamente si trovano nelle province più popolose: a Milano sono il 29%, a Roma il 19% e a Napoli il 17%. Il primato però spetta a Vibo Valentia con il 71%, seguita da Pavia (69%) e da Imperia (60%). All’ultimo posto c’è Trieste con il 6,1%. In generale, invece, a livello regionale – per il Sole24Ore – i territori della Liguria e del Piemonte (a esclusione di Verbano-Cusio-Ossola) registrano un risultato superiore alla media italiana.
Un’altra questione è la mobilità. Come sottolinea Paola Bortoletto – la presidente dell’Andis (Associazione nazionale dirigenti scolastici) – al Fatto Quotidiano.it: “Dal Veneto, per fare un esempio, se ne sono andati almeno una ventina di presidi per raggiungere le proprie famiglie al Sud”. Il segretario della Uil Scuola Giuseppe D’Aprile non è per nulla soddisfatto: “Il contingente autorizzato quest’anno è insufficiente. Sono 365 posti (di cui 19 destinati ai trattenimenti in servizio) a fronte dei 382 richiesti dal Ministero. Ogni istituzione scolastica che resta senza un dirigente titolare rischia di trasformarsi in una reggenza. L’autonomia scolastica non può funzionare pienamente senza una dirigenza stabile e presente. Occorre coprire tutti i posti disponibili e superare il ricorso alle reggenze, che devono tornare ad essere una soluzione eccezionale”.
Quello delle reggenze infatti è un sistema adoperato dallo Stato per risparmiare: “Un dirigente che lavora in due scuole costa molto meno di un preside da assumere” spiega Bortoletto. “Ci sono capi di istituto che si candidano volentieri all’incarico di reggenza per guadagnare 800-900 euro in più al mese. Il tutto a danno di studenti e docenti” continua. A strizzare l’occhio ai presidi è Ivana Barbacci, la segretaria generale di Cisl Scuola: “Sollecitiamo l’apertura immediata, anche per l’area della dirigenza, delle trattative per il rinnovo del Ccnl del triennio 2025-2027, per un’ulteriore valorizzazione anche retributiva dei dirigenti. Dal dimensionamento attuato in base agli impegni assunti con il Pnrr derivano risparmi che le norme consentono di destinare a un incremento del Fondo unico nazionale dei dirigenti e dell’indennità dei Dsga. Chiederemo al ministero di fare il punto con urgenza e con la massima chiarezza su queste risorse, di cui al momento si rischia di perdere le tracce”.
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