Potenza, maxi-inchiesta, i segreti della cricca dei Lopiano
- Postato il 10 ottobre 2026
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Il Quotidiano del Sud
Potenza, maxi-inchiesta, i segreti della cricca dei Lopiano
Maxi-inchiesta a Potenza, la doppia anima di un cartello criminale in azione tra colletti bianchi e spedizioni punitive. I segreti della holding Lopiano
Dagli uffici bancari ai subappalti imposti al grido di «lo metto nel cemento»: ecco i segreti della holding Lopiano. Non si trattava di una semplice truffa, dietro l’abito buono dei colletti bianchi e i finti contratti per depredare i fondi regionali della Basilicata si nasconde la spietata ferocia di una cricca pronta a tutto. Il sacco invisibile dei fondi regionali si muoveva su binari opposti rispetto alla brutalità dei cantieri, sostituendo le minacce di strada con un’architettura silenziosa di contratti fittizi e sponde bancarie compiacenti.
MAXI-INCHIESTA A POTENZA, I SEGRETI DELLA HOLDING LOPIANO
Gli inquirenti della Procura hanno sollevato il velo su una sofisticata linea operativa del sodalizio guidato da Antonio Lopiano: un circuito di reati societari nato per drenare il denaro pubblico e ripulirlo attraverso canali commerciali insospettabili. Dietro l’abito buono dei colletti bianchi, la spavalderia criminale del gruppo manteneva intatta la propria spietata matrice predatrice: nelle intercettazioni più dure dell’ordinanza, per blindare l’egemonia sui cantieri e punire chiunque tentasse di opporsi alla spartizione occulta degli appalti nel capoluogo, gli indagati non esitavano a ricorrere a espressioni di puro stampo mafioso, arrivando a dire esplicitamente di un avversario: «Lo metto nel cemento».
Una violenza verbale speculare a una precisa e matematica dottrina estorsiva. Intercettato mentre dialogava con la compagna convivente Federica Anna Stenta, lo stesso Antonio Lopiano teorizzava infatti quella che il GIP Antonello Amodeo ha definito una vera e propria “tassa sulla vita altrui”, considerata alla stregua di un diritto acquisito: «…che tu mi dai 50 euro al giorno, faccio un esempio, e te li levi tu che ne prendi 200 al giorno, mi dai cinquanta euro a me».
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TRA FOLCLORE LOCALE E TRADIZIONI RELIGIOSE
Tra fatturazioni fittizie e complicità negli istituti di credito cittadini, gli accertamenti patrimoniali dei Carabinieri hanno persino documentato come i flussi di denaro sporco siano rimasti temporaneamente congelati a causa delle storiche tradizioni religiose della comunità potentina, svelando un inedito spaccato in cui la cronaca giudiziaria si intreccia con il folclore locale. Il fulcro di questo retroscena contabile e societario – custodito nei capi d’imputazione che vanno dalla malversazione di erogazioni pubbliche, usura, favoreggiamento personale, ricettazione aggravata, tentato riciclaggio fino alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche – ruota attorno alla scientifica pianificazione finanziaria utilizzata per depredare il bando “Fondo Microfinanza FSE+ 2021-2027”, lo strumento agevolato varato dalla Regione Basilicata e gestito dalla società in house Sviluppo Basilicata S.p.A. per sostenere i cittadini disoccupati in stato di indigenza.
IL FONDO MICROFINANZA
Se le prime cronache hanno accennato genericamente alla distrazione dei trentaseimila euro concessi all’impresa di Carlo De Angelis, i faldoni giudiziari svelano il reale e inedito modus operandi del reato societario. De Angelis ha incassato l’erogazione pubblica senza mai avviare alcuna reale attività d’impresa, appropriandosi indebitamente di ventiseimila euro attraverso un meccanismo ingegneristico: la sottoscrizione di un contratto di locazione immobiliare totalmente fittizio con il proprietario Carlo Coviello, un atto cartolare durato esclusivamente il tempo strettamente necessario a incassare i fondi regionali e aggirare i controlli degli ispettori regionali. Il denaro pubblico, una volta sottratto alla sua finalità sociale, doveva essere ripulito per giustificare la retrocessione della quota di diecimila euro spettante ad Antonio Lopiano quale prezzo per l’intermediazione abusiva.
IL SOFISTICATO SISTEMA DI TENTATO RICICLAGGIO
Le indagini dell’Arma dei Carabinieri hanno scoperto che il cartello aveva pianificato un sofisticato sistema di tentato riciclaggio affidandosi alle competenze commerciali di Gerardo Vaccaro. L’accordo societario prevedeva che la ditta di Vaccaro emettesse una o più fatture false aventi ad oggetto servizi pubblicitari e prestazioni professionali di fatto mai eseguiti in favore del sodalizio, creando una fittizia pezza d’appoggio contabile per mascherare e dissimulare la provenienza delittuosa della somma.
Questo specifico reato societario è rimasto allo stadio di mero tentativo solo a causa di un imprevisto cambio di rotta del promotore principale: Lopiano, pressato dalla necessità impellente di ripianare i debiti bancari della compagna, ha modificato la strategia criminale all’ultimo secondo, esigendo da De Angelis l’esecuzione di un bonifico bancario istantaneo e diretto sul proprio conto corrente Postepay, abbandonando la più lenta triangolazione delle fatture pubblicitarie. Questa imponente distrazione di capitali pubblici ha trovato una sponda operativa essenziale e qualificata all’interno dei canali bancari tradizionali del capoluogo.
MAXI-INCHIESTA A POTENZA, L’ISTITUTO DI CREDITO BANCARIO COINVOLTO
L’ordinanza del Gip individua con precisione l’istituto di credito coinvolto nel transito delle somme illecite: si tratta della filiale potentina della BdM (Banca del Mezzogiorno), presso la quale operava l’impiegato Pietro Metastasio, attinto da una richiesta di custodia cautelare integrativa per il reato di ricettazione aggravata. I documenti investigativi provano che l’operatore bancario, nonostante fosse stato messo formalmente e pienamente al corrente della natura illecita e fraudolenta dell’operazione finanziaria a monte, ha prestato la propria opera professionale per far eseguire materialmente il bonifico dal conto aziendale di De Angelis a quello di Lopiano, agevolando l’evasione dei controlli anti-riciclaggio interni.
I CANALI VIOLATI DA LOPIANO
Gli stessi canali della Microfinanza regionale sono stati violati da Lopiano attraverso un secondo e autonomo reato societario: l’utilizzo del prestanome Giovanni Cervi per truffare nuovamente Sviluppo Basilicata, ottenendo ulteriori trentaseimila euro pubblici destinati all’avvio della stessa “Polleria Etnea” di via Mazzini, trasformando un esercizio commerciale in un hub per le frodi comunitarie. La doppia anima della cricca riaffiorava puntualmente ogniqualvolta i meccanismi burocratici o le pretese familiari subivano un rallentamento. Le microspie della Procura hanno infatti documentato come la pianificazione finanziaria a tavolino potesse trasformarsi, in pochi istanti, in un ordine di aggressione fisica contro i quadri intermedi delle strutture sanitarie.
LE PRESSIONI SULL’OSPEDALE SAN CARLO
È il caso delle pesanti pressioni esercitate per condizionare la gestione dei servizi interni all’ospedale San Carlo; quando le pretese di Lopiano per ottenere uno scatto di carriera e un aumento salariale in favore del figlio Luigi (dipendente del comparto) si sono scontrate con i dinieghi dei vertici, i faldoni d’indagine hanno registrato la pianificazione di una vera e propria spedizione punitiva. «Un altro che deve abbuscare è Mario Bonavoglia», sentenziava con freddezza Lopiano al telefono, individuando nel rappresentante del Consorzio servizi lucano il prossimo bersaglio da colpire duramente per piegare la resistenza dell’amministrazione ospedaliera. In questo scenario dominato da giochi contabili, colletti bianchi e repentine fiammate di violenza, l’attività investigativa della Procura ha registrato anche una singolare curiosità di colore locale che mostra come la vita quotidiana della comunità si sia intrecciata con le indagini sul racket.
IL CASO DELLA PARATA DEI TURCHI
Nelle querele iniziali che hanno dato il via al filone della raccolta degli abiti usati, l’imprenditrice Paola Olivieri giustifica ai Carabinieri della Stazione di Sambuceto un improvviso ritardo nella consegna di una delle tranche di mazzette pretese da Lopiano e dall’ex consigliere Rocco Quaratino. Nel verbale depositato l’imprenditrice mette a referto un aneddoto curioso: il 29 maggio 2023 non si era potuta recare fisicamente nel capoluogo lucano poiché l’intera città era paralizzata e militarizzata per lo svolgimento della storica sfilata patronale della “Parata dei Turchi”.
Il blocco stradale e la festa cittadina hanno così involontariamente congelato per giorni il passaggio dei contanti diretti ai corruttori, costringendo Lopiano a sfogarsi al telefono con messaggi espliciti per esigere il saldo subito dopo la fine delle celebrazioni. Una pagina inedita che svela come la cricca, per anni, abbia tentato di blindare la propria impunità attraverso una fitta rete di sponde bancarie, fatturazioni fittizie e silenzi commerciali, interrotta solo dal lavoro certosino dei magistrati distrettuali.
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