Ponte Morandi, Castellucci dal carcere: “Il dolore per la tragedia non mi lascerà mai, ma io ho agito sempre per il meglio”
- Postato il 20 aprile 2026
- Copertina
- Di Genova24
- 0 Visualizzazioni
- 4 min di lettura

Genova. “Il dolore per le le vittime, per i loro amici e famigliari che ha accomunato tutta una collettività l’ho sentito sulle mie spalle fin dal primo momento, non mi ha mai lasciato e mai mi lascerà”. Ha concluso così, con la voce incrinata dalla commozione l’ex amministratore di Aspi Giovanni Castellucci le sue dichiarazioni spontanee nella 281° udienza che di fatto chiude il processo Morandi che lo vede imputato insieme ad altre 57 persone per il crollo che ha provocato 43 vittime.
Castellucci ha parlato per circa tre ore, un discorso a braccio, in cui si è difeso da ogni accusa ribadendo in sostanza di aver sempre fatto tutto al meglio e di non aver mai avuto responsabilità tecnica rispetto al viadotto Polcevera. Tre ore in cui talvolta ha ribadito che erano altri ad avere questi compiti mentre lui si è sempre preoccupato di “mettere nelle condizioni migliori per poter lavorare e prendere decisioni”.
“Io non presi mai in carico il Polcevera ma diedi un indirizzo sulla base di un’idea di fondo: se il retrofitting andava prima o poi fatto fatto, la mia idea era banale, e cioè ‘facciamolo’, ma era un’idea su basi non tecniche” ha detto ma ha ribadito di non aver mai avuto responsabilità operativa rispetto al viadotto crollato: “Fare l’ad è una cosa fare il capo di una struttura tecnica un’altra”.
Le prime indicazioni fornite da Castellucci rispetto a intervenire con un intervento strutturale sul viadotto Morandi risalgono al 2010 “ma senza una necessità percepita dai tecnici la mia raccomandazione era isolata” ha aggiunto Castellucci che ha ricordato che nessuno degli esperti coinvolti negli anni aveva espresso allarme sulle condizioni del viadotto. “Il mio assegno in bianco dato ai tecnici non aveva necessità di essere incassato subito in assenza di allarmi”. Per l’ex ad di Aspi “è questa è tragica realtà di questa vicenda, ma è “una realtà che per accusa non è accettabile e quindi la mia colpa delle essere trovata in altro, nell’avidità, nella spregiudicatezza di cui parla l’accusa che trasforma ogni mia raccomandazione piana in un elemento sospetto”.
“Dopo anni di lettura di atti e documenti – ha spiegato l’ex manager – penso ancora di aver messo i tecnici nella condizione di poter lavorare al meglio, di aver messo la sicurezza davanti al profitto e di aver creato multiple occasioni perché chi avesse avuto dubbi potesse parlarne con me ma di dubbi non ne ho trovati nei 70tera di memoria che racchiudono gli atti di questo processo”.
Per Castellucci, tesi condivisa dalle difese di tutti gli imputati quello del ponte Morandi era “un difetto subdolo e difficile, come un tumore senza sintomi fino al giorno del crollo”. Per Castellucci “quelli che avrebbero potuto sollevare dubbi purtroppo non lo fecero mai” ha detto in riferimento ad esperti esterni che negli anni furono incaricati di indagini tecniche sul ponte ma “la coscienza di aver fatto più di quello che si chiede a un amministratore delegato non attenua il peso della tragedia”.
Non sono le prime dichiarazioni spontanee di Castellucci, che non si e’ voluto sottoporre a interrogatorio. A marzo 2025 l’ex manager era venuto a Genova e aveva parlato per cinque ore. Oggi nella 281° udienza prima della sentenza, è intervenuto per la prima volta dal carcere difendendo il suo operato ai vertici di Aspi ribadendo di non avere mai avuto compiti operativi: “Ho fatto il direttore generale solo per 4 mesi e in quei mesi ho fatto sei riunioni plenarie su 25 argomenti che riguardavano tutte come fare e spendere e non come risparmiare”.
“La sicurezza è stata sempre al cento della mia attenzione – ha detto più volte – Mi facevo mandare i report di ogni incidente grave perché volevo capire. Mi consideravano ossessivo ma ho sempre cercato di fare tutto al meglio. Non sono mai stato una persona distratta e non mi riconosco in quello che mi vuole attribuire l’accusa ovvero una scarsa attenzione alla sicurezza né tantomeno sono una persona avida”.
Oggi nell’aula magna del tribunale di Genova si tiene quella che dovrebbe essere a tutti gli effetti l’ultima udienza del processo, anche se il collegio ha preannunciato nelle scorse settimane che fisserà udienza a fine maggio per indicare la data della sentenza di primo grado. del processo-monstre durato quattro anni.
Data che in molti auspicano possa essere fissata prima dell’ottavo anniversario del crollo (14 agosto 2026) a cominciare dai famigliari delle vittime. Oggi la presidente del comitato ricordo Vittime del ponte Morandi Egle Possetti ha detto: “Lo speriamo tanto”. Possetti ha definito “debole” la difesa di Castellucci, “una difesa disperata che cerca di scaricare su altri la responsabilità”.