Poliziotti infedeli vendevano dati segreti di vip e calciatori: scoperto il mercato illegale delle banche dati pubbliche
- Postato il 13 maggio 2026
- Cronaca
- Di Blitz
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Oltre un milione di accessi abusivi alle banche dati delle forze di polizia, dell’Inps e dell’Agenzia delle Entrate. È quanto emerso dalla maxi inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli, che ha portato all’emissione di numerose misure cautelari tra arresti in carcere, domiciliari e obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Secondo gli investigatori, i dati sottratti illegalmente riguardavano informazioni sensibili di imprenditori, personaggi dello spettacolo, calciatori, ex sportivi e cantanti famosi.
Le informazioni venivano poi cedute a società e agenzie private attraverso un vero e proprio sistema organizzato di compravendita. Gli inquirenti hanno ricostruito l’esistenza di un tariffario dettagliato, conservato anche su file Excel, con prezzi che variavano a seconda della banca dati consultata. Per un accesso ai dati Inps, Poste o Agenzia delle Entrate si pagavano tra i 6 e gli 11 euro, mentre le informazioni provenienti dagli archivi delle forze di polizia potevano arrivare fino a 25 euro per singolo accesso.
L’organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, aveva ramificazioni in diverse città italiane tra cui Napoli, Roma, Ferrara, Belluno e Bolzano. I reati contestati comprendono accesso abusivo a sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
Le indagini della Procura di Napoli e il ruolo della Polizia Postale
L’inchiesta è stata coordinata dal gruppo cyber della Procura di Napoli guidato dall’aggiunto Vincenzo Piscitelli, con il supporto operativo della Polizia Postale e della Squadra Mobile. Fondamentale anche il contributo della Direzione nazionale antimafia, che ha consentito agli investigatori di collaborare con altre procure italiane, tra cui quella di Milano.
Durante una conferenza stampa, il procuratore Nicola Gratteri ha spiegato che gli investigatori sono riusciti a sequestrare un server nel nord Italia utilizzato per convogliare e gestire i dati sottratti illegalmente. Secondo Gratteri, il fenomeno non rappresenterebbe un caso isolato ma una pratica diffusa anche in altre aree del Paese.
Il procuratore aggiunto Piscitelli ha sottolineato come gli investigatori siano riusciti a identificare i pubblici ufficiali coinvolti nelle violazioni delle banche dati. Le indagini hanno inoltre evidenziato l’esistenza di un mercato particolarmente redditizio legato alle informazioni riservate, considerate ormai una merce di grande valore economico.
Gli accessi sospetti e il mercato delle informazioni riservate
Determinante per lo sviluppo dell’inchiesta è stata l’analisi degli accessi anomali effettuati da alcuni agenti di polizia. Il capo della Squadra Mobile, Mario Grassia, ha spiegato che due operatori avrebbero effettuato centinaia di migliaia di consultazioni senza alcuna motivazione di servizio. Uno avrebbe superato i 600mila accessi abusivi in due anni, mentre un secondo agente avrebbe effettuato oltre 130mila interrogazioni sospette.
Le successive perquisizioni hanno consentito di individuare le società private che acquistavano le informazioni sottratte illegalmente. Gli investigatori del Centro operativo per la Sicurezza cibernetica, postale e delle comunicazioni sono riusciti a ricostruire i flussi informatici e a risalire ai responsabili dell’attività illecita.
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