Politica, letteratura, cinema: l'Italia vista dai campi da calcio
- Postato il 11 gennaio 2026
- Cultura
- Di Libero Quotidiano
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Politica, letteratura, cinema: l'Italia vista dai campi da calcio
Franco Battiato diceva, in un suo brano, «lo sai che più s’invecchia, più affiorano ricordi lontanissimi». Giorgio Simonelli, storico che da molti lustri dispensa, nel programma Tv Talk, commenti televisivi adamantini, è niente affatto attempato: è un giuvnòt vercellese gravido di vitalità, né più né meno di quando giuvnòt lo era per anagrafe.
L’entusiasmo con il quale seguita a vivere il football, da tifoso (milanista inveterato) prima che da studioso, è contagioso. Lo riverbera nello scritto, ogniqualvolta (e negli ultimi anni gli capita di frequente) scrive un libro sul tema. Non si sa se abbia dei trascorsi da atleta sul manto erboso, ma sappiamo che il suo volume Vai piedone vai! Come i media hanno raccontato il mondo del calcio. Storie celebri e sconosciute dentro e fuori dal campo (Manni Editore, pagg.112) è un viaggio godibile dentro a uno sport che è l’autobiografia di molte nazioni, compresa la nostra.
Il primo capitolo si concentra su questa curiosa (e a tutt’oggi inesplicabile) predisposizione di molti leader della sinistra a tifare Juventus. Accadde pure a Togliatti. Allorché dei sediziosi volevano irrompere durante un Juve-Real Madrid per protesta contro la squadra franchista, li liquidò con un paternalistico: «Compagni, non facciamo stupidaggini», chiedendo pure alla Federazione di procurargli biglietti. Si parla poi di Pedro Manfredini che faceva impazzire i tifosi giallorossi, e dunque il romanistissimo Gassman de I mostri, che accompagnava le prodezze del sudamericano con l’esortazione a squarciagola «Vai, piedone vai!» (che dà il titolo al libro).
Le gesta di Manfredini, in un film argentino di alcuni anni fa, fungevano da calamita per un assassino che, tallonato dalla polizia, si faceva beccare allo stadio mentre tifava il suo idolo. Ciò non avviene solo nella finzione: leggenda vuole che Graziano Mesina, nell’Anno Domini dello scudetto del Cagliari, si travestisse nelle fogge più impensate pur di assistere ai rimbombi del tonitruante GiggiRivva, così come in tempi recenti Almasri, capo della polizia libica con mandato di cattura spiccato dall’Aja, si è fatto ammanettare dopo essersi gustato la sua Juventus allo Stadium.
Viene raccontata la recente intitolazione dello stadio di Lodi alle sorelle Boccalini, che negli anni Trenta fondarono la prima squadra di calcio femminile (con buona pace di Fulvio Bernardini, artefice da allenatore degli scudetti storici della Fiorentina e del Bologna, il quale nel ’74 non riusciva a “immaginare una donna alle prese con uno stop di petto”), e la vicenda delle molte sfighe che la Coppa in oro massiccio, voluta nel ‘30 dal presidente della Fifa Jules Rimet come trofeo per i vincitori dei Mondiali, subì nel corso del tempo, sino all’epilogo di una teppaglia di brasiliani che fuse quei 1800 grammi d’oro in lingotti, rivendendoli per 15.000 dollari.
Compare Maradona “dell’Incoroneta”, cervello in grado di mettere a segno gol inauditi, nonché facitore di miracoli su cui la scienza non può e non deve metter bocca (come quella volta che, mentre i compagni fuggivano da un acquazzone, egli rimase sotto l’acqua palleggiando una goccia gigante dispensata da Giove Pluvio), e affiora Pasolini, che il calcio lo visse da giocatore (mal digerì il 5 a 2 della troupe di Novecento contro la troupe di Salò, viziato dal sospetto che Bertolucci avesse infilato dei professionisti, come il giovanissimo Ancelotti, spacciandoli per maestranze del suo film), da intellettuale (l’articolo sul calcio come ultima manifestazione del sacro) e da regista (in Comizi d’amore interpellava su tematiche legate all’eros i campioni del Bologna, sua squadra del cuore). Rivera sul tram con Beppe Viola e Carosio che, voce dal sen fuggita, si lasciò (forse) sfuggire un commento inopportuno su un etiope; il fantasma di Cantona che incoraggia un loser in un film di Ken Loach e la grandeur di Abramovic, il quale comperato il Chelsea puntò gli occhi su Hyde Park, di proprietà della Corona, come nuovo centro sportivo: «Facciamo un’offerta alla Regina» fu la sua chiosa, indirizzata a chi si ingegnava a fargli tornare il senno.
Un mondo, quello rievocato da Simonelli, in cui mancando “l’amalgama” al Catania, il presidente storico Massimino rassicurava dicendo: «Non è un problema, lo compriamo a novembre». Un mondo dove Bobo Vieri, interpellato da un cronista che sunteggiava il suo esordio felice all’Atletico Madrid con l’espressione «veni vidi vici», a lui rispondeva, schermendosi: «Scusi, no hablo español».
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