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Pogacar ha già ipotecato il Tour, ma polemizza sul calendario: "Qui fa troppo caldo". E intanto l'Italia è scomparsa

  • Postato il 13 luglio 2026
  • Di Virgilio.it
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In sintesi

Nella prima settimana del Tour de France 2024, Tadej Pogacar consolida la sua supremazia e già domina la classifica generale. Il fenomeno sloveno critica però le condizioni meteo critiche e il calendario della corsa. Nel frattempo, il dominio delle volate vede Merlier protagonista, mentre la delegazione italiana fatica: solo Filippo Ganna rappresenta degnamente i colori azzurri. L'assenza di altri competitor italiani rilevanti evidenzia il divario con le squadre europee di vertice.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Pogacar ha già ipotecato il Tour, ma polemizza sul calendario: "Qui fa troppo caldo". E intanto l'Italia è scomparsa

È la corsa che fa record di incassi e rende ricco chi staziona nei piani alti della classifica (quindi principalmente la UAE Team Emirates XRG, che a livello di montepremi nelle prime 9 tappe s’è presa più della metà della fetta totale…), ma il Tour de France 2026 rischia di aver già emesso il suo verdetto più importante a nemmeno metà della strada percorsa. Tutta colpa (o merito) di Tadej Pogacar e dello straordinario contorno che il team gli ha messo accanto, tale da rendere la sua superiorità ancora più marcata e indiscussa. Perché se uno come Isaac Del Toro si ritrova a fare da gregario al due volte campione del mondo, vincitore già di 4 grand boucle, allora per i rivali non c’è altro da fare, se non accontentarsi di dividersi le briciole che cadono dal tavolo. Con la frustrazione di cui vorrebbe sedersi per provare a gustarsi le pietanze offerte dalla corsa.

Pogacar ammette: “Bisogna rivedere orari e calendari”

Pietanze, almeno quest’anno, decisamente “calde”, perché proprio le alte temperature sono state all’origine dei tanti malcontenti della carovana gialla. In Francia a luglio ormai si corre a quasi 40 gradi, e proprio Pogacar ha ammesso che forse sarebbe il caso di rivedere i piani. “Non possiamo star fermi in questo periodo, ma almeno evitate di farci correre in zone così calde”, ha detto rivolgendosi a UCI e ASO.

Parole che lasciano il tempo che trovano: il Tour fattura ormai oltre 350 milioni di euro e non saranno 4-5 gradi di temperatura rivisti al rialzo a modificare abitudini e disegni altimetrici. Rivedere i calendari sarebbe una scelta di buon senso, e magari anche anticipare gli orari di partenza da mezzogiorno alle 9 del mattino potrebbe essere una base sulla quale ragionare. Capisco che non è semplice, ma i tempi stanno cambiando e anche il ciclismo dovrà adattarsi a tutto questo”.

Ma certi cambiamenti sono duri a morire, come il dominio di Pogacar e della sua squadra. Tanto che parlare di Tour “blindato” dopo appena 9 tappe è tutt’altro che azzardato, visto quel che ha raccontato la corsa.

La combo con Del Toro ha già “ucciso” la corsa

Pogacar sapeva di partire da un punto di forza notevole: non ha corso il Giro come Vingegaard, in più la UAE gli ha messo Del Toro a completo servizio. Del Toro che è l’uomo del futuro (ma già ben saldo nel presente), un corridore destinato a vincere qualche grande corsa a tappe, dopo aver già cominciato a macinare nelle corse di una settimana (UAE Tour, Tirreno Adriatico e Delfinato le perle della stagione corrente).

Il mix è stato micidiale: sulle rampe più importanti delle prime 9 frazioni i due hanno collaborato a meraviglia e una volta ha vinto il messicano (nella prima frazione in linea, a Barcellona) e due volte il capitano, lanciato a dovere soprattutto sul Tourmalet nella tappa dove ha messo già un’ipoteca sulla quinta vittoria in terra di Francia. Per la Visma, impossibile replicare: Vingegaard ha dimostrato di star bene, di correre in modo intelligente e di essersi preparato comunque bene, pensando anche alle fatiche fatte a maggio al Giro. Ma non ha il motore di Pogacar, e tantomeno può pensare di attaccarlo se c’è anche Del Toro a fargli da scudiero.

Insomma, è “condannato” a un altro secondo posto, a meno che non intervenga qualche fattore esterno come cadute o crisi inaspettate (una giornata storta può capitare a chiunque, anche se lo sloveno dal 2023 sembra non averne avuta più alcuna…). Tenuto conto del livello della corsa e degli avversari, arrivare secondo in questo Tour è tanta roba. Ma come diceva Enzo Ferrari, “il secondo è il primo degli ultimi”. E questo Vingo lo sa.

Merlier top, Philipsen flop. E tolto Ganna, Italia assente

Nella prima settimana lunga del Tour, a parte Pogacar e gli UAE, a brillare c’ha pensato Tim Merlier, il miglior velocista visto sulla piazza. E sebbene Pedersen abbia ancora la maglia verde sulle spalle, il belga sta rimontando di gran carriera., con due vittorie che ne hanno legittimato lo status di velocista di riferimentop. Benino Biniam Girmay, al quale è mancato l’acuto, pessimo (per non dire di peggio) Jasper Philipsen, che avrebbe dovuto (e voluto) fare man bassa di arrivi allo sprint, e che invece adesso si ritrova in una posizione scomoda, criticato in patria e guardato con un pizzico di sospetto anche in casa Alpecin, dove l’acuto di van der Poel nell’ultima frazione disputata prima del giorno di riposo ha decisamente salvato un bilancio altrimenti tendente al rosso presente nei grafici meteo di questi ultimi giorni.

Giudizio in sospeso per Evenepoel (che come sempre a più del terzo posto non può ambire: questa è la sua dimensione, e su quella va giudicato), Seixas (apparso ancora acerbo, ma almeno sta facendo esperienza) e Ayuso, che con Lipowitz, Martinez e Skjelmose si giocheranno un posto sul podio (Del Toro permettendo…).

Infine, la nota più triste: l’Italia è scomparsa dal Tour, perché dei 12 corridori al via sin qui nessuno ha battuto un colpo. Piganzoli, come prevedibile, sta pagando le fatiche del Giro e per ora ha supportato poco Vingegaard, Ganna dopo il quinto posto di domenica attende la crono (supersfida con Evenepoel), gli altri non si sono mai visti, tolto il solito Trentin che s’è buttato in qualche sprint. Insomma, sapevamo che sarebbe stata dura, ma da qui a passare in totale anonimato ce ne passava. Della serie: pensavo che piovesse, non che grandinasse…

Autore
Virgilio.it

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