Pogacar con Seixas ha trovato pane per i suoi denti: la Francia lo vuole al Tour, ma Paul non scioglie la riserva
- Postato il 26 aprile 2026
- Di Virgilio.it
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Sulla Côte de la Redoute che ha praticamente deciso il podio della Liegi-Bastogne-Liegi 2026 è scaturito un dato piuttosto emblematico sull’era del ciclismo che stiamo vivendo: i quasi 2 km (1,6, per la precisione) con pendenza media al 9,4% sono stati percorsi da Tadej Pogacar e Paul Seixas in 3’45”. Ciò significa che i due, battagliando uno per staccare l’altro per stare a ruota e non perdere il rivale, hanno realizzato il nuovo record di scalata. Ergo, il ciclismo ha probabilmente trovato due nuovi rivali quasi di pari livello pronti ad animare le corse future.
- Seixas e il duello con Pogacar alla Liegi
- Il notevole secondo posto di Seixas alla Liegi, resistendo a Pogacar
- Le pressioni in Francia per avere Seixas al Tour
Seixas e il duello con Pogacar alla Liegi
Perché se da una parte Pogacar vince tutte le gare principali a cui prende parte, che siano di un giorno oppure a tappe (o quasi, come prova quel secondo posto alle spalle di Wout van Aert alla Parigi-Roubaix di quest’anno, che avrebbe garantito allo sloveno il lasciapassare verso lo storico trionfo in tutte e cinque le classiche monumento, per di più nel giro di una singola stagione), il 19enne Seixas sta rivaleggiando ad armi pari in termini di talento, con un’anagrafe della sua parte, sebbene debba ancora dimostrare parecchio per uscire dai riflettori di brillante promessa per cui i media si sperticano in lodi e paragoni di peso.
La Redoute ci ha fornito oggi la prova che il duello paritario è possibile tra i due. Generalmente, il campione del mondo in forze alla UAE Team Emirates – XGR su quella cruciale salita avrebbe staccato tutti e avrebbe concluso la pratica (mancavano una trentina di chilometri) in solitaria, come spesso ci ha abituato nelle classiche. E invece questa volta il suo attacco ha messo spalle al muro quasi tutti: mentre Remco Evenepoel gettava alle pendici della Redoute la spugna e finiva risucchiato dal gruppo, l’unico ad assorbire l’onda d’urto di Pogacar è stato proprio Seixas, alla sua prima Liegi e in teoria lì per farsi le ossa.
Il notevole secondo posto di Seixas alla Liegi, resistendo a Pogacar
E invece si è ritrovato ruota a ruota con uno con un palmarès da far tremare i polsi, ma non ad un ragazzetto che combina un volto fanciullesco ad un profilo che sa di scalatore da Galibier. E che sta riuscendo là dove i vari Evenepoel, Vingagaard e Van der Poel non sono riusciti mai del tutto, ovvero mettere un po’ di sale sulla coda ad uno come Pogacar. Ci si chiedeva se in salita il corridore della Decathlon CMA CGM potesse resistere ad uno come lo sloveno, che quando vede una pendenza parte come un drone che deve raggiungere l’altro lato del globo terracqueo: così è stato, mollando il colpo al secondo attacco del leader dell’UAE sulla Roche-aux-Faucons. Senza però tirare i remi in barca e conservando sino al traguardo un sontuoso secondo posto alla Liegi, a 45 secondi da Pogacar. Non dimentichiamo poi che quest’anno, alla Strade Bianche, il francese aveva accusato il colpo al primo attacco di Pogacar: il miglioramento quindi c’è, ed è rapido come i progressi dell’intelligenza artificiale.
Vincere a 19 anni la Doyenne sarebbe stato un’impresa, ma lo è altrettanto finire sulla piazza d’onore dietro cotanto corridore, accostandosi pure alla sua ruota. Per ora Seixas in bacheca può ammirare il trionfo alla Freccia Vallone di quest’anno, ma deve ancora misurarsi con i grandi giri, altro terreno di caccia per Pogacar e con gli organizzatori che farebbero carte false per averli insieme. E non solo loro, visto che in Francia si spinge affinché “il delfino di Pogacar” (come l’ha chiamato L’Equipe, solito ad evitare titoli strillati) possa impreziosire la start list del Tour de France.
Le pressioni in Francia per avere Seixas al Tour
Per lo sloveno ci sarà, sebbene il francesino ancora non abbia ufficializzato il programma per la seconda metà della stagione e per il momento si godrà qualche giorno di vacanza. Forse è più plausibile la Vuelta, ma chissà se le pressioni d’oltralpe spingeranno la Decathlon (squadra in cui lo stesso presidente Macron vorrebbe rimasse Seixas, spingendo secondo Eurosport per un rinnovo con la formazione francese rifiutando così la suggestione UAE) a inserire il 19enne tra i partenti della Grande Boucle. E rivaleggiare di nuovo con Pogacar.
“La prossima settimana vedremo con la squadra e decideremo”, ha spiegato dopo la Liegi il francese a L’Equipe riguardo la sua partecipazione. È quasi un affare di Stato, perché sono più di quarant’anni che un corridore di casa non vince il Tour. Certo, sarebbe forse il caso di evitare questo carico di pressioni su un ragazzo che non è manco ventenne e dovrebbe fare da capitano alla sua squadra in una corsa di 21 tappe, nonostante neppure Pogacar ed Evenepoel siano stati così precoci alla sua età. Ma se analizziamo le cose con lucidità e guardiamo al lasso di tempo di una carriera, capiamo che Seixas, al di là della sua completezza tra le doti in salita e sugli strappi e le buone caratteristiche di cui ha dato prova nelle cronometro, ha ancora tantissimo da dimostrare e che le eccessive attenzioni e sollecitazioni intorno alla sua figura potrebbe avere un effetto deleterio per la sua tranquillità mentale e quindi le sue prestazioni.
“Una corsa la inizio per vincerla”, ha dichiarato dopo la Liegi Seixas a L’Equipe. Il ragazzo ha le idee chiare, sicuramente, ma resta ancorato con i piedi per terra. Alla domanda su cosa gli manchi per battere Pogacar, ha risposto sicuro: “Senz’altro potenza, ma riuscire a resistere e lottare contro di lui sino alla Roche-aux-Faucons è stato già un gran risultato. C’è ancora molto lavoro da fare, è normale: oggi è stato un vero e proprio duello di forza bruta”. Seixas è forse il primo ad aver spinto al limite Pogacar, come si è visto oggi e come è risultato dagli incredibili tempi di ascesa. Ma dobbiamo dargli tempo di confermare le sue prestazioni e capire se lo sloveno ha davvero trovato un degno rivale alla pari (per la gioia del ciclismo che si nutre da sempre di queste dualità).