Pogacar completa il dominio al Romandia, ma è polemica sulle moto: "Gli organizzatori volevano farlo vincere"
- Postato il 3 maggio 2026
- Di Virgilio.it
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C’è sempre una prima volta per tutti, Tadej Pogacar compreso: il corridore sloveno della UAE Team Emirates-XRG ha conquistato il Giro di Romandia, dove non aveva mai trionfato in carriera, e lo ha fatto a suo modo, ovvero dominando. Il campione del mondo si è preso il successo in quattro tappe su sei (che poi sarebbero cinque quelle effettive, escludendo il prologo iniziale vinto dal francese Dorian Godon, autore anche del piazzamento al primo posto nell’altra frazione dove non ha primeggiato lo sloveno): ma questa incursione al Tour de Romandie non è stata accompagnata da un coro di osanna, vista qualche polemica tra la penultima e l’ultima tappa.
- Il trionfo di Pogacar al Romandia: il podio finale
- La polemica di Paret-Peintre contro le scie delle moto che hanno favorito Pogacar
- L'altra polemica sulla sicurezza
Il trionfo di Pogacar al Romandia: il podio finale
Intanto, Pogacar ha chiuso la pratica sull’arrivo in salita della Lucens-Leysin, battendo un Florian Lipowitz che ha provato a creare qualche azione di disturbo al corridore della UAE e che alla fine comunque si è classificato secondo al Romandia con un distacco di 42 secondi. Terzo posto sul podio finale, dietro al corridore della Red Bull – Bora-Hansgrohe, per Lenny Martinez della Bahrain-Victoriuos, con un ritardo di 2 minuti e 44. Nella top ten finale anche un italiano, ovvero Lorenzo Fortunato (XDS Astana), nono a 3 minuti e 24 di distacco.
Pogacar, con la sua squadra ma anche con la Bahrain, nella tappa conclusiva ha ripreso gli otto fuggitivi di giornata, andando a regolare gli attaccanti Lipowitz e anche Primoz Roglic, rientrante sul finale. Ma come abbiamo detto in questo Romandia c’è stato spazio anche per una nota polemica che indirettamente lo ha colpito.
La polemica di Paret-Peintre contro le scie delle moto che hanno favorito Pogacar
Nella tappa di ieri, la Broc – Charmey da 149.6 km, Pogacar ha vinto grazie anche all’attacco sferrato nel momento giusto sul Jaunpass. Tra i suoi inseguitori, oltre a Roglic, c’era anche Valentin Paret-Peintre, che ha accusato le moto dell’organizzazione per aver trainato il gruppo con la loro scia in modo tale che quest’ultimo riprendesse gli attaccanti. Fornendo, in maniera implicita, un assist al campione del mondo dell’UAE.
Secondo il corridore della Soudal Quick-Step nei due giorni precedenti le moto erano sin troppo vicine al gruppo, che ha approfittato così della scia per riacciuffare i fuggitivi. E ha quindi lanciato il siluro ai microfoni di CyclingProNet: “Se gli organizzatori vogliono far vincere Pogacar è una loro decisione. Noi abbiamo fatto notare la cosa già diverse volte”. Se dal Giro di Romandia non si è voluto fare nessun commento di risposta in merito, come riporta CyclingNews, le moto in questa breve corsa a tappe sono state comunque al centro di un’altra polemica.
L’altra polemica sulla sicurezza
A muoverla Carlos Rodriguez della Ineos Grenadiers (prossima a cambiare nome con l’ingresso di un nuovo munifico sponsor), caduto dopo l’ultima salita di ieri durante la discesa. E secondo il corridore il motivo è imputabile ad un mezzo a due ruote motorizzato che si trovava sulla sua “traiettoria ideale” mentre lui andava “a tutto gas”, come ha spiegato sui suoi social. Un incidente che è costato a Rodriguez la top ten generale: prima del fattaccio era infatti sesto a 51 secondi, e dopo la penultima tappa lo spagnolo è sceso al dodicesimo posto con un ritardo di 3 minuti e 6 secondi. Chiuderà il Romandia 19esimo a più di 8 minuti da Pogacar.
Le polemiche sulle moto le sentiamo di solito nelle classiche: da una parte c’è l’esigenza di non perdersi le azioni di chi sta in testa e sta attaccando nei momenti clou della corsa, ma dall’altro c’è il sospetto che le scie dei mezzi motorizzati favoriscano i contrattaccanti. Secondo Jakob Fuglsang, già protagonista di classiche monumento come la Liegi-Bastogne-Liegi e il Lombardia, esistono inoltre delle tattiche usate dai team per cui bisogna attaccare per primi e agganciare la moto di ripresa. E sono proprio queste, a suo dire, a fare la differenza nelle corse. Inoltre, come abbiamo visto nel caso di Rodriguez, a volte ci sono delle lamentele da parte dei corridori per l’estrema vicinanza delle moto a loro stessi, tanto da fargli sbagliare nell’impostare le traiettorie.
Le moto quindi sono un po’ delle lepri e un po’ degli intralci: certo, al Romandia Pogacar avrebbe vinto comunque, scie o meno. Di sicuro lui non ha bisogno di certi mezzucci. Che però possono diventare tali per il gruppo e in altre corse.