Pogacar alieno, Vingegaard già arranca (e Del Toro rincara la dose). Evenepoel-Lipowitz, nervi tesi in casa Red Bull
- Postato il 9 luglio 2026
- Di Virgilio.it
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Aveva detto che la maglia gialla di Traeen avrebbe resistito a lungo sulle spalle del norvegese. Ma in cuor suo Tadej Pogacar sapeva che stava mentendo al mondo che stava là fuori: alla prima occasione il simbolo del primato al Tour è tornato sulle spalle (larghe) dello sloveno, che sul Tourmalet ha fatto il vuoto e che negli ultimi 40 chilometro ha dato un saggio della sua capacità di gestire al meglio ogni situazione potenzialmente vantaggiosa. Con Vingegaard che ha pagato dazio finendo a quasi 3’, con la sensazione che la doppietta Giro-Tour a lungo sognata nel corso dell’inverno sia già un’opzione da spedire in soffitta, senza possibilità di essere recuperata.
- Nuovo record di scalata (irreale) al Tourmalet
- Il dialogo tra Pogi e Del Toro (con Vingo nel mezzo)
- Nervi tesi Red Bull: Evenpeoel attacca Lipowitz
Nuovo record di scalata (irreale) al Tourmalet
Vingegaard a fine tappa ha ammesso di non essersi sentito al top della condizione, e di aver limitato i danni (come si dice in gergo). Pogacar ha detto di aver corso alla garibaldina, senza avere nulla da perdere, e che la tattica ha funzionato. Quale delle due affermazioni sia vera (ammesso che non lo siano entrambe), resta la sensazione di una superiorità conclamata, tanto che il Tour a nemmeno un terzo del cammino sembrerebbe già essere segnato in modo irreversibile.
Anche perché Pogacar sul Tourmalet ha stracciato ogni sorta di record: tre anni fa la scalata in tandem con Vingegaard venne affrontata in 45 minuti e 37 secondi, oggi con 43 minuti e 12 secondi lo sloveno ha semplicemente ribadito al mondo intero che fa un altro sport. Che poi stesso discorso vale anche per il danese, che la scalata l’ha completata in appena 30 secondi di tempo in più. Solo che Pogacar è un alieno, e quando decide di fare il marziano non ce n’è per nessuno.
Il dialogo tra Pogi e Del Toro (con Vingo nel mezzo)
La UAE ha corso senza badare troppo ai calcoli, come ha ammesso lo stesso Pogi dopo il traguardo. “Volevamo solo fare la nostra corsa, senza pensare alla maglia gialla o al resto. Mi spiace che sia caduto Traeen (che ha riportato fratture alle costole e medita il ritiro), ma la maglia di leader non era nei nostri pensieri. Però io per primo pensavo in modo ossessivo a questa tappa: mi sono svegliato preso, ero eccitatissimo e come me anche i miei compagni. Il Tour è ancora lunghissimo, ma abbiamo mandato un segnale forte”.
Tra l’altro Marca ha ripreso uno spezzone fugace di un’analisi a caldo fatta da Pogacar e Del Toro dopo l’arrivo: nel breve video ripreso dalle telecamere (a microfoni accesi) si sentono i due parlare presumibilmente del fatto che Vingegaard non sarebbe stato in grado di replicare all’accelerazione di Pogacar. “Non ci prova nemmeno”, si sente dire. “No, perché già lo sa”.
[iol_placeholder type="social_twitter" url="https://x.com/ToritoFanClub/status/2075262668357697946" profile_id="ToritoFanClub" tweet_id="2075262668357697946"/]Un’interpretazione che in Spagna hanno riferito all’incapacità del danese di tenere le ruote di Pogacar quando lascia tutti sul posto, che a quanto pare è una convinzione radicata all’interno del team emiratino. “Sul Tourmalet gli UAE hanno fatto un ritmo insostenibile, ho preferito andare su del mio”, ha affermato Vingegaard. “Purtroppo si sa che in discesa non sono un funambolo, ma credo che le mie gambe oggi non stessero girando per il meglio. È ancora lunga, so che ci sarà spazio per recuperare, a patto di entrare meglio in condizione”.
Nervi tesi Red Bull: Evenpeoel attacca Lipowitz
In casa Red Bull Bora Hansgrohe la giornata è stata decisamente a tinte fosche, nonostante Florian Lipowitz le abbia provate tutte per salvare la baracca. Ma per raggiungere lo scopo ha dovuto prendersi una “licenza”, preferendo non tirare per Remco Evenepoel, che ha pagato un ritardo pesante (2”57) precedendo però il compagno di squadra di due posizioni. “Ho chiesto un lead-out a Lipowitz e non l’ho ricevuto. Ero arrabbiato ed è giusto che lo fossi. Alla Vuelta a Catalunya ho tirato per 30 chilometri per lui. Ora gli ho chiesto di tirare un chilometro nel finale e non lo ha fatto. Questo mi ha fatto arrabbiare e dovremo discutere per bene”.
Remco se l’è presa anche con gli uomini della Lidl Trek, che a sua volta non hanno tirato nel gruppetto inseguitori. “Capisco Del Toro e Kuss, che avevano compagni davanti, ma a Ayuso e Skjelmose perché non hanno fatto nulla? Anche Seixas se l’è domandato”. Sta di fatto che Remco dopo meno di una settimana è ancora una volta spettatore non pagante del duello tra Pogacar e Vingegaard. Lecita è la domanda: ha senso insistere a presentarsi al Tour per fare da comparsa?