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Pietro Barbalonga, lo scalpellino che visse ad Aiello

  • Postato il 31 luglio 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Pietro Barbalonga, lo scalpellino che visse ad Aiello

Il Quotidiano del Sud
Pietro Barbalonga, lo scalpellino che visse ad Aiello

RITORNANO ad Aiello le celebrazioni dedicate a Pietro Barbalonga, scalpellino, architetto e artista siciliano. Barbalonga tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento operò in Calabria lasciando ad Aiello Calabro (da poco entrato nei I Borghi più belli d’Italia) un’impronta ancora oggi visibile nel patrimonio monumentale.

Le celebrazioni ritornano ad Aiello per tracciare un primo consuntivo, dopo i diversi appuntamenti tenutisi in altri luoghi della regione (Paola, Cosenza, Scigliano). L’appuntamento è in programma per oggi, alle 22, in Piazza Plebiscito, con l’incontro pubblico dal titolo “I frutti scientifici del Centenario barbalonghiano: conferme, scoperte, riflessioni critiche”.

Dopo i saluti del sindaco Luca Lepore e dell’assessore alla Cultura Olga Terranova, interverranno Don Salvatore Fuscaldo, Direttore del Museo Diocesano di Cosenza, e Gianfrancesco Solferino, storico dell’arte e curatore scientifico delle Giornate di studio e della mostra su Pietro Barbalonga, per tracciare un bilancio dei risultati scientifici e delle scoperte emerse nel corso delle iniziative.

Le celebrazioni per il quarto centenario della morte di Pietro Barbalonga (1626-2026) si inseriscono nel più ampio progetto culturale “Sentieri d’Arte”, dedicato alla storia dell’arte rinascimentale in Calabria Pietro Barbalonga fu uno scalpellino e scultore di origine messinese, attivo tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento. Giunto per la prima volta ad Aiello nel 1596 su invito di Alfonso Cybo insieme ai soci Giovan Battista Cioli e Andrea Matini, realizzò la Cappella nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Nel corso degli anni ricevette numerose commissioni per cappelle, sepolcri e opere architettoniche, tra cui i rilievi scultorei di Palazzo Cybo Malaspina e la progettazione del Convento di Santa Chiara ad Aiello. Il suo stile si colloca nella transizione tra Rinascimento e Barocco, con influenze della scuola messinese e romana. Morì ad Aiello il 23 aprile 1626 e fu tumulato nella chiesa Matrice.

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