Piano regolatore portuale e sostenibilità, confronto con associazioni e sindacati: convenzione con l’Istituto Superiore di Sanità
- Postato il 14 settembre 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Savona/Vado L. Un nuova pianificazione sulla sostenibilità ambientale e la compatibilità tra sviluppo delle attività portuali e territorio cittadino. Questo il tema al centro del confronto odierno dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale con la rete delle associazioni territoriali, le organizzazioni sindacali di categoria, la Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie “Paride Batini”, rappresentata dal console Antonio Benvenuti e dai viceconsoli Francesca Ceotto e Luca Ledda.
Particolare attenzione è stata dedicata alla qualità dell’aria, alla salute e all’impatto ambientale delle attività portuali, temi posti con forza dai rappresentanti del Comitato. L’Autorità ha illustrato gli approfondimenti già avviati per ampliare la conoscenza scientifica dei fenomeni, affiancando al monitoraggio ambientale svolto con ARPAL una convenzione pluriennale in corso di formalizzazione con l’Istituto Superiore di Sanità.
Lo studio riguarderà nove quartieri genovesi e una popolazione di circa 122 mila abitanti, mettendo in relazione dati sanitari e ambientali e modelli di dispersione degli inquinanti. L’analisi utilizzerà anche il 2020 come benchmark, per verificare gli effetti della forte riduzione delle attività registrata durante la pandemia. A fine settembre prenderà inoltre avvio una sperimentazione sul campo per misurare la capacità di alcune specie vegetali di intercettare il particolato atmosferico e valutarne l’efficacia come strumento di mitigazione dell’inquinamento nell’ambito del progetto europeo dedicato all’utilizzo del verde come strumento di mitigazione.
Parallelamente è stato avviato il lavoro per definire il sistema che dovrà rendere concretamente utilizzabile l’infrastruttura: approvvigionamento dell’energia, fornitura e manutenzione del servizio. La predisposizione della procedura sarà accompagnata da un’interlocuzione con armatori e operatori energetici, con l’obiettivo di definirne la struttura entro dicembre e arrivare all’operatività nel corso del 2027.
Nel confronto con le organizzazioni sindacali l’attenzione si è concentrata sulla capacità del nuovo Piano di accompagnare lo sviluppo dei traffici garantendo al tempo stesso continuità occupazionale, sicurezza e equilibrio tra le diverse funzioni portuali. Le organizzazioni sindacali hanno espresso un giudizio complessivamente positivo sul metodo adottato e sulle linee illustrate, riconoscendo in particolare il valore di una pianificazione più flessibile rispetto all’attuale configurazione, purché tale flessibilità sia accompagnata da una chiara regia dell’Autorità di Sistema Portuale sulle destinazioni funzionali per favorire il pieno utilizzo delle aree, la crescita occupazionale e accompagnare l’evoluzione delle attività portuali e industriali.
In questo quadro è stata sottolineata l’esigenza di salvaguardare la presenza delle rinfuse all’interno del sistema portuale, evitando che le trasformazioni previste possano determinare una perdita di funzioni e di posti di lavoro.
Il confronto con la Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie “Paride Batini” ha rappresentato un ulteriore momento di approfondimento della proposta di Piano con il contributo di chi opera quotidianamente all’interno dello scalo. Al centro la crescita dell’occupazione di qualità attraverso lo sviluppo delle diverse componenti dei traffici che caratterizzano gli scali del sistema: container, rinfuse e passeggeri.
“Un Piano regolatore non può limitarsi a stabilire dove collocare una funzione portuale: deve creare le condizioni perché il sistema continui a produrre traffici, lavoro e valore e possa farlo meglio di oggi” ha sottolineato il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Matteo Paroli.
“Ogni traffico che perdiamo non significa soltanto una nave o qualche tonnellata in meno, ma lavoro e valore sottratti al porto e a filiere industriali che si estendono ben oltre i suoi confini. La crescita rimane quindi il nostro obiettivo, ma non può essere misurata soltanto in quantità: dobbiamo considerare la qualità e la sicurezza del lavoro, la sostenibilità economica degli investimenti, gli effetti sull’ambiente e sulla salute e la compatibilità delle attività portuali con la vita cittadina. Anche un’opera tecnicamente possibile può non essere la scelta giusta se non regge alla prova di questi fattori. È questo il senso del confronto che abbiamo aperto. Quelli che presentiamo non sono documenti scolpiti nella pietra né chiediamo ai nostri interlocutori un semplice sì o no” aggiunge.
“Sono proposte costruite su analisi e verifiche che vogliamo misurare con chi rappresenta il lavoro, le imprese, i cittadini e il territorio per capire dove possano essere migliorate. Lo abbiamo già fatto, modificando alcune ipotesi iniziali quando dal confronto sono emersi elementi diversi da quelli considerati in partenza. La nuova pianificazione deve evitare due errori opposti: una portualità nel quale le funzioni si sovrappongono senza regole, generando interferenze e conflitti, e un sistema tanto rigido da non riuscire ad accompagnare l’evoluzione dei traffici, delle tecnologie e del mercato”.
“Servono regole chiare e flessibilità, perché stiamo pianificando non soltanto il porto di oggi, ma quello che dovrà continuare a competere e creare lavoro negli anni a venire. La sostenibilità è questo: rendere possibile uno sviluppo durevole, economicamente sostenibile, socialmente utile e compatibile con il territorio che lo ospita” conclude il presidente Paroli.