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Pianeta Nove: gigante nascosto o illusione?

  • Postato il 11 giugno 2026
  • Di Focus.it
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Pianeta Nove: gigante nascosto o illusione?
Esiste un pianeta massiccio e ancora sconosciuto in agguato nelle profondità del Sistema Solare? La domanda affascina gli astronomi da quasi un secolo, da ancor prima che Plutone venisse scoperto negli anni Trenta. La risposta fino a pochi mesi or sono sembrava essere positiva, ma recenti ricerche sono propense per una risposta del tutto negativa. Ma andiamo con ordine. Quella che all'epoca si chiamava "Pianeta X" era stato proposto da astronomi di spicco per spiegare una curiosa anomalia nell'orbita di Urano, che si discostava dalla traiettoria prevista dalle leggi della fisica. L'ipotesi più accreditata era che l'attrazione gravitazionale di un corpo celeste sconosciuto — forse diverse volte più grande della Terra — stesse perturbando il moto del settimo pianeta. Quel mistero fu infine risolto negli anni Novanta, quando un ricalcolo più preciso della massa di Nettuno tornò a quadrare i conti. Ma la storia non finì lì.. Il ritorno del Pianeta X Nel 2016, gli astronomi Konstantin Batygin e Mike Brown del Caltech (California Institute of Technology) avevano avanzato una nuova ipotesi dell'esistenza di un pianeta ancora da scoprire: questa volta puntando i riflettori sulla Fascia di Kuiper (la gigantesca regione di pianeti nani, asteroidi e ghiaccio che si estende oltre Nettuno e che include Plutone).. I due ricercatori avevano notato che sei oggetti della Fascia di Kuiper condividevano orbite altamente ellittiche e stranamente raggruppate in un'unica zona del cielo, inclinate ben al di fuori del piano orbitale tipico del Sistema Solare. La probabilità che una simile configurazione si fosse formata per caso era stimata allo 0,007%, ovvero circa 1 su 15.000. Il corpo ipotizzato avrebbe una massa circa sei volte superiore a quella della Terra e impiegherebbe all'incirca 7.400 anni per completare una singola orbita attorno al Sole. Batygin e Brown lo hanno battezzato Pianeta Nove.. Le prove si accumulano In uno studio del 2024, Batygin e Brown hanno analizzato le orbite di 17 oggetti transnettuniani che condividono una caratteristica insolita: il loro punto di massima vicinanza al Sole arriva quasi fino all'orbita di Giove. Oggetti che incrociano l'orbita di Nettuno dovrebbero essere espulsi dal Sistema Solare, eppure queste traiettorie persistono. Secondo i ricercatori, qualcosa deve averli "catturati" dalle profondità del Sistema Solare esterno e reindirizzati verso l'interno. Le simulazioni che non includevano il Pianeta Nove, sostengono gli autori, non riuscivano a riprodurre questo comportamento. Batygin ha definito questi risultati «la prova statistica più solida finora che il Pianeta Nove esiste davvero». Come ha dichiarato Brown nel 2024: «Ritengo molto improbabile che P9 non esista. Al momento non ci sono altre spiegazioni per gli effetti che osserviamo, né per la miriade di altri effetti indotti da P9 che riscontriamo nel Sistema Solare». Nel 2025, intanto, un nuovo candidato ha catturato l'attenzione della comunità scientifica: l'oggetto 2017 OF201, con un diametro stimato intorno ai 700 chilometri e un'orbita altamente ellittica, compatibile con l'ipotesi di una perturbazione gravitazionale esterna.. La doccia fredda Se il Pianeta Nove esistesse davvero, perché nessuno lo ha ancora individuato? L'astronoma Samantha Lawler dell'Università di Regina sostiene che il raggruppamento orbitale osservato nella Fascia di Kuiper potrebbe essere il semplice prodotto di osservazioni parziali di una distribuzione in realtà uniforme e che con i dati attuali non sia necessario invocare l'esistenza di un nuovo pianeta. Recentemente poi è arrivata una scoperta a sostegno della non esistenza del Pianeta Nove. Spiega Ian Whittaker, docente senior di fisica presso la Nottingham Trent University su The Conversation: «Un oggetto classificato come "sednoide" — 2023 KQ14, scoperto dal telescopio Subaru alle Hawaii — presenta un'orbita stabile che mal si concilia con la presenza di un pianeta massivo nella sua vicinanza. I sednoidi trascorrono la maggior parte del tempo lontanissimi dal Sole rimanendo però ancora all'interno della sua sfera di influenza gravitazionale (fino a circa 5.000 unità astronomiche, dove 1 UA equivale alla distanza Terra-Sole). Se il Pianeta Nove influenzasse la loro traiettoria, dovrebbe trovarsi a oltre 500 UA di distanza. Questo è il quarto sednoide scoperto, e anche gli altri tre mostrano orbite stabili, il che sposta ancora più lontano l'eventuale posizione del pianeta ipotetico».. Occhi puntati su Vera Rubin La risposta potrebbe arrivare presto. Il 23 giugno 2025, l'Osservatorio Vera C. Rubin in Cile ha rilasciato le sue prime immagini: nella sola prima notte di osservazione, lo strumento ha individuato 2.104 corpi minori del Sistema Solare mai catalogati in precedenza, tra cui nove oggetti transnettuniani. Ma questo è solo l'antipasto.. Batygin ha descritto le potenzialità dell'osservatorio in questi termini: «Questo telescopio di nuova generazione esplorerà l'intero cielo. Potrebbe trovare direttamente il Pianeta Nove, aprendo un nuovo capitolo. Ma anche se non scoprisse un solo nuovo oggetto, sarebbe sufficiente a verificare l'ipotesi, perché metterà alla prova tutte le statistiche e tutti i pattern che osserviamo con un rilevamento indipendente». Secondo alcune stime, Scott Sheppard della Carnegie Science valuta al 70-80% la probabilità che l'osservatorio riesca a individuare il Pianeta Nove. Nel frattempo, le sonde spaziali non potranno venirci in aiuto in tempi brevi: basandosi sulla velocità della sonda New Horizons della NASA, ci vorrebbero oltre 118 anni perché un veicolo senza equipaggio raggiungesse una distanza sufficiente a effettuare rilevazioni dirette di un oggetto tanto remoto..
Autore
Focus.it

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