Petrolio, merci e fertilizzanti: così il Sud-est asiatico fa arricchire Mosca
- Postato il 15 maggio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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È nei mari che si sta consumando l’ultima vendetta russa: Mosca, forte della sua geografia, riesce ad aggirare le onde d’urto della guerra sciita. Le rotte dell’energia e del cibo sono bloccate in Medio Oriente per lo stallo dello Stretto di Hormuz: è soffocato dal controllo incrociato dei pasdaran e della Marina Usa, dalle ostentate e sdegnate minacce statunitensi e iraniane sulla ripresa dei combattimenti. Così sono bloccati anche flussi di petrolio, merci e fertilizzante: alimentano carenze che in alcuni Paesi stanno già innescando crisi che possono rivelarsi senza precedenti.
“L’emergenza in Medio Oriente non è una crisi lontana” ha avvertito il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres: circa il 13% delle importazioni “transita attraverso questa rotta marittima strategica che collega il Golfo Persico al resto del mondo”. “Potremmo assistere ad una crisi che sprofonda altri 45 milioni di persone nella fame“: è stato ancora più netto Jorge Moreira da Silva, a capo del gruppo di lavoro Onu per sbloccare il passaggio di fertilizzanti, ma la nebbia geopolitica non accenna a diradarsi mentre le economie mondiali si logorano sotto il peso dell’instabilità. In questo scenario, Mosca profitta dell’assenza di segnali di distensione e incassa. I nuovi picchi di guadagni registrati dal Cremlino rappresentano una nuova breccia aperta in seno alla strategia europea che ambiva a depotenziare Mosca svuotandone le casse con le sanzioni: oggi arginare flussi oggi sembra più difficile, con la mappa geopolitica deformata dall’ultima bravata trumpiana.
“C’è una crisi energetica e c’è bisogno di approvvigionamenti. D’altra parte, bisogna guardare al quadro generale, ovvero che se si acquista petrolio russo, la Russia è in grado di continuare la guerra in Ucraina”. A fine aprile, durante una riunione Asean in Brunei, l’Alta rappresentante dell’Unione Kaja Kallas ha chiesto ai paesi partner del Sud-est asiatico di non acquistare greggio russo nel pieno dell’ultima crisi del Golfo, ma questi Stati, davanti alle minacce alla sicurezza energetica e alla produzione alimentare, non hanno alternative immediate in una regione dove i consumi si aggirano intorno a cinque milioni di barili al giorno. L’Indonesia ha annunciato che importerà circa 150 milioni di barili di petrolio greggio russo quest’anno (lo ha fatto subito dopo la visita del presidente Subianto a Mosca). A marzo le Filippine hanno ricevuto una spedizione di greggio (la prima dopo cinque anni) ma vogliono dagli Usa una deroga alle sanzioni anti-Mosca. Al fertilizzante della Federazione pensa invece la Thailandia per evitare contraccolpi sulla produzione agricola interna: la Russia – secondo produttore mondiale di fertilizzante – ha esteso le sue quote di esportazione fino a dicembre (sono passate da 18 a 20 milioni di tonnellate).
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