Petrolio, appelli a Bardi: «Difenda la Basilicata»
- Postato il 14 settembre 2026
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Petrolio, appelli a Bardi: «Difenda la Basilicata»
Petrolio, appelli a Bardi: «Difenda la Basilicata». Dopo il decreto, continua il dibattito sulle trivellazioni. Lomuti (M5s): «Riferisca in Aula». I 4 consiglieri di Potenza dei Cittadini: «Impugni davanti alla Corte Costituzionale».
«Il presidente Bardi riferisca in Aula senza ulteriori rinvii, renda pubblici i procedimenti pendenti sul territorio lucano e dica con chiarezza se intende difendere le prerogative costituzionali della Regione o limitarsi a subirle». Così Arnaldo Lomuti, deputato del Movimento 5 stelle, rispetto al decreto legge che introduce il commissario ad acta per le procedure di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi. Un decreto che continua a far discutere in Basilicata, regione fornitrice principale di petrolio e gas al Paese.
PETROLIO, APPELLI CRITICHE DEL DEPUTATO LOMUTI A BARDI DECRETO SULLE TRIVELLAZIONI
«Chi liquida il decreto approvato dal Consiglio dei ministri come un semplice adempimento procedurale, un termine perentorio come tanti – scrive Lomuti in una nota -, non sta leggendo con onestà il testo né la sua funzione politica. È vero che l’articolo 2 del decreto non commissaria automaticamente la Basilicata e non autorizza da sé nuove trivellazioni. Ma è altrettanto vero che introduce un meccanismo che ha un’unica direzione possibile: se la Regione non esprime l’intesa entro 45 giorni, prorogabili, subentra un commissario ad acta con potere sostitutivo pieno.
Non esiste, nello stesso meccanismo, alcuna soglia temporale che obblighi lo Stato a rispondere con altrettanta rapidità alle richieste della Regione su compensazioni, royalties, tutela ambientale o ricadute occupazionali». Per Lomuti, quindi, «la domanda che la Basilicata deve porre non è se le estrazioni aumenteranno, ma a quali condizioni, con quali garanzie e con quale ritorno reale per una regione che da decenni resta tra i territori con l’aliquota di royalty più bassa a fronte di produzioni tra le più rilevanti in Europa. (…) Accelerare l’estrazione senza prima riequilibrare quel rapporto non è modernizzazione, è resa».
TRA GLI APPELLI A BARDI SUL PETROLIO LUCANO C’È ANCHE LA POSIZIONE DEI CONSIGLIERI COMUNALI DI POTENZA
E i consiglieri comunali della città capoluogo Angela Blasi, Mirko Giordano, Rocco Pergola e Micaela Triunfo del gruppo “La Potenza dei cittadini – Potenza democratica”, in un comunicato evidenziano che «l’articolo 117 della Costituzione prevede una competenza concorrente tra Stato e Regioni in materia di energia. Allo Stato spetta definire le strategie energetiche nazionali, ma le Regioni hanno un ruolo nelle scelte che incidono concretamente sui propri territori. È questo il senso della leale collaborazione tra istituzioni. Il nuovo decreto rischia di cambiare questo equilibrio. Se la Regione non si esprime entro 45 giorni, lo Stato può nominare un commissario ad acta che interviene al posto della Regione».
I quattro consiglieri aggiungono: «Non possiamo accettare che le risorse della Basilicata vengano considerate una disponibilità nazionale, mentre alla nostra regione restano soprattutto i costi e le conseguenze. Se si parla di nuove estrazioni, si deve parlare anche di occupazione, ricadute economiche, tutela ambientale, salute e sviluppo dei territori interessati».
IL PARERE DI GRAVELA E L’APERTURA AI COMMISSARIAMENTO
Per questo chiedono «al presidente Bardi e alla sua Giunta di avere il coraggio di impugnare il decreto davanti alla Corte Costituzionale e di difendere fino in fondo l’autonomia regionale, il nostro territorio e le persone che lo abitano». Per Giuseppe Gravela, responsabile nazionale Energia e Ambiente del Partito Liberaldemocratico, «la scelta del Governo Meloni di ricorrere a commissari per accelerare permessi e concessioni legati alla ricerca, all’esplorazione e all’estrazione di petrolio e gas va nella direzione giusta. Sono favorevole a strumenti di questo tipo quando ritardi e inerzie amministrative impediscono di arrivare a una decisione».
Anche se «la vera riforma è costruire procedure ordinarie semplici, responsabilità chiare e tempi certi, affinché domani non ci sia più bisogno di commissari per ottenere ciò che l’amministrazione dovrebbe garantire normalmente. Proprio perché la Basilicata ha un ruolo centrale nel sistema energetico nazionale – conclude Gravela -, ha diritto a controlli rigorosi, benefici concreti per il territorio e decisioni tempestive. Uno Stato efficiente non è quello che nomina più commissari, ma quello che riesce a non averne bisogno».
ANCHE QUELLO DI FUTURO NAZIONALE BASILICATA TRA APPELLI A BARDI PER IL PETROLIO LUCANO E IL NODO SCORIE
«La Basilicata non deve essere contro le estrazioni per principio, ma non può neppure continuare a essere considerata semplicemente il pozzo energetico d’Italia. Prima i fatti, poi i barili», sostiene invece Giulio Curatella, responsabile regionale di Futuro nazionale Basilicata. «Se l’Italia possiede petrolio e gas – afferma Curatella – è giusto discutere del loro utilizzo nell’interesse della sicurezza e dell’indipendenza energetica nazionale. Ma la Basilicata estrae ricchezza dal proprio sottosuolo da decenni e ha già dato moltissimo. Prima di parlare di ulteriori estrazioni devono arrivare risposte concrete e misurabili su royalties, fiscalità, lavoro, infrastrutture, indotto, tutela ambientale e investimenti permanenti sul territorio».
Futuro nazionale Basilicata, inoltre, dice «no a un’ulteriore proliferazione indiscriminata di impianti eolici e fotovoltaici che consumano territorio e alterano il paesaggio senza garantire benefici proporzionati alle comunità che li ospitano. Ed eventuali nuove trivellazioni – rimarca Curatella – devono significare contestualmente una pietra tombale sull’ipotesi di localizzare in Basilicata il deposito delle scorie nucleari».
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