Peste suina, Osa e Pai: “Fucili inutili, serve cambiare strategia. Meno ideologia venatoria e più scienza”
- Postato il 25 giugno 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Savona. “I quattro casi di Peste Suina Africana (PSA) recentemente accertati in provincia di Savona (a Cengio, Varazze e due a Piana Crixia), ai quali si aggiungono altri quattro casi in Liguria, dimostrano che le politiche adottate finora non stanno producendo i risultati attesi”.
Il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) “denunciano ancora una volta l’inefficacia di una strategia che continua a puntare prevalentemente sugli abbattimenti. Numerosi esperti e studi scientifici hanno evidenziato come il disturbo provocato dalla pressione venatoria possa aumentare gli spostamenti dei cinghiali, favorendo in determinate circostanze il contatto tra gruppi diversi e rendendo più complesso il contenimento del virus”.
“In diversi Paesi europei, il contrasto alla PSA è stato affrontato privilegiando misure di biosicurezza, recinzioni delle aree interessate, monitoraggio sanitario e controllo della mobilità degli animali. È su queste soluzioni che occorre investire con decisione, anziché continuare a riproporre ricette che, alla luce dei risultati, appaiono quantomeno insufficienti. La Peste Suina Africana è una malattia devastante, con tassi di mortalità estremamente elevati per gli animali colpiti. Ogni ritardo nell’adozione di misure realmente efficaci significa nuovi contagi, nuove sofferenze e costi sempre maggiori per la collettività”.
PAI e OSA “chiedono alle istituzioni un cambio di passo immediato: meno propaganda, meno ideologia venatoria e più scienza. La gestione della fauna selvatica e delle emergenze sanitarie non può essere condizionata dagli interessi di una minoranza armata, ma deve basarsi su dati, evidenze scientifiche e tutela dell’interesse pubblico. La PSA non è soltanto un’emergenza veterinaria: è anche una prova della capacità della politica di assumersi le proprie responsabilità. Continuare a insistere su strategie che non hanno arrestato la diffusione del virus significa ignorare i risultati sotto gli occhi di tutti. È il momento di abbandonare gli slogan e adottare soluzioni moderne, efficaci e realmente orientate alla prevenzione”.
“I numeri parlano chiaro: il virus continua a circolare. Se dopo anni di fucili, abbattimenti e deroghe l’emergenza non è stata risolta, la domanda che la politica deve porsi è semplice: quanto tempo ancora si intende perseverare in una strategia che non sta raggiungendo gli obiettivi dichiarati?”, concludono.