Perchè Napoli non ha mai amato De Laurentiis, storia di un amore a prima svista: il presidente ha anche disattivato i commenti social
- Postato il 13 settembre 2026
- Di Virgilio.it
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Tre scudetti (più di quanti ne aveva vinti il Napoli nella sua storia centenaria precedente), tre coppe Italia, due supercoppe italiane, il record di qualificazioni consecutive nelle coppe europee, una crescita costante con i bilanci sempre in ordine ma per Napoli il presidente Aurelio De Laurentiis resta sempre “il pappone”, come volgarmente viene chiamato in gergo. La tensione tra la maggioranza del popolo azzurro e il n.1 del club sta raggiungendo in questi giorni livelli altissimi, al punto che il patron è stato costretto a disattivare i commenti sul suo profilo X/twitter dopo che i suoi ultimi post (non di carattere sportivo, come il ricordo di Emma Bonino) erano stati inondati di violente reazioni offensive.
La storia di De Laurentiis
Quando nel 2004 De Laurentiis rilevò il Napoli dai Tribunali dopo il fallimento per ripartire dalla serie C la città fu riconoscente: alla prima assoluta, per una gara col Cittadella, si riversarono in 50mila al San Paolo ma con gli anni sono cresciuti livore e scetticismo che pure cozzano con i risultati ottenuti. E’ la storia di un amore a prima svista perchè in realtà Napoli non ha mai amato il suo presidente. Perché viene considerato troppo “romano” (e laziale), tant’è che non c’è neanche una sede del club a Napoli. Perché viene considerato tirchio e interessato solo alle sue rendite. Perchè parla troppo e spesso fuori posto. Perché fa promesse che non manterrà mai (vedi un nuovo stadio o un nuovo centro sportivo). Ma il peccato originale è un altro.
Il difetto di Adl per i tifosi
Per la maggioranza dei tifosi De Laurentiis è “il nemico” perché non si è mai sottomesso alle logiche degli ultras, perché non ha mai concesso ingressi gratuiti al tifo organizzato, perché non si è mai prestato a lodi a priori per il “meraviglioso pubblico napoletano”. Non è uno di loro, ecco. Non li cita ad esempio virtuoso, quasi non li considera. Per Adl si potrebbe anche giocare in uno stadio minuscolo da 20.000 posti lussuosi ed eleganti per benestanti per privilegiare “lo stadio virtuale” in tv e in streaming. Che i tifosi allo stadio ci siano o meno è un dettaglio, salvo poi mettere prezzi esorbitanti per i biglietti dei big-match in campionato e in Europa.
Gli assi portati a Napoli da Adl
Un osservatore esterno non riesce a capire le dinamiche che si sono sviluppate nel tormentato rapporto tra il presidente e la gente di Napoli: uno che ha portato in azzurro allenatori come Benitez, Ancelotti, Spalletti e Conte – cosa che sembrava utopia pura da sempre – e giocatori come Hamsik, Cavani, Reina, Callejon, Higuain, Mertens, Osimhen e Kvara, solo per citarne alcuni, altrove sarebbe osannato. A Napoli no. Non è sufficiente.
Quando si vince va (quasi) tutto bene ma basta uno scivolone e vien fuori sempre e puntuale tutta l’acredine per il patron. Esemplare il caso del secondo anno di Spalletti: Napoli era tappezzata di volantini inneggianti all’A16, l’autostrada per Bari dove De Laurentiis era invitato ad andarsene. Una contestazione iniziata ancor prima della stagione e zittata da un anno da record, con scudetto stravinto e semifinali di Champions sfiorate.
Ora ci risiamo. Le tre sconfitte di fila di Allegri hanno esacerbato la parte ostile del tifo che non aspettava altro che questo per contestare. Stavolta il motivo del contendere è un altro ancora: il presidente avrebbe voluto riservare agli sponsor gli spazi occupati allo stadio dagli striscioni dei gruppi organizzati, con un dressing in stile Champions League anche per il campionato. Può essere vietato però solamente l’ingresso di striscioni non regolamentari, misure restrittive per quelli autorizzati non sarebbero invece comprensibili. La Questura si è opposta alla richiesta per motivi di ordine pubblico ma Napoli non ha dimenticato.
Nel primo match di Champions i cori allo stadio erano incessanti: “De Laurentiis… Napoli siamo noi”. La battaglia è appena ricominciata. C’entra poco il mercato estivo praticamente inesistente, è la scusa cui appoggiarsi perché la verità è che Napoli non ama De Laurentiis. E non lo amerà mai.