Peppe Poeta: “Sarò sempre grato alla leggenda Ettore Messina. Felice di essere accostato a Chivu, ci siamo sentiti spesso durante la stagione”
- Postato il 4 luglio 2026
- Sport
- Di Il Fatto Quotidiano
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“Il Fatto a spicchi” è la rubrica dedicata a chi ama il rumore dei rimbalzi e il fischio delle suole sui parquet dei templi del basket o sul cemento dei campetti di quartiere, a chi non rinuncia a giocare con gli amici neppure se più vecchio e meno tutto di Lebron o a chi vorrebbe farlo senza rompersi le ossa, a chi sogna di diventare campionessa o campione, a chi si commuove quando la figlia o il figlio fanno canestro in palestra e poi nella vita. Perché il basket può essere una scuola di vita. Vediamo come con grandi personaggi che ne hanno fatto e ne fanno la storia in Italia. Decima puntata
Prima puntata: Gigi Datome
Seconda puntata: Andrea Capobianco
Terza puntata: Giorgia Sottana
Quarta puntata: Giuliano Bufacchi
Quinta puntata: Linton Johnson
Sesta puntata: Luca Banchi
Settima puntata: Valerio Bianchini
Ottava puntata: Gianni Petrucci
Nona puntata: Alessandro Onorato
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Peppe Poeta è il coach simbolo del nuovo corso della pallacanestro italiana: 40 anni, grande stagione alla prima esperienza da capo allenatore a Brescia prima e poi il trionfo con l’Olimpia partendo da assistente di Ettore Messina (vincendo la Supercoppa) per poi prendere in mano la squadra in prima persona e trascinandola alla conquista della Coppa Italia e del trentaduesimo scudetto della Serie A. Alle spalle anche una carriera importante da giocatore e per il futuro ancora tanti sogni ora più che mai legati a Milano.
Qual è il valore che il basket le ha dato?
Tutto. I valori me li ha dati la famiglia, ma da quando avevo 5 anni non è passato un giorno senza giocare o pensare alla pallacanestro. Se devo scegliere un valore soltanto: la condivisione. Dalle vittorie alle sconfitte fino alle cene. La gioia non è tale se non è condivisa.
C’è una rivoluzione della pallacanestro europea e italiana in corso. E c’è Nba Europe all’orizzonte…
Cambieranno tante cose, in Europa dobbiamo essere bravi a trovare il giusto compromesso tra il modo degli americani di fare business e spettacolo e i nostri fiori all’occhiello: la passione dei palazzetti, la competizione, il modo di giocare senza mollare un centimetro. Detto questo non ho davvero idea di cosa potrà succedere e in ogni caso mi passa sopra la testa, io alleno e basta.
Quello che non le è passato sopra la testa è stato uno scudetto forse insperato a un certo punto della stagione. Crede di condividere con Chivu, che nel calcio ha avuto un percorso simile con l’Inter, una sottovalutazione da parte degli osservatori?
Mi fa davvero piacere questo accostamento. Ci siamo sentiti più volte con Cristian durante la stagione, abbiamo praticamente vissuto lo stesso anno, partendo anche da un background simile. Io arrivavo dalla stagione positiva di Brescia, lui da Parma… mi piacciono il suo modo di comunicare e il suo modo di stare in panchina.
E lo dice uno che non tifa l’Inter…
Ah no, io sono juventino.
Vale ancora di più, quindi: a Chivu farà piacere. Lei da capo allenatore è subentrato a Ettore Messina, che ora al termine di una parentesi da dirigente ha lasciato l’Olimpia dopo sette anni.
Gli sarò sempre grato, è un maestro, una leggenda. Ho imparato tantissimo da lui. Stiamo parlando di un signore che avrà vinto una quarantina di trofei.
L’epoca Messina è finita, durante la stagione l’Olimpia ha pianto la scomparsa del patron Giorgio Armani, il prossimo sarà un anno zero? Si ricostruirà anche la squadra.
Sono contento di esser riuscito a regalare a Milano questo triplete Supercoppa, Coppa Italia e Serie A proprio nella stagione della scomparsa di Armani. Devo dire che la società attraverso Leo Dell’Orco, Michele Tacchella e Laura Tadini mi è sempre stata vicino e mi ha sostenuto. E che insieme stiamo ponendo importanti basi per il futuro. La prossima stagione proprio un anno zero non direi, perché comunque sette, otto giocatori della rosa rimarranno. Poi sappiamo che il mercato delle squadre di Euroleague è molto impegnativo, molte compagini sono sostenute da fondi importanti. Noi di sicuro vogliamo gente affamata e magari sì ci sarà qualche scommessa, qualche giovane in più da far esordire e su cui puntare.
Gli anni da assistente allenatore sono stati importanti?
Sì, gli anni da assistente in nazionale uniti a quelli da assistente a Milano mi hanno formato come allenatore. Sarò sempre grato anche a Gianmarco Pozzecco, con il quale ho un super rapporto. Lui è stato fondamentale nella mia transizione da giocatore ad allenatore, avendola vissuta lui prima di me.
Dopo aver vinto tutto in Italia far meglio in Euroleague è un obiettivo?
Il mio obiettivo, intanto, è continuare a vivere il sogno che sto vivendo. Il privilegio di aver conquistato lo scudetto e la coppa nazionale al primo anno è già oltre ogni più rosea aspettativa. In Euroleague è chiaro che noi siamo underdog, dovremmo esser bravi a venire fuori come la sorpresa della stagione, perché come dicevo in quel contesto si muovono formazioni sostenute da capitali su una scala differente della nostra. Dalla ripresa, programmata per il 16 agosto, ci penseremo.
Qual è l’errore che un genitore non deve fare portando al minibasket i figli?
Nella pallacanestro è importante imboccare un circolo virtuoso: più ti diverti, più ti alleni, più migliori e quindi ancora di più ti diverti. Quindi l’errore che non bisogna fare e non far sì che i figli si divertano sempre di più.
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