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Pensioni dipendenti pubblici: per evitare tagli il rischio è di dover lavorare quasi mezzo secolo

  • Postato il 12 maggio 2026
  • Di Panorama
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Pensioni dipendenti pubblici: per evitare tagli il rischio è di dover lavorare quasi mezzo secolo

Per alcuni dipendenti pubblici andare in pensione senza penalizzazioni potrebbe significare dover lavorare quasi mezzo secolo. Le nuove regole previdenziali, tra revisione delle aliquote di rendimento, finestre mobili più lunghe e aumento dei requisiti legati alla speranza di vita, stanno infatti allontanando sempre di più l’uscita dal lavoro. Secondo le simulazioni dell’Osservatorio Previdenza della Cgil, in alcuni casi serviranno fino a 49 anni e 2 mesi di attività per evitare penalizzazioni permanenti sull’assegno pensionistico. L’impatto della stretta potrebbe coinvolgere oltre 730 mila lavoratrici e lavoratori entro il 2043, con un risparmio stimato per lo Stato superiore a 32 miliardi di euro lordi. A pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto i dipendenti degli enti locali e il personale sanitario, ma gli effetti riguardano anche insegnanti delle scuole parificate e ufficiali giudiziari.

Come cambia la pensione pubblica: il peso della revisione delle aliquote

La riforma introdotta con la legge di Bilancio 2024 ha stabilito una revisione delle aliquote di rendimento utilizzate per calcolare la quota retributiva della pensione. Questo riguarda chi ha una carriera “mista”, cioè un mix tra il vecchio sistema retributivo e il “nuovo” sistema contributivo. I più penalizzati sono i lavoratori pubblici rimasti a metà dei due sistemi, quelli entrati nella Pubblica amministrazione tra gli anni Ottanta e Novanta. L’effetto economico? Le simulazioni della Cgil mostrano che con una retribuzione annua di 30 mila euro il taglio può superare i 6 mila euro lordi l’anno; con stipendi da 50 mila euro la riduzione supera i 10 mila euro annui e con redditi da 70 mila euro il taglio può arrivare oltre i 14 mila euro l’anno. Si tratta delle pensioni anticipate, non quelle di vecchiaia.  Ma proprio questo rischia di spingere molti lavoratori a rimanere in servizio più a lungo, pur di evitare tagli permanenti sull’assegno.

Dipendenti pubblici: perché si rischia di lavorare fino a 49 anni

E poi c’è l’allungamento delle finestre mobili che, insieme alla revisione delle aliquote, ha effetti concreti sui tempi di uscita dal lavoro. Dal 2028, per le categorie coinvolte, la finestra salirà fino a 9 mesi. In pratica, anche dopo aver maturato il diritto alla pensione, il lavoratore dovrà attendere diversi mesi prima di ricevere l’assegno. Le simulazioni mostrano bene l’effetto delle nuove regole. Un lavoratore nato nel 1968 e assunto a 19 anni nel 1987 maturerebbe il requisito per la pensione anticipata nel 2030, con 43 anni e 4 mesi di contributi. Ma, a causa della finestra mobile la sua uscita effettiva slitterebbe al 2031, dopo 44 anni e 1 mese di lavoro. Ma il punto più delicato arriva dopo: per evitare il taglio dell’assegno pensionistico, lo stesso lavoratore dovrebbe attendere la pensione di vecchiaia nel 2036, arrivando così a 49 anni e 2 mesi complessivi di attività lavorativa. E i casi sono tanti. Un lavoratore nato nel 1970 arriverebbe a 48 anni e 4 mesi di lavoro e chi ha iniziato nel 1993 potrebbe arrivare a 47 anni e 8 mesi di attività.  Insomma, il raggiungimento dei contributi necessari non coincida più automaticamente con l’uscita reale dal lavoro.

L’effetto della speranza di vita: pensione sempre più lontana

A complicare il quadro previdenziale si aggiunge l’adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita. La legge di Bilancio 2026 ha soltanto attenuato temporaneamente l’aumento previsto dal 2027, limitandolo a un mese. Dal 2028 però il meccanismo tornerà pienamente operativo. Secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato la pensione di vecchiaia passerà dai 67 anni attuali a 69 anni entro il 2050 e la pensione anticipata ordinaria per gli uomini salirà da 42 anni e 10 mesi a 44 anni e 10 mesi di contributi.  Questo significa che nei prossimi decenni l’età effettiva di uscita dal lavoro continuerà ad aumentare, soprattutto per le nuove generazioni del pubblico impiego.

Cosa devono fare i lavoratori pubblici in vista della pensione

Cosa possono fare i dipendenti pubblici? Fondamentale verificare il sistema di calcolo applicato alla propria pensione; gli anni di contributi maturati prima del 1996; l’impatto delle finestre mobili e la convenienza tra pensione anticipata e pensione di vecchiaia. Molti lavoratori rischiano infatti di trovarsi davanti a una scelta difficile: uscire prima accettando un assegno ridotto oppure lavorare fino a quasi mezzo secolo, per evitare penalizzazioni economiche permanenti.

Autore
Panorama

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