Parola al carnefice: ho visto ‘La scomparsa di Josef Mengele’

  • Postato il 27 gennaio 2026
  • Blog
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 1 Visualizzazioni

“Non ho mai fatto del male a nessuno, lo giuro sulla testa di mia madre”. Così Josef Mengele, il medico delle SS accusato di aver compiuto atroci esperimenti sugli ebrei a Auschwitz, cerca di convincere suo figlio che in realtà è una vittima e non l’aguzzino. È uno dei momenti più forti del film La Scomparsa di Josef Mengele che racconta l’unico incontro, avvenuto nel 1977 in Brasile, fra “l’Angelo della morte” e il figlio Rolf, ormai trentenne. Diretto magistralmente da Kirill Serebrennikov, regista russo e controverso, laureato in Fisica, dall’innegabile multitalento.

Narrato interamente dal punto di vista del fuggitivo, dall’Argentina al Paraguay alla giungla del Brasile, alla fine della Seconda guerra mondiale. Il film dipinge il ritratto duro e complesso di un carnefice, braccato dal Mossad e dai i suoi fantasmi, che cerca di sfuggire al suo destino, mentre il mondo intorno a lui cambia e prende coscienza dei crimini nazisti. Davanti al figlio che lo incalza: “E’ vero che hai torturato bambini e donne?”. Lui non ci sta a essere il solo capro espiatorio. Ci sono anche gli altri e sciorina i nomi di medici complici che impiantavano embrioni animali nell’utero delle donne e iniettavano fenolo nel cuore degli omosessuali fino a farli scoppiare. Li chiamava “cadaveri viventi”, scarti umani erano anche i nani, li sterilizzava, li castrava. Era la mente malvagia del suprematismo bianco che sperimentava su di loro metodi barbari fra la biologia e la genetica. Aveva inventato una tecnica di dissoluzione della carne viva fatta “cuocere” in acqua con un solvente affinché si staccasse dalle ossa.

Mengele era ossessionato dai gemelli, convinto che esprimessero al massimo le qualità della razza. Nel lager li sottoponeva a crudeli esperimenti voleva scoprire il modo per selezionare qualità e difetti e creare una razza superiore con la quale “ripopolare” l’Est. Ma la scoperta del Dna nel 1953 ha dimostrato che le sue tesi fossero anche scientificamente assurde.

Facevano parte del suo programma di igiene razziale. Nel suo delirio di onnipotenza sbraitava che lo aveva fatto in nome della purezza della razza, ordine e disciplina. Mengele era soltanto uno psicopatico che sotto il coperchio della motivazione scientifica nascondeva il suo sadismo. “L’uomo è una corda tesa fra la bestia e il superuomo. Una corda sull’abisso” è una delle citazioni più celebri di Friedrich Nietzsche nel prologo di Così parlò Zarathustra. I nazisti si sono impossessati della sua filosofia senza che Nietzsche avesse mai fatto un solo accenno alla razza ariana tedesca. Nietzsche non ha mai criticato l’assolutismo nazista e si è lasciato “usare” dalla loro propaganda.

“Non accetto il giudizio di una giustizia che non riconosco – urla al figlio – Ho combattuto per preservare i valori della Grande Tradizione della Germania. Sono innocente. E il Terzo Reich risorgerà”. Non c’è mai stato spazio nel suo sproloquio per il rimorso. Chi ha protetto la fuga e la latitan­za di Mengele? Le SS erano un’organizzazione criminale che ha rubato tra l’altro moltissimo denaro. Questi soldi sono serviti a “mantenere” i nazisti fuggiti in Sud America. E poi sono stati aiutati da Monsignor Hudal, che rappresentava la chiesa tedesca all’interno del Vaticano, il maggior responsabile della fuga dei criminali nazisti.

Nascosto sotto vari pseudonimi, il macellaio di Auschwitz crede di potersi inventare una nuova vita. L’Argentina di Perón è benevola e sembra che il mondo voglia dimenticare l’Olocausto. Ma c’è chi ricorda, la caccia riprende e Mengele deve scappare in Paraguay e poi in Brasile. Non può sperare in alcuna tregua ed è costretto a vivere in fuga fino alla sua misteriosa morte su una spiaggia nel 1979.

Nel Giorno della Memoria ricordare i crimini nazisti e commemorare le vittime insegna alle nuove generazioni in un clima sempre più crescente di tensioni geopolitiche a combattere le discriminazioni. Perché l’Odio non generi altro Odio.

L'articolo Parola al carnefice: ho visto ‘La scomparsa di Josef Mengele’ proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti