Parlamento inglese, addio ai membri ereditari: in vigore la riforma della Camera dei Lord
- Postato il 1 maggio 2026
- Esteri
- Di Paese Italia Press
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Con la chiusura formale della sessione parlamentare britannica, si è da poco conclusa una delle anomalie più antiche del sistema costituzionale del Regno Unito: il diritto automatico di alcuni membri dell’aristocrazia ereditaria di sedere nella Camera Alta, quella dei Lord. La riforma, approvata con l’apposizione della firma di Re Carlo il 18 marzo, elimina l’eccezione che dal 1999 aveva permesso a un numero ristretto di duchi, marchesi, conti e baroni di restare a Westminster.
I membri della Camera Alta britannica
Fino a ieri gli uomini e le donne che sedevano sui banchi rossi all’interno del Palazzo di Westminster si dividevano in tre categorie: i pari a vita, nominati da una commissione e dai partiti politici e per gran lunga i più numerosi; i pari ereditari, da ieri aboliti; e i pari spirituali, ovvero 26 dei vescovi della Chiesa Anglicana.
Il numero totale dei membri non è mai stato fisso e, con la nomina periodica di nuovi lord, la Camera Alta britannica è arrivata a essere una delle assemblee parlamentari più numerose al mondo. Prima dell’abolizione dei membri ereditari contava più di 800 persone, la seconda assemblea parlamentare più grande al mondo, dopo solo il Congresso Nazionale cinese.
La Riforma
La volontà di riformare la Camera dei Lord, che adesso conta 753 membri, accompagna il dibattito costituzionale britannico almeno dagli anni Novanta. Un primo passo s’era compiuto durante il governo di Tony Blair, nel 1999, con la forte riduzione del numero di pari ereditari da più di 500 nobili a soli 92. Con la morte di un membro nobile avveniva un’elezione suppletiva interna per riempire quel seggio, gli altri membri dovendo eleggere dal bacino di ereditari rimasti esclusi.
Tuttavia, i laburisti presero di mira questo sistema – vestigio di un altro secolo – e proposero nel loro programma elettorale del 2024 l’eliminazione totale dei lord ereditari, superando la riforma del 1999. Dopo quasi due anni dall’inizio della legislatura e dopo una “navetta parlamentare”, vedendo più votazioni su possibili emendamenti di cui nessuno approvato, la legge ha ricevuto la firma di Re Carlo il 18 marzo di quest’anno.
Poche opposizioni alla riforma
Seppur in un primo tempo il principale partito d’opposizione, il Partito Conservatore, si fosse opposto in maniera molto tiepida al disegno di legge che metteva in pericolo 44 rappresentanti dei Tory nella Camera alta, alla fine il partito si è rassegnato alla necessità di questa svolta.
La riluttanza a riforme veniva da un semplice fatto: i membri ereditari erano sempre stati fortemente schierati dalla parte dei conservatori. Con ben 44 dei 92 rappresentanti della nobiltà ereditaria, la presenza conservatrice plasmava tutti gli altri partiti. In contrasto, i laburisti e i liberaldemocratici avevano solo quattro rappresentanti ciascuno. I crossbencher, ovvero i lord indipendenti, prendevano 31 dei 92 seggi riservati ai membri della nobiltà, con altri due non affiliati ad alcun gruppo.
Dopo l’accettazione delle ragioni della Camera dei Comuni da parte dei Lord, il disegno di legge ha potuto completare il suo iter senza ulteriori divisioni decisive.
Un futuro per i Lord
Il programma elettorale del partito laburista non si era limitato, però, all’abolizione dei rappresentanti ereditari. Il partito, arrivato al governo con il suo leader Keir Starmer, aveva ribadito anche la necessità della riforma totale della seconda camera britannica, pur di renderla più democratica e rappresentativa.
Infatti, la presenza dei 26 vescovi della Chiesa Anglicana, salva per adesso, ha attirato molte critiche durante il dibattito su questa riforma. La presenza automatica di rappresentanti della religione di Stato all’interno del parlamento accomuna – come alcuni deputati liberaldemocratici hanno ricordato polemicamente durante il dibattito – solo due paesi, il Regno Unito e l’Iran.
Questo primo passo compiuto sembra segnalare però una volontà di procedere verso cambiamenti più radicali delle forme del potere legislativo a Londra. Il desiderio di riformare la Camera nominata, da sempre cavallo di battaglia dei liberaldemocratici, sembra essere arrivato anche agli altri partiti istituzionali.
La possibilità di altre riforme radicali sembra ancora più plausibile quando si considerano i sondaggi politici sulle future elezioni: da tempo trainano due partiti, Reform UK di Nigel Farage e i Verdi con il segretario Zack Polanski. Partiti in forte crescita, in un sistema storicamente bipartitico, che restano largamente sottorappresentati nella Camera dei Lord rispetto al loro peso elettorale potenziale. Mentre i Verdi hanno due rappresentanti, il partito di Farage non ha alcun rappresentante sui banchi rossi dei Lord.
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