Parchi marini calabresi, direttive 2026: dalla tutela dei fondali a una nuova fruizione del mare

  • Postato il 8 gennaio 2026
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Parchi marini calabresi, direttive 2026: dalla tutela dei fondali a una nuova fruizione del mare

Parchi marini: nel 2026, la Calabria riscrive il suo patto con il mare. Dalla tutela dei fondali a una nuova fruizione consapevole, tra vigilanza, educazione ambientale e comunità protagoniste.


Il mare calabrese non è più soltanto una linea blu all’orizzonte. È un sistema vivo, complesso, fragile e potente insieme. E il 2026 si annuncia come l’anno in cui questa consapevolezza diventa politica pubblica, progetto strutturato, visione condivisa. L’Ente regionale per i Parchi marini della Calabria traccia la rotta di una nuova stagione: più tutela dei fondali, più vigilanza, educazione ambientale nelle scuole, pianificazione integrata e una fruizione del mare finalmente ordinata, responsabile, inclusiva.

Parchi marini: la Calabria riscrive il suo patto con il mare

Dopo un 2025 che ha segnato il definitivo superamento della gestione straordinaria, l’Ente entra ora in una fase matura. Una svolta che, come si legge nel bilancio dell’anno appena trascorso, ha trasformato i Parchi “da perimetri amministrativi a infrastruttura viva di sviluppo, tutela e responsabilità collettiva”. Non più confini da difendere, ma spazi da governare.

«Nel corso dell’ultimo anno – spiega il direttore generale Raffaele Greco – l’Ente ha consolidato la propria autonomia operativa e progettuale, superando definitivamente la fase commissariale». Un passaggio tutt’altro che formale. La ripresa piena delle funzioni ha significato continuità amministrativa, capacità decisionale, moltiplicazione di atti, progetti e azioni concrete sul territorio. Dalla delimitazione dei parchi alla costruzione di una comunicazione sistemica, dalla realizzazione di pannelli informativi a una presenza territoriale diffusa e riconoscibile.

Il segno più evidente di questo cambio di passo è arrivato dal mare stesso. Nel 2025 hanno preso forma i primi campi di ormeggio ecocompatibili, finanziati con risorse Pnrr-Mer: un intervento che segna una svolta storica nella gestione delle aree marine protette. «Per la prima volta la Calabria – ricorda Greco – si è dotata di infrastrutture capaci di contrastare l’ancoraggio selvaggio, ridurre la pressione sulla Posidonia oceanica e garantire una fruizione sicura e ordinata del mare». Non solo boe e corpi morti, ma un modello di gestione condivisa che responsabilizza i Comuni, coinvolge le comunità locali e trasforma la tutela in un vero servizio pubblico.

Un percorso strutturato con la Casa circondariale minorile di Catanzaro

Accanto alla protezione degli ecosistemi, cresce l’attenzione alla dimensione sociale e culturale della tutela. Nel 2025 l’Ente ha avviato un percorso strutturato con la Casa circondariale minorile di Catanzaro, inserendo giovani detenuti in attività formative e simboliche legate alla cura del mare e degli spazi comuni. Un’azione dal forte valore educativo, che lega ambiente, responsabilità e inclusione.

Carta europea del turismo sostenibile

Parallelamente, è stato rafforzato il cammino verso la Carta europea del turismo sostenibile, con l’approvazione del Piano di azione e il coinvolgimento diretto di enti locali, associazioni, operatori e istituzioni. «Un lavoro – sottolinea Greco – che afferma il turismo sostenibile non come alternativa marginale, ma come infrastruttura strategica capace di attrarre qualità, continuità e responsabilità». In questa visione si inseriscono esperienze simboliche e concrete: il primo itinerario subacqueo per persone con disabilità nel Parco della Secca ad Amendolara, il recupero di siti degradati come Capo Bruzzano, la restituzione alla fruizione consapevole di luoghi identitari come l’Isola di Dino.

Un’azione che si è sviluppata in piena coerenza con gli indirizzi della Regione Calabria e del presidente Roberto Occhiuto, trovando negli assessorati all’Ambiente e al Turismo – guidati da Antonio Montuoro e Giovanni Calabrese – interlocutori strategici e alleati naturali. Una sinergia istituzionale che ha dato forza e credibilità al percorso intrapreso.

Parchi marini calabresi: le direttive 2026

Ora lo sguardo è puntato al 2026. Le direttrici sono chiare: pianificazione integrata dei Parchi, rafforzamento della vigilanza, segnaletica strutturata, educazione ambientale nelle scuole, restauro degli habitat e una connessione stabile tra costa ed entroterra. Un disegno organico che riconosce nel mare non un comparto isolato, ma il cuore pulsante di un sistema territoriale più ampio.

«Il lavoro svolto nel 2025 ha posto le basi per una nuova fase – conclude Greco – quella in cui la tutela diventa progetto condiviso. I Parchi marini non sono più confini da difendere, ma spazi da governare. È questa la rotta che abbiamo tracciato». Una rotta che parla di responsabilità collettiva, di comunità protagoniste, di un mare finalmente vissuto senza essere consumato.

Se il 2025 è stato l’anno della svolta, il 2026 si candida a essere l’anno della piena consapevolezza. E la Calabria, affacciata su due mari, sembra pronta a ripartire proprio da lì: dall’acqua, dai fondali, da un patrimonio che torna a essere futuro. Il mare torna al centro. Non come sfondo, ma come orizzonte.

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