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Nelle ultime ore si è molto parlato dell'enciclica "Magnifica Humanitas", il documento nel quale papa Leone XIV sottolinea alcuni dei rischi dell'impatto dell'Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro, nel tessuto sociale, nel modo di fare la guerra.
Il documento non poteva essere più attuale, e per certi versi, visionario nell'anticipare e mettere nero su bianco alcune possibili derive dell'uso dell'IA, così come le soluzioni per mettervi un argine. Vediamo allora un po' meglio che cosa dice, sull'IA, la prima enciclica di papa Leone, e perché il suo contenuto è così rilevante, per il mondo della scienza e della tecnologia.. Innanzitutto: che cos'è un'enciclica?. Le encicliche sono i documenti papali più importanti, che cercano di rispondere ai problemi sociali più pressanti della nostra epoca, o che affrontano argomenti che riguardano la dottrina cattolica. Sono lettere che il papa, formalmente, indirizza agli arcivescovi e ai vescovi, ma anche un mezzo per diffondere messaggi teologici e prese di posizione politiche della Chiesa cattolica di Roma.
Il termine "enciclica" significa "circolare", e fu adottato per la prima volta ufficialmente da papa Benedetto XIV, che nel 1740 intitolò la prima lettera del suo pontificato Epistola encyclica (et commonitoria), ossia "lettera enciclica e ammonitrice".
La nuova enciclica Magnifica Humanitas (sulla custodia della persona umana nel tempo dell'Intelligenza Artificiale) di papa Leone XIV, si rivolge anche "a tutti gli uomini di buona volontà" (qui il testo integrale del documento).. Rivoluzioni a confronto. Una buona chiave di interpretazione dell'enciclica sull'IA parte dalla sua data. Non quella di pubblicazione, il 25 maggio 2026, ma quella in cui la lettera è stata firmata da Papa Leone: il 15 maggio 2026, esattamente 135 anni dopo la famosa enciclica di papa Leone XIII, Rerum novarum, (lett. "Delle cose nuove"), un'enciclica sociale diffusa il 15 maggio 1891 in risposta alle tensioni sociali provocate dalla Rivoluzione industriale.
In quell'occasione, il pontefice con cui l'attuale papa condivide il nome e l'impegno per la giustizia sociale auspicava che operai e ricchi industriali raggiungessero accordi di mediazione per la reciproca tutela dei diritti. Anche allora l'enfasi era sulla dignità del lavoro dell'uomo e sulla tutela dei diritti dei lavoratori.. Riallacciandosi a quello storico documento, la nuova enciclica sottolinea l'importanza del lavoro umano, «non soltanto mezzo di sostentamento, ma luogo di espressione, di relazioni, di contributo alla comunità». Anche se «è certo auspicabile che la tecnologia sollevi l'uomo da lavori particolarmente gravosi, ripetitivi o pericolosi e che offra un sostegno intelligente all'attività umana», la regola generale «deve restare la tutela dei posti di lavoro e del ruolo insostituibile della persona. L'obiettivo di maggiori profitti non può giustificare scelte che sacrificano sistematicamente l'occupazione, perché la persona umana è fine e non mezzo».
Mettere l'uomo al centro è il messaggio centrale dell'enciclica, che insiste sulla necessità di un nuovo umanesimo: non un rifiuto della tecnologia e delle possibilità che l'IA assicura, ma la necessità di governarla, di usarla come mezzo ed «evitare che domini l'umanità».. Una società che garantisse lavoro solo a una piccola parte di persone arriverebbe al paradosso: elevate possibilità tecnologiche e di progresso a fronte di un impoverimento umano e culturale: una polveriera che erode pace e stabilità.. Profitti nelle mani di pochi. Toccando un tema di estrema attualità, il documento chiede una regolamentazione governativa di ambiti che oggi ricadono sotto il controllo di aziende private, che insieme alle regole controllano anche i profitti dell'uso dell'IA: «Oggi [...], i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. [...] Nelle scelte che riguardano i flussi economici e le piattaforme digitali, nel governo dei dati e degli algoritmi, non si può lasciare che pochi attori orientino da soli i processi, ma è necessario costruire forme di cooperazione che rispettino i diversi livelli della comunità mondiale e li rendano corresponsabili del bene comune».. Il tema riporta alla mente la disputa tra il governo americano e Anthropic, l'azienda di IA che si è opposta ad acconsentire che il suo modello, Claude, venisse usato a scopo bellico senza che venissero garantite due clausole usate finora, e cioè che non venisse usato per compiti di sorveglianza umana di massa sugli americani o impiegato senza supervisione umana. Christopher Olah, cofondatore di Anthropic, ha partecipato insieme a papa Leone alla presentazione dell'enciclica, in un gesto di dialogo tra dottrina cattolica e mondo della tecnologia.. L'IA e la guerra. L'enciclica si sofferma sul tema dell'IA usata in guerra, sottolineando tre punti:
1) Il rischio di deresponsabilizzazione: la lettera denuncia «la crescente facilità con cui sistemi d'arma ad autonomia operativa possono essere impiegati rende la guerra più "praticabile" e meno soggetta al controllo umano, contraddicendo il principio che il ricorso alla forza armata debba avvenire come ultima risorsa in caso di legittima difesa».
2) Il tempo del giudizio morale, sempre più esiguo nella guerra ai tempi dell'IA: «Il giudizio morale non è riducibile a un calcolo: esso implica coscienza, responsabilità personale e riconoscimento dell'altro come persona. [...] L'IA non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanità: può soltanto renderlo più rapido e impersonale, abbassando la soglia del ricorso alla violenza e trasformando la difesa in previsione operativa, con le vittime ridotte a dati. Così, ci abitua all'idea che la violenza sia inevitabile e vada solo ottimizzata».
3) La necessità di distinguere e proteggere i civili: «Ogni tecnologia che rende più facile colpire senza vedere il volto dell'altro abbassa la soglia morale del conflitto», avverte il documento.. Esigenze irrinunciabili sono che per ogni decisione in ambito bellico sia reso possibile risalire alla catena di responsabilità, per evitare che «le colpe si dissolvano nella macchina». Servono poi regole chiare a livello internazionale per salvaguardare i civili e le infrastrutture necessarie alla loro sopravvivenza, oltre che per fermare la corsa ad armamenti digitali».. L'IA a servizio dell'uomo. Abbiamo la possibilità di regolare l'IA affinché serva il bene il comune: il messaggio deve passare alle nuove generazioni, che «devono credere che l'evoluzione delle tecnologie non segue un percorso inevitabile, ma può essere orientata dalla responsabilità personale e collettiva». Anche nell'educazione al rapporto con queste nuove tecnologie, i giovani vanno orientati a «scegliere ciò che fa crescere la loro libertà interiore»: capire i rischi ed esercitare la facoltà di scelta, senza per questo rinunciare alle opportunità che l'IA offre..
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