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Pannella: Uno, nessuno, Radicale. Il 'ritratto' dei leader

  • Postato il 19 maggio 2026
  • Politica
  • Di Agi.it
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  • 6 min di lettura
Pannella: Uno, nessuno, Radicale. Il 'ritratto' dei leader
Pannella: Uno, nessuno, Radicale. Il 'ritratto' dei leader

AGI - Uomo del dialogo, anzi no: urticante. Liberale, forse, ma fino a un certo punto. Anticlericale, ma con una grande ammirazione della figura del Papa. Il busto di Marco Pannella non c'è ancora, ma alla Camera dei deputati se ne tratteggia una immagine. Imprecisa, forse contraddittoria, ma non potrebbe essere diversamente data l'onda emotiva prodotta delle celebrazioni dei dieci anni dalla morte. Ci ha provato Benedetto Della Vedova, deputato di Più Europa che con il leader radicale ha combattuto diverse battaglie, da quelle sulla giustizia a quelle per la legalizzazione delle droghe leggere. È per sua iniziativa che si è tenuto il convegno sul leader radicale alla Camera, complice anche la recente uscita del libro di Piero Ignazi, "Marco Pannella, la passione della politica". Va subito detto che, nonostante abbia trovato "noiosi" alcuni interventi, Emma Bonino - la più titolata a dare un giudizio, vista la vicinanza al leader radicale - ha promosso l'evento: "Tanti ricordi diversi, ma alla fine Marco era quello là".

Il ricordo di Lorenzo Fontana

A fare gli onori di casa è il presidente della Camera Lorenzo Fontana che ammette una certa ammirazione per la capacità di Pannella di sapere imporre le proprie idee al dibattito pubblico nonostante non avesse un partito forte alle spalle: "Pannella aveva idee molto diverse da quelle che ho io, ma ho sempre ammirato che pur non avendo un forte partito alle spalle è riuscito a portare al centro del dibattito politico delle idee radicali. Ho sempre invidiato quell'epoca in cui sia scontravano idee opposte, in cui si facevano battaglie su delle idee". Ma quello che la Terza Carica dello Stato sottolinea di più è la capacità di vedere oltre il proprio tempo che caratterizzava Pannella: "C'era un orizzonte di società e Pannella pensava alla società che sarebbe stata dopo venti, trenta, quarant'anni. In televisione mi è capitato di vedere un dibattito fra Pannella e Andreotti, era un dibattito che guardava all'Italia da qui a quarant'anni. La politica non si dovrebbe fare per interessi personali, per il posto o per il narcisismo, ma per il futuro del Paese".

 

 

Il rapporto con la fede e la Chiesa secondo Casini

Se li ricorda bene, quegli scambi con Andreotti, Pier Ferdinando Casini che respinge subito l'idea di un Pannella anticlericale: "Ridurlo al laico contro il cattolicesimo sarebbe riduttivo. Non è mai stato un anticlericale né ha mai combattuto la fede: conosceva il catechismo cattolico e ha sempre riconosciuto nella chiesa una forza morale capace di parlare alle coscienze". Piuttosto, aggiunge Casini, "la sua critica era rivolta al potere, al confessionalismo, non alla fede in sé. Ha sempre mostrato sincero rispetto per il ruolo del Papa. Non si trattava di diplomazia od opportunismo. Ha sempre rivendicato di stare dalla parte degli ultimi e del vero Vangelo. 'Voglio essere con quelli che tutti scartano', scriveva nella sua ultima al Papa, quella lettera che terminava con la scritta in stampatello, 'Ti voglio bene'". Poi un piccolo retroscena: "Lo sciopero della sete e della fame, per i seggi vacanti a Montecitorio, lo portarono a condizioni terribili. Gli ultimi bollettini medici parlavano di punto di non ritorno, Berlusconi mi pressava al telefono perché risolvessi il problema dicendomi che saremmo diventati famosi per aver ucciso Pannella. Fortunatamente non andò così". Per Casini, dunque, Pannella "cercava interlocutori, non nemici. E trovava ascolto proprio là dove ci si aspettava una chiusura".

 

 

Dialogante o urticante? Il dibattito tra Letta, Martelli e Castellina

Anche Gianni Letta insiste su questa propensione al confronto: "Tante volte ho polemizzato con lui ma era un difensore della sua libertà, ma anche di quella degli altri e riusciva a confrontarsi anche con chi era contro le sue idee". Un uomo del dialogo, dunque. Niente affatto, ribatte Claudio Martelli, già braccio destro di Bettino Craxi e vicepresidente del Consiglio del governo Andreotti. "Restituire l'immagine di Pannella facendone uomo del dialogo indifferenziato non è un buon servizio a lui e non è un buon servizio alla verità. Era urticante per molti, e dobbiamo essergliene grati", sottolinea Martelli: "Non era così amato, non era amato per niente. Poi c'era il lato umano", aggiunge ancora Martelli. Luciana Castellina, che Pannella lo ha conosciuto all'università, sembra confermare almeno in parte quando ricorda "una amicizia in cui si è litigato sempre. Se lo fai a lungo, o ti spari o diventi amico. Ho sempre pensato che Marco fosse di sinistra come me, ma non era vero. Quando ho capito che non era comunista ma liberale mi sono calmata. Sul divorzio abbiamo litigato perché noi al partito volevamo che il divorzio passasse insieme alla riforma del diritto famigliare, perché senza quella le donne divorziate non sarebbero state padrone nemmeno del letto in cui dormivano".

Cosa significava essere liberale

Dell'essere liberale di Pannella, Claudio Martelli ricorda che "odiava l'uso dell'aggettivo 'privato', perché per lui era indicativo di qualcosa che manca. Personale sì, non privato. A lui interessava una economia in cui si potesse sprigionare la potenzialità delle persone, non una economia del privato. Una visione che lo portò alla rottura con il partito liberale. Lui è sempre stato liberale, nasce liberale e credo sia morto da liberale. Il punto è intendersi sul concetto di liberale". Per spiegarlo Martelli si rifà alla cronaca: "Macron ha ricordato che i liberali erano di sinistra. In Italia hanno tradito quell'ideale alleandosi con fascisti. Molti liberali dovrebbero interrogarsi su cosa significa oggi essere liberali. Cosa ne è del liberalismo americano, nel momento in cui tributa omaggi ai monopoli della Intelligenza Artificiale? Ben poco". Tornando a Pannella, "mi ricordo che quando venne a Rimini", spiega l'esponente del Psi, "alla nostra conferenza programmatica, mi abbracciò dicendo che avevo fatto un discorso liberale. Risposi che al massimo era liberal socialista. E lui: vabbè, fa lo stesso. No, non era proprio lo stesso".

 

 

Gli ultimi giorni e il bilancio di Emma Bonino

Molto personale e quasi il ricordo che Gianni Letta offre di una sua visita a Pannella, mentre era in ospedale dopo un intervento al cuore: "Era in terapia intensiva, gli tenevo la mano mentre ci scambiavamo confidenze. La nostra amicizia era nata per la comune origine abruzzese, ma si era alimentata poi proprio degli scontri. Io allora facevo il giornalista, dirigevo un giornale, 'Il Tempo', che non gli era vicino, che contrastava tante di quelle battaglie, se non tutte quelle battaglie, ma proprio su quel dissenso, su quel modo di polemizzare, sempre leale, sempre a viso aperto, è nata e si è consolidata una bella amicizia". Anche monsignor Paglia è stato vicino a Pannella mentre era malato. Erano gli ultimi giorni del leader radicale, e il presidente emerito della Pontificia accademia per la vita lo andò a trovare. Pannella prese il crocifisso che Monsignor Paglia aveva al collo e gli chiese di lasciarglielo: "Se lo mise, non voleva più lasciarla. E io gliel'ho lasciata. L'ho ripresa solo alla sua morte". In quanto al lascito di Pannella, Paglia ne sottolinea l'antimilitarismo: "Era spes contra spem", uomo di speranza contro ogni speranza. Bonino non è convinta: "Monsignor Paglia, lei è stato gentile ma io non capisco: Spes contra Spem non capisco cosa voglia dire, quindi se un giorno me lo spiegherà le sarò grata". Nonostante questo dubbio, la radicale 'promuove' a modo suo i relatori: "Ho sentito tutti gli interventi di oggi pomeriggio, alcuni più interessanti, altri più noiosi però mi pare una buona ricostruzione seppure con ricordi diversi di Marco".

 

 

 

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Autore
Agi.it

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