Palladino è il “Mister Wolf” del calcio italiano: risolve problemi. Ma perché poi non lo conferma nessuno
- Postato il 16 settembre 2026
- Di Virgilio.it
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“Sono il signor Wolf, risolvo problemi”: uno dei personaggi più belli della storia del cinema in uno dei film che hanno fatto la storia. L’attore dietro Winston Wolf è Harvey Keitel, la pellicola in oggetto è “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino. Ma anche il calcio italiano sembra avere il suo risolutore di crisi, l’uomo da chiamare quando le cose non vanno bene: Raffaele Palladino veste i panni di Mister Wolf, arriva aggiusta ma poi per qualche motivo non rimane. Ora ci riprova da Bologna.
- Specialista in crisi: da Monza a Bologna
- Il primo cortocircuito alla Fiorentina, poi all’Atalanta
- Perché non lo conferma nessuno
Specialista in crisi: da Monza a Bologna
La carriera da allenatore comincia come tanti tra le giovanili, quelle del Monza, dove ha concluso anche la sua carriera da giocatore. E proprio in Brianza, Raffaele Palladino mostra per la prima volta la sua capacità di mettere le mani nei momenti di crisi. Il 13 settembre 2022 prende le redini delle prima squadra dopo l’esonero di Stroppa. Il Monza è ultimo con un solo punto in 6 giornate e per molti è già condannato. Ma Palladino non si lascia neanche impensierire, comincia il suo lavoro e rivoluzione la squadra (anche con l’aiuto del mercato) e conquista la salvezza con 6 turni di anticipo. Solo fortuna? Non proprio, perché l’anno dopo fa ancor meglio riuscendo a portare il Monza a chiudere in 12esima posizione.
Il primo cortocircuito alla Fiorentina, poi all’Atalanta
La Fiorentina decide di puntare su di lui per il dopo Italiano. La scelta è più che giusta visto che la formazione viola nel 2024/2025 gioca un campionato da applausi, chiude in sesta posizione e raggiunge la semifinale di Conference League. La squadra gioca bene e nonostante qualche momento difficile, alla fine anche i tifosi lo accolgono in un abbraccio che a Firenze non è mai scontato. Il biennale è già firmato e tutto sembra andare nella direzione giusta. Ma a fine maggio 2025 arriva la sorpresa, Palladino se ne va. Arrivano delle dimissioni improvvise, alla base ci sarebbero dei rapporti tesi con l’ambiente, e una divergenza di veduta con la società su calciomercato e pianificazione futura. E da quel momento in casa viola cominciano i problemi con la girandola di allenatori nelle ultime due stagioni con Pioli, Vanoli, Grosso e ancora una volta Pioli.
Ma il risolutore di problemi Palladino non ha concluso, l’anno dopo salta in corsa sul treno Atalanta che stava deragliando sotto la guida di Ivan Juric. Dopo anni ad alti livelli, senza Gasp, la Dea è allo sbando. La guida forte dell’allenatore di Mugnano di Napoli compie appieno il suo dovere. Dal 13esimo posto risale fino al settimo con tanto di qualificazione Conference e un cammino Champions positivo benché concluso andando a sbattere contro il muro Bayern Monaco.
Perché non lo conferma nessuno
Dopo la Fiorentina, anche l’Atalanta decide di cambiare strada e Palladino lascia la panchina dopo pochi mesi: ma perché non lo conferma nessuno? L’addio alla Viola era avvenuto in maniera consensuale, quello all’Atalanta forse in maniera più unilaterale ma c’è un filo comune che lega la carriera di Palladino da allenatore. Raffaele non vuole sentire ragioni, ha un’idea molto precisa del calcio che vuole portare in campo e degli interpreti che sono più giusti. Insomma non è esattamente quello che si definisce un’aziendalista. E gli allenatori così nel mondo del calcio finiscono per rimanere poco nello stesso club, soprattutto in Italia dove le ragioni di bilancio comandano e i dirigenti sono spesso un po’ gelosi del loro potere e poco inclini ad accettare critiche e confronti. Ora Mister Wolf ci riprova a Bologna, magari questa volta potrà restare anche a colazione, per gustarsi con calma il caffè.