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Palio di Siena, Tittia corre per la storia: vuole il quarto "cappotto" e "scuffiare" il Nicchio. Ma occhio a Lupa e l'Aquila

  • Postato il 14 agosto 2026
  • Di Virgilio.it
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Palio di Siena, Tittia corre per la storia: vuole il quarto "cappotto" e "scuffiare" il Nicchio. Ma occhio a Lupa e l'Aquila

Per molti la tavola è già imbandita per un’altra “scuffia”. Che per chi non è troppo avvezzo alle questioni legate al Palio di Siena significa togliere la “cuffia” dalla testa della contrada che non vince da più tempo: a luglio c’è riuscito con l’Aquila, che non vinceva dal 1992, domenica ci riproverà con il Nicchio, che s’è ritrovato suo malgrado a ereditare la “cuffia”, non vincendo in piazza dal 1998. E l’uomo al quale i contradaioli di via dei Pispini si affidano per interrompere la maledizione ha naturalmente il volto di Giovanni Atzeni, per tutti Tittia, il fantino più vincente del nuovo millennio, ma anche (come logica vuole) il più chiacchierato, desiderato e detestato a seconda della contrada a cui si appartiene.

Tittia, il più forte in piazza (ma non piace a tutti)

Tittia a Siena è amato e odiato quasi alla stessa maniera. Amato da tutte le contrade che vogliono riportare a casa il drappellone, odiato da chi sa di non poterselo permettere (perché non tutte le 17 contrade hanno buoni rapporti col fantino, come è giusto e normale che sia). Negli anni però Tittia ha finito per essere visto in malo modo anche da chi vorrebbe assistere a delle carriere più incerte ed equilibrate, e invece s’è convinto che il grande “potere” esercitato dal fantino di origini tedesche su molti suoi colleghi (oltre che in virtù dei buoni rapporti con tanti capitani di contrada) finisca per annacquare la competizione, di fatto controllando la buona riuscita di ogni singolo Palio con fin troppa facilità.

Critiche che sono piovute da più parti anche dopo la carriera dello scorso 3 luglio, quella che ha visto l’Aquila tornare a vincere dopo 34 anni: la mossa data con troppa “facilità” dal mossiere Renato Bircolotti, nonostante i cavalli non fossero ben allineati (e con Tittia partito al centro del canape addirittura in anticipo, con un’immagine che l’ha scovato nel rivolgere uno sguardo d’intesa al fantino del cavallo di rincorsa per validare la partenza), la netta superiorità di Atzeni su Diodoro, cavallo che ha corso davanti dalla prima all’ultima curva (e con margine).

Nicchio, Lupa e Aquila le contrade più accreditate

La vittoria numero 12 in piazza, a sole due di distanza da Andrea Degortes detto Aceto, il fantino più vincente di tutti i tempi (in realtà ci sarebbe tale Gobbo Saragiolo, all’anagrafe Francesco Santini, che nell’800 ha vinto 15 carriere), ha rinfocolato le polemiche e determinato malumori tra chi vorrebbe assistere a carriere più avvincenti e imprevedibili.

Ma la sorte è sembrata voler mandare un messaggio chiaro anche in vista del Palio di domenica: seppur Diodoro sia finito in sorte alla Lupa (che ha scelto l’esperto Dino Pes detto Velluto), il Nicchio s’è ritrovato a montare Anda e Bola, lo stesso che lo scorso anno vinse quando però correva con la contrada rivale del Valdimontone (con fantino Giuseppe Zedde detto Gingillo), stavolta assente in piazza. Erano due dei tre cavalli più desiderati alla “tratta”: l’altro, Benitos, è finito in sorte all’Aquila, che ha ingaggiato Carlo Sanna detto Brigante per tentare di fare “cappotto”, vincendo cioè tutti e due i Palii dello stesso anno solare.

“Cappotto” che però proverà a fare anche Tittia, come già gli è riuscito nel 2013, 2019 e 2022 (nessuno ne ha fatti 4). Avrebbe potuto farlo anche nel 2015, ma nel Palio di luglio, corso col Nicchio su Occolè, venne disarcionato letteralmente da Massimo Columbu detto Veleno, che correva col Valdimontone, ingaggiato appunto per non farlo vincere (ad agosto poi Atzeni vinse con la Selva). Prese 10 Palii di squalifica, consegnandosi però alla gloria eterna.

Le reali chance di Pes, Sanna e Bartoletti

La scelta della Lupa di affidare Diodoro a Velluto è significativa: Dino Pes è uno dei pochi fantini che non fa parte della cerchia di Tittia, considerato un rivale reale. In teoria anche Jonatan Bartoletti detto Scompiglio ha l’esperienza per poter contrastare Atzeni: a luglio era sorprendentemente rimasto senza monta, stavolta l’ha ritrovata con la Chioccola, che gli ha affidato l’intrigante Arestetulesu (e in caso di vittoria del Nicchio, la “cuffia” passerebbe proprio alla Chiocciola).

Viso d’Angelo, il quarto “bombolone” del lotto (dove per “bombolone” s’intende un cavallo tra i più forti), è finito assegnato all’Onda, che l’ha affidato ad Andrea Sanna detto Virgola. Improbabile che si possa uscire dalle 5 contrade citate per ciò che riguarda il vincitore, sebbene nel Palio può succedere di tutto e di più.

Gli altri abbinamenti prevedono Sebastiano Murtas detto Grandine su Canarinu nella Selva, Giuseppe Zedde detto Gingillo su Donrodrigo nella Torre, Elias Mannucci detto Turbine su Euskaldi nella Giraffa, Michel Putzu detto Spago su Diamante Sauro nell’Oca e Federico Guglielmi detto Tamurè su Ares Elce nell’Istrice. Salvo sorprese, sarà un Palio senza grane meteorologiche: l’Onda ha vinto la prima prova, la Giraffa la seconda, ne restano altre tre (più la “provaccia” del 16 mattina) per testare i cavalli al canape. O per capire come intenderà muoversi Tittia, pronto a tutto per passare ancora una volta davanti a tutti al colonnino.

Autore
Virgilio.it

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