Palermo, sgominata la banda dei kalashnikov. 22 arresti: armi, droga e pizzo
- Postato il 13 luglio 2026
- Cronaca
- Di Blitz
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Operazione antimafia nel capoluogo siciliano: i carabinieri smantellano un'organizzazione criminale specializzata in estorsioni e traffico di stupefacenti. L'indagine, coordinata dalla procura, ha portato a 22 arresti e al sequestro di armi da guerra, inclusi fucili kalashnikov. Il gruppo esercitava controllo territoriale attraverso intimidazioni ai danni di commercianti e imprenditori locali, imponendo il pagamento del pizzo. L'operazione rappresenta un importante colpo alle strutture mafiose palermitane.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Terrorizzavano la popolazione, minacciavano commercianti e imprenditori, arrivavano armati di kalashnikov. I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno eseguito il fermo di 22 persone (a 7 il provvedimento è stato notificato in carcere) protagoniste dell’escalation criminale degli ultimi mesi in città. Raid e intimidazioni particolarmente violente, kalashnikov alla mano.
Nel quartiere di San Lorenzo
Sarebbero autori e mandanti degli attentati e delle intimidazioni che, dal novembre 2025 a pochi giorni fa, ha colpito la zona del mandamento mafioso di Tommaso Natale – San Lorenzo. A 9 indagati si contestano i reati di estorsione, tentata estorsione, detenzione illegali di armi da guerra con l’aggravante mafiosa.

Gli altri provvedimenti riguardano 6 persone accusate di far parte di una organizzazione che traffica cocaina, hashish e marijuana nei quartieri di San Lorenzo, dello Zen 2 e che avrebbe disponibilità di un arsenale di armi.
Coinvolti anche 7 indagati già detenuti: a loro il fermo è stato notificato in carcere. L’inchiesta è la prosecuzione di quella che a giugno a portato la Dda a emettere altri 8 provvedimenti di fermo per estorsione, danneggiamenti e tentato omicidio.
Un trafficante di droga detenuto a Trani, Salvatore Verga, 36 anni, sarebbe tra i mandanti dei raid che da ottobre scorso terrorizzano Palermo. Gli investigatori hanno trovato nel cellulare di uno dei “piciotti” indagati per le intimidazioni subite da commercianti e imprenditori un messaggio del detenuto che, dietro le sbarre, poteva tranquillamente dare ordini con uno smartphone.
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