Padre sfrattato dalla figlia perde la causa: il tribunale respinge revoca donazione
- Postato il 4 maggio 2026
- Cronaca
- Di Blitz
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A Ravenna si è conclusa una lunga e complessa vicenda giudiziaria tra un padre e sua figlia. L’uomo aveva acquistato nel 2011 un’abitazione del valore di circa 128 mila euro, poi intestata alla figlia come donazione indiretta. Per anni aveva continuato a viverci, fino al 2022, quando la donna, rimasta vedova, gli aveva comunicato l’intenzione di vendere l’immobile.
Da quel momento i rapporti tra i due si sono progressivamente deteriorati, fino allo sfratto del padre avvenuto nel 2023, quando la figlia avrebbe anche minacciato di rivolgersi ai Carabinieri per far rispettare la sua decisione.
La richiesta del padre e la battaglia legale
Ritenendo lo sfratto un gesto ingiusto e offensivo, l’uomo ha deciso di rivolgersi al tribunale civile chiedendo la revoca della donazione per ingratitudine. Secondo la sua versione, il comportamento della figlia avrebbe rappresentato una grave ingiuria, sufficiente a giustificare la restituzione dell’immobile.
La causa ha aperto un lungo contenzioso familiare, caratterizzato da ricostruzioni contrastanti e da un forte deterioramento dei rapporti personali. Il padre sosteneva che la minaccia di intervento delle forze dell’ordine e lo sfratto forzato fossero atti incompatibili con il vincolo familiare e morale.
La decisione del tribunale: nessuna ingratitudine
Il Tribunale civile di Ravenna ha però respinto la richiesta, dando torto al padre. Secondo il giudice, il comportamento della figlia non integra gli estremi dell’“ingratitudine grave” prevista dal codice civile per la revoca di una donazione.
Nella sentenza viene sottolineato come la donna avesse informato con largo anticipo il padre della volontà di vendere la casa e si fosse anche attivata per cercare una sistemazione alternativa. Le tensioni sarebbero esplose solo successivamente, all’interno di un conflitto familiare già in atto.
Il giudice ha chiarito che, pur non essendo privi di criticità, i comportamenti della figlia non possono essere considerati una “perversa animosità” tale da giustificare la revoca della donazione. La causa si è quindi conclusa con il rigetto della domanda e la conferma della piena proprietà dell’immobile in capo alla figlia.
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