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Orsini (Confindustria) al governo: “Il costo dell’energia minaccia esistenziale. Salari bassi frenano la domanda interna”

  • Postato il 26 maggio 2026
  • Economia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Orsini (Confindustria) al governo: “Il costo dell’energia minaccia esistenziale. Salari bassi frenano la domanda interna”

Il prezzo dell’energia definito una “minaccia esistenziale” e la richiesta di aiuto per alzare i salari che, essendo bassi, “frenano la domanda interna”. E poi la Cina che sta “colonizzando” i mercati, anche in settori cruciali, mentre l’Unione Europea non interviene. Il presidente dei Confindustria Emanuele Orsini tende mani a chiunque alla ricerca di sponde di fronte a un’industria che, avvisa, rischia la desertificazione. Di fronte al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, bussa al governo, in platea con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e a tutte le forze politiche invitando al dialogo anche i sindacati. L’ora è buia, del resto, con la produzione industriale in rosso da tre anni e uno scenario geopolitico proibitivo nei prossimi mesi.

“Chiediamo a tutta la politica un grande atto di responsabilità fatto di scelte ispirate a fiducia e coraggio politico”, è l’invito di Orsini dal palco dell’assemblea di Confindustria. “Queste scelte – dice – sono le fondamenta per tornare a una crescita del 2% l’anno”, che è “non solo necessaria ma possibile”. Sono “sfide” che “richiedono a tutti noi un senso di responsabilità comune, forte e condiviso”, una responsabilità “che riguarda le istituzioni e le forze politiche, le associazioni di imprese e i sindacati: l’intera società”. E avverte: “Se in Italia e in Europa non saremo capaci di uno sforzo comune perderemo la nostra industria, ovvero il 15% del Pil e milioni di posti di lavoro”. Quindi lancia una “proposta” al governo e alle parti sociali: “Lavoriamo insieme”. L’idea di Orsini è quella di liberare 20 miliardi di euro da riallocare: “Un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola”. E chiede un “atto concreto” sul fisco “da compiere con decisioni condivise di maggioranza e opposizione”. L’Italia – spiega – “è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati e ci sono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile”.

Ma la prima urgenza, sottolinea, è quella del prezzo dell’energia: “È ormai una vera e propria minaccia esistenziale. Non possiamo continuare a pagare nei nostri stabilimenti l’energia ai prezzi più cari d’Europa”. Benedice la traiettoria delineata dal governo sul nucleare chiedendo un’ulteriore accelerazione, facendo felice Meloni, ma chiede anche di “sbloccare le aree idonee per impianti fotovoltaici ed eolici di grande taglia”. Le altre quattro priorità, continua, sono “crescita dimensionale delle Pmi, contratti di sviluppo e innovazione, semplificazioni e riforma della legge 231 sulla responsabilità amministrativa”. Obiettivi da raggiungere con “risorse adeguate”.

Un capitolo del suo intervento è dedicato anche ai salari, una questione “aperta” di fronte alla quale però se ne la lava le mani: “Noi da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla. Le basse retribuzioni allontanano i giovani dall’Italia. Troppi settori offrono solo contratti a tempo e salari insufficienti”, ha detto Orsini Orsini. “Se vogliamo affrontare seriamente il problema, dobbiamo condividere tutti il principio per cui la retribuzione è una questione di attrattività per l’Italia e le sue imprese – ha sottolineato – I salari bassi incidono negativamente sulla qualità della vita delle persone, sulla natalità e frenano la domanda interna, che resta il principale mercato per la maggior parte delle imprese, e l’unico per molte piccole realtà”. Un mercato, tra l’altro, sempre più esposto a minacce esterne: “La Cina sta colonizzando i nostri mercati, se l’Unione europea non sosterrà da subito le nostre produzioni, saremo costretti al deserto industriale”.

Orsini punta il dito contro “regole falsate” e rilancia il tema del debito comune: “La Cina è oggi l’unica vera superpotenza industriale. Da sola – sottolinea – genera il 35% della produzione manifatturiera mondiale, più di quanto producano insieme gli altri otto principali Paesi industrializzati. Ma la Cina gioca con regole falsate ed esporta nel resto del mondo i propri squilibri, ovvero deflazione e carenza di domanda interna. Sposta un carico gigantesco di merci verso i mercati europei. Non solo prodotti a basso costo, ma anche tecnologie avanzate: settori in cui la Cina ha sovracapacità produttiva mentre l’Europa arranca e arretra”. Una mano è tesa anche ai sindacati sui contratti pirata: “Siamo tornati al dialogo diretto e continuo, affinché i contratti nazionali firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative diventino il punto di riferimento per tutti i lavoratori, in tutti i settori. E il governo ci ha ascoltato. Da questo binomio tra contratto ‘buono’ e salario ‘giusto’ può nascere un patto di responsabilità per superare i contratti pirata”. Che, sottolinea, “deprimono redditi e diritti dei lavoratori e fanno concorrenza sleale a chi, come la manifattura, assicura migliori retribuzioni e migliore welfare aziendale”.

Tiepida l’accoglienza del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: “Noi spingiamo non solo perché non siano fatti i licenziamenti, ma perché siano fatti gli investimenti sul lavoro e la formazione, siamo i primi a sapere che non c’è un futuro di un Paese e quindi del lavoro se non c’è una politica industriale, se non ci sono investimenti in questa direzione. Il tema però è: al centro cosa deve esserci? Deve esserci la persona, il lavoro, la giustizia sociale o semplicemente il mercato fine a se stesso in termini di profitti? Questo è l’elemento di fondo”, si interroga il leader sindacale. “Sicuramente – sottolinea però – oggi nella relazione di Orsini se penso alle politiche industriali, al lavoro ci sono punti condivisibili ma come si dice in gergo non è solo indicare i titoli dei temi ma discutere di quale svolgimento si deve dare per la risoluzione di quei problemi. E su questo versante sia dalla relazione Orsini e sia dall’intervento di Meloni ancora molte distanze”.

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Il Fatto Quotidiano

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