Orlando Furioso verso il debutto, il regista Livermore sceglie un cast al femminile: “Testo attualissimo e moderno”
- Postato il 29 settembre 2026
- Copertina
- Di Genova24
- 0 Visualizzazioni
- 6 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Genova. L’Orlando Furioso è un testo “maleducato” per il nostro tempo. Così Davide Livermore, regista dello spettacolo che inaugura la stagione del Teatro Nazionale di Genova di cui è anche direttore artistico (Teatro Ivo Chiesa dall’8 al 18 ottobre), descrive le motivazioni che lo hanno portato a scegliere di riportare in scena il testo di Ludovico Ariosto, pubblicato nel 1516. Un poema in ottave con un linguaggio che per Livermore “non si può premasticare, riscrivere, maneggiare. Bisogna essere altezza di questo linguaggio che ci impone di essere capaci di stare al suo livello, mi affascina moltissimo”. In scena tante donne, principale chiave di lettura scelta da Livermore per affrontare la messa in scena, che interpretano anche i ruoli maschili lasciando agli uomini solo il ruolo di narratore che fa da raccordo, insieme a un mimo, alle otto scene previste: Anna Della Rosa, Linda Gennari, Annamaria Ghirardelli, Mariangela Granelli, Laura Marinoni, Fulvio Pepe. Danzatrice Silvia Bennett.
Nelle note di presentazione viene spiegato perché: ‘Ludovico Ariosto poteva aprire il suo Orlando furioso anche scrivendo L’armi, le donne, i cavalier, gli amori. Invece apre con Le donne e non è un omaggio memore di Stilnovo. Va letto così come è: prima le donne. E non per cavalleria. Perché Angelica, Alcina, Bradamante, Melissa, sono i motori di tutte le azioni del Furioso. E perché le prime tre strofe del canto V sono una formidabile proto-denuncia contro la violenza sulle donne, per prima quella domestica. Poi possono essere lascive, come Fiammetta, oppure omicide seriali, per loro c’è una intera isola’.
Un testo attualissimo, che parla alla contemporaneità in modo sorprendente. Livermore ha pensato a “un gioco teatrale che lega le otto scene, che crea una grande metafora del nostro tempo. Vogliamo raccontare un tempo in caduta libera. Tutto sta precipitando in maniera pericolosa, tra mutamenti sociali, climatici, di coscienza politica, di deprivazione di diritti in un tempo inaspettato. Dai neofascismi alla mancanza di diritti, a lavoratori che diventano schiavi. Qui abbiamo da riprendere il senno, il senno di Orlando sulla Luna, vedremo come. Facciamo in modo che sia un Orlando mondiale, comunitario: siamo una società che distrugge, che per narcisismo ossessivo uccide, che perde qualsiasi tipo di Nord, di sana convivenza, saremo su un aereo che precipita nel vuoto, con lo spazio aereo chiuso per 72 ore in attesa delle trattative. Una sorta di ultimo volo dell’umanità. Si sente lontano echeggiare un boato, forse un’atomica lontana, ma da lì in avanti c’è l’unica possibilità che ci resta quando la tecnologia si spegne, quando la memoria l’hai delegata in un cloud, quando l’orientamento è ridotto a un gps”.
Tutto il mondo danza sull’abisso e le altezze raggiunte grazie al poema dell’Ariosto rende gli attori equilibristi su un filo invisibile. “Riusciamo a rappresentare quest’altezza − spiega Livermore − attraverso le capacità di un cast straordinario che mi ha scatenato il desiderio di fare questo testo. Con loro sapevo di poter arrivare a fare uno spettacolo senza compromessi, che potesse portare un infinito numero di ottave senza premasticazioni e rivisitazioni grazie alla loro tecnica e bravura. Possiamo alzarci al livello dell’Ariosto. La tendenza di oggi invece è: prendi Shakespeare e taglialo per il livello di attenzione che è sempre più basso. Si cambiano parole, qui invece abbiamo voluto essere il più integrali e puri possibili. È il teatro a richiedere altezza d’animo e tecnica. Soprattutto oggi dove le parole diminuiscono, noi presentiamo un testo in cui le parole sono altissime”.
La modernità di Ariosto si vede anche quando parla della guerra: “Parla dell’iniquità dell’archibugio con cui il più idiota degli uomini può uccidere il più grande degli eroi. È quello che avviene nei bombardamenti. Qui si elogia il singolar tenzone uomo contro uomo, non ci si deve nascondere, ma essere coraggiosi. La guerra aveva quasi un’etica che ora non esiste più. Anche le riflessioni sulle donne erano presenti e modernissime”. L’archibugio il pubblico lo vedrà in scena: Francesco Calcagnini è l’artista che ha illustrato l’Orlando Furioso con dei disegni presenti nella messa in scena.
La presentazione dell’Orlando Furioso rappresenta anche il debutto di Roberta Pinotti come presidente del Teatro: “Con vera emozione comincio il mio ruolo. L’emozione è quella che mi è stata trasmessa in teatro, non solo dalla regia, dagli artisti, dalla curatrice del testo, ma da tutto il personale che sta partecipndo alla messa in scena come se fosse un tutt’uno. Ho sentito anche la partecipazione della città, credo che sia un percorso che il teatro ha fatto in questi anni. Il testo ha un fascino incredibile e trovo straordinaria la lettura di Livermore, quella della centralità delle donne. Si riconosce il protagonismo delle donne nella storia, un elemento che è la realtà, ma che nei libri di storia non c’è. Si tratta di un messaggio importante che adesso potrebbe sembrare più consueto, ma che non bisogna mai dare per scontato. È una grande conquista e tra tutte le modernità che l’Ariosto ci tramanda questo è un messaggio potente”.
Margherita Rubino, curatrice del testo e della riduzione dello spettacolo, spiega: “Stavolta è stata dura: sono quasi 40 mila versi, tre volte l’Odissea. Livermore ha scelto le donne come parola chiave. Sono otto scene, le prime due hanno al centro Angelica, Bbradamante, la Maga Alcina, poi Orlando, Rinaldo, Sacripante, Carlo Magno, poi l’armi, ossia Cimosco, anche se poi nei fatti trionfa il corpo a corpo. Vedrete anche l’assedio di Parigi, quindi la guerra e i duelli. Non crederete a quello che vedrete, io vedo le prove. Nel finale ci sarà la perdita del senno da parte di tutti e la speranza di un recupero. Alla fine lo spettacolo diverte. Di questi tempi stare 2 ore e un quarto a sorprendersi e meravigliarsi a scoprire un mondo traslato non è mica scontato”.
Le azioni sul testo sono state minime: Rubino lo ha trasportato dalla terza alla prima persona.
A guidare gli spettatori ci sarà anche la musica rinascimentale eseguita dal vivo dall’Ensemble La Chimera: Sabina Colonna-Preti, Maria De Martini, Francesco Zoccali, ma anche qui ci sarà un gioco tra passato e presente. In un gioco che va a intersecarsi con brani pop e rock rivisitati e musiche originali elettroniche.
Dopo Genova lo spettacolo inizia la sua tournée nel 2027 da Firenze 12-17 gennaio, Teatro della Pergola, per poi proseguire a Napoli 20-24 gennaio, Teatro Mercadante; Modena 28-31 gennaio, Teatro Storchi; Torino 2-14 febbraio, Teatro Carignano; Cremona 16-17 febbraio, Teatro Ponchielli; Pavia 19-21 febbraio, Teatro Fraschini; Fiume 24-25 febbraio, Teatro Rjeca; Trieste 27-28 febbraio, Politeama Rossetti.
Lo spettacolo è una co-produzione dello stesso Teatro Nazionale di Genova con il Teatro Nazionale Croato di Fiume – Hnk Ivana Pl.Zajca U Rijeci. Altre informazioni sul sito ufficiale del Teatro Nazionale.