Opel chiude la fabbrica di Luton, oltre 1.000 posti di lavoro in bilico

  • Postato il 2 aprile 2025
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Dopo oltre cent’anni, la fabbrica Opel di Luton (Inghilterra) ha spento i motori. Alle 12:18 del 31 marzo, l’ultimo Vivaro ha lasciato la linea: una scena dal retrogusto di addio vero. Per una città che ci ha messo l’anima e per generazioni di operai, è la fine di un’era. Nel Regno Unito il marchio opera con il nome Vauxhall, ma per chiunque ci abbia lavorato in quella fabbrica resta semplicemente “la Vauxhall”. Una presenza fissa, un posto di lavoro sicuro, un pezzo di vita.

Il nuovo hub elettrico

La decisione era già nell’aria da mesi. Stellantis, oltre a illustrare i progetti previsti in Italia, aveva annunciato lo scorso novembre una riorganizzazione della produzione dei veicoli commerciali. Obiettivo: puntare tutto sul green e concentrare gli investimenti in siti strategici. E così, l’attività verrà trasferita a Ellesmere Port, nel Cheshire. Lì nascerà un nuovo polo dedicato ai veicoli commerciali elettrici, con un investimento da 50 milioni di sterline. Una mossa simile a quanto accaduto a Sochaux, in Francia.

Da una parte si guarda al futuro, dall’altra resta l’amaro in bocca per il patrimonio accantonato. La chiusura dello stabilimento di Luton mette a rischio più di 1.000 posti di lavoro. E anche se Stellantis assicura che “i dipendenti restano la priorità”, non tutti sono convinti. Il portavoce del gruppo sostiene stiano valutando soluzioni responsabili per i lavoratori di Luton, tuttavia il sindacato Unite, tramite la sua segretaria generale Sharon Graham, è duro: “È un tradimento verso i lavoratori, che hanno sempre raggiunto tutti gli obiettivi richiesti. Così non si tratta una forza lavoro leale”. E nelle parole di chi ha vissuto quella fabbrica giorno dopo giorno, il tono è misto: tristezza, rassegnazione, dignità.

“È un giorno triste, ma la vita va avanti”, ha detto Steve Brown, dopo 34 anni di lavoro tra le linee. Muhammad Basharat, il quale ne ha passati 24, ora guarda al settore edilizio per ricominciare. E poi c’è Iftikhar Raja, addetto al controllo della qualità: “Qui c’è storia, c’è memoria. Non è solo un lavoro, è una parte della nostra vita”. Una storia caratterizzata pure da vetture di altri brand del gruppo PSA come Renault Trafic.

Un pezzo di storia industriale

La storia di Opel a Luton parte da lontano. Nel 1903 comincia la produzione di automobili, e due anni dopo lo stabilimento viene spostato proprio lì. È l’inizio di un rapporto lungo più di un secolo con la città e gli abitanti. Negli anni d’oro, la fabbrica era un punto di riferimento, una garanzia di occupazione per migliaia di persone. Ma nel 2000, sotto la guida di General Motors, arrivò la prima batosta: l’annuncio della chiusura della realizzazione di automobili. Nel 2002 si fermò la linea ed evaporarono quasi 1.900 posti di lavoro.

Da allora, Luton aveva tenuto botta solo con la produzione di mezzi commerciali. Fino a oggi. Con la chiusura definitiva, si apre un punto interrogativo sul futuro dell’area industriale. Il consiglio comunale aveva provato ad acquistare il terreno, senza riuscirci. Adesso, rimane da capire cosa ne sarà di quella parte di città, e soprattutto, che prospettive ci saranno per chi ha perso il lavoro.

Certo, il mondo delle quattro ruote sta cambiando in fretta. E le fabbriche si spostano dove c’è innovazione, sostenibilità, strategia. Dietro, però, i numeri e gli investimenti, ci sono persone. Facce che ogni mattina timbravano il cartellino e facevano andare avanti un pezzo d’Europa su quattro ruote. A Luton, cala il sipario su una catena di montaggio. Ma per chi ci ha prestato servizio, quel complesso resterà sempre più di un capannone: era casa.

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