Omicidio Veronese, chiuse le indagini: per la procura Nicastri agì da solo e con premeditazione
- Postato il 14 luglio 2026
- Cronaca
- Di Quotidiano Piemontese
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La procura ha concluso le indagini sul caso del delitto veronese, determinando che l'imputato Nicastri ha agito in totale autonomia e con consapevolezza premeditata. Dopo l'omicidio, il ricercato si è dato alla fuga attraverso il Nord Italia, passando per Torino e Bardonecchia prima di varcare il confine francese. La sua cattura è avvenuta il 3 novembre, segnando una svolta decisiva nell'inchiesta e avvicinando il procedimento giudiziario verso le fasi successive del processo penale.
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COLLEGNO – Michele Nicastri è l’unico responsabile dell’omicidio di Marco Veronese. A nove mesi dal delitto di Collegno, avvenuto il 23 ottobre scorso, la Procura di Torino ha chiuso le indagini escludendo il coinvolgimento di altre persone, compresa Valentina, ex compagna della vittima e attuale fidanzata dell’ingegnere informatico.
Secondo il pubblico ministero Mario Bendoni, Nicastri avrebbe pianificato il delitto nei minimi dettagli, spinto da un’ossessione maturata durante la difficile causa per l’affidamento dei figli che vedeva contrapposti Veronese e la sua ex compagna. Nei 21 giorni precedenti all’omicidio avrebbe effettuato nove sopralluoghi sotto l’abitazione della vittima.
Le immagini delle telecamere mostrano l’uomo mentre parcheggia la propria auto lontano dal luogo dell’agguato e raggiunge a piedi corso Francia, con il volto coperto e i guanti. All’1.35 del 23 ottobre attende Veronese nascosto tra le auto e lo colpisce alle spalle con una trentina di coltellate. Per gli inquirenti non ci fu alcuna colluttazione iniziale, ma solo il tentativo della vittima di sottrarsi all’aggressione.
Nel corso dell’inchiesta è stata approfondita anche la posizione della compagna di Nicastri. La donna aveva incaricato un’agenzia investigativa di raccogliere elementi utili per la causa civile e aveva chiesto al compagno di seguire l’ex per documentarne eventuali comportamenti inadeguati. Gli investigatori, però, non hanno trovato prove di un suo coinvolgimento nella pianificazione dell’omicidio né di un ruolo da mandante.
Dopo il delitto Nicastri era fuggito tra Torino, Bardonecchia e la Francia, fino all’arresto del 3 novembre. Davanti agli inquirenti ha ammesso di aver ucciso Veronese, sostenendo però di essersi recato sotto casa solo per danneggiare la sua auto e di aver perso il controllo dopo essere stato scoperto. Una versione che, secondo la Procura, è smentita dai sopralluoghi effettuati nei giorni precedenti e dalle prove raccolte, che delineano un omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai motivi futili e abietti.
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