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Omicidio mamma-coraggio: pentito minacciato dal boss confermò dichiarazioni in una lettera a Gratteri

  • Postato il 4 maggio 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Omicidio mamma-coraggio: pentito minacciato dal boss confermò dichiarazioni in una lettera a Gratteri

Il Quotidiano del Sud
Omicidio mamma-coraggio: pentito minacciato dal boss confermò dichiarazioni in una lettera a Gratteri

Omicidio della “mamma-coraggio”, il pentito minacciato dal boss conferma tutto in una lettera indirizzata al procuratore di Napoli Nicola Gratteri.


NAPOLI – Un quadro giudiziario che si riapre tra pressioni, minacce e una verità che continua a cercare conferme nelle aule di giustizia. Nel secondo processo d’appello sull’omicidio di Matilde Sorrentino, la “mamma coraggio” uccisa il 26 marzo 2004 a Torre Annunziata dopo aver denunciato un presunto giro di pedofilia nel rione Poverelli, emerge un nuovo elemento destinato a pesare sul procedimento: la conferma, seppur sofferta e condizionata da intimidazioni, delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pietro Izzo.

Omicidio mamma-coraggio: pentito minacciato dal boss

Secondo quanto ricostruito in aula, Izzo (ex affiliato e oggi collaboratore di giustizia) avrebbe interrotto temporaneamente la propria collaborazione con la magistratura dopo una serie di videochiamate dal carcere da parte di Valentino Gionta, figlio di Ernesto, fratello del capoclan ergastolano Valentino Gionta senior. Le pressioni e le minacce ricevute, riferite dallo stesso pentito alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli nel settembre 2025, avrebbero generato timori concreti per l’incolumità della sua famiglia.

La lettera indirizzata al procuratore di Napoli Nicola Gratteri

Nonostante lo stop, Izzo ha poi scelto di confermare tutto nero su bianco: in una lettera inviata l’11 dicembre 2025 al procuratore di Napoli Nicola Gratteri, ha ribadito la propria attendibilità e la veridicità delle dichiarazioni rese sull’omicidio Sorrentino, indicando circostanze e responsabilità. Nei verbali acquisiti dalla Corte, il collaboratore avrebbe fatto nomi e ricostruito dinamiche dell’agguato, indicando anche il presunto mandante del delitto: il narcotrafficante Francesco Tamarisco. Quest’ultimo è imputato nel nuovo giudizio d’appello, dopo che una precedente condanna all’ergastolo, pronunciata in primo e secondo grado, era stata annullata dalla Cassazione con rinvio a Napoli.

Nel corso dell’udienza, la sostituta procuratrice Stefania Buda ha sottolineato come le dichiarazioni di Izzo restino utilizzabili e coerenti nel quadro accusatorio, ribadendo la richiesta di condanna all’ergastolo nei confronti di Tamarisco. Un impianto probatorio che, secondo l’accusa, non viene meno nonostante il temporaneo ritiro del collaboratore, proprio perché successivamente confermato con atto formale indirizzato alla Procura.

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