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Omicidio Di Cicco, Spagnolo assolto in Appello per la lupara bianca di 25 anni fa

  • Postato il 6 ottobre 2026
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Omicidio Di Cicco, Spagnolo assolto in Appello per la lupara bianca di 25 anni fa

Il Quotidiano del Sud
Omicidio Di Cicco, Spagnolo assolto in Appello per la lupara bianca di 25 anni fa

Ribaltata condanna a 30 anni per Spagnolo, esponente del “locale” di Cirò, assolto dall’accusa di aver avuto un ruolo nell’omicidio Di Cicco


CIRÒ MARINA – Colpo di scena nel processo per l’omicidio di Salvatore Di Cicco, l’uomo vittima di ‘ndrangheta la cui scomparsa, avvenuta nel settembre del 2001 a Torretta di Crucoli, è catalogata come “lupara bianca”. La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha emesso una sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Spagnolo, uno dei plenipotenziari del “locale” di ‘ndrangheta di Cirò, in primo grado condannato a trent’anni di reclusione. Decisivo, nel ribaltare il verdetto di primo grado, il lavoro difensivo svolto dagli avvocati Gregorio Viscomi e Tiziano Saporito. I legali hanno evidenziato incoerenze nelle accuse mosse dai collaboratori di giustizia Nicola Acri e Ciro Nigro, condannati in primo grado a 7 anni ciascuno (non hanno proposto appello). La Procura generale aveva chiesto la conferma della condanna per Spagnolo.

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Alleanza tra locale di Cirò e cosche della Sibaritide

L’inchiesta, che aveva fatto luce su uno spaccato feroce di criminalità organizzata tra la Sibaritide e il Cirotano, ruotava attorno all’eliminazione di Di Cicco, trucidato nel settembre del 2001 e inizialmente attirato in una trappola con il pretesto di un traffico di armi. Secondo l’impianto accusatorio originario, la morte dell’uomo era stata decisa dai vertici delle consorterie criminali dell’area — tra cui lo stesso Acri e Rocco Azzaro — poiché ritenuto, a torto o a ragione, un confidente delle forze dellordine.

Divario col rito ordinario

L’assoluzione di Spagnolo segna un netto divario rispetto al rito ordinario. Basti pensare che a Rocco Azzaro e Peppe Nicastri, esponenti di vertice rispettivamente delle cosche di Corigliano Rossano e Cirò, la Corte d’Assise di Catanzaro ha inflitto condanne all’ergastolo.

Di Cicco, uomo della ‘ndrina cassanese degli Abbruzzese, sarebbe stato ucciso con due colpi di pistola calibro 38 che lo raggiunsero al petto. A tenerlo fermo da dietro in un’auto sarebbe stato Nicastri. A sparargli, secondo l’originaria impostazione accusatoria, sarebbe stato Spagnolo.

I cirotani si sarebbero occupati anche dell’occultamento del cadavere. Nigro, infatti, racconta di avere sentito un escavatore in azione mentre lasciava il luogo del delitto.

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