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Oliver Glasner, un allenatore speciale: così ha trasformato il Crystal Palace in una big

  • Postato il 29 maggio 2026
  • Calcio
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Oliver Glasner, un allenatore speciale: così ha trasformato il Crystal Palace in una big

A Selhurst Park erano abituati a lottare per salvarsi, non a sfoggiare trofei. Per oltre un secolo il Crystal Palace aveva vissuto di sopravvivenza, orgoglio popolare e qualche cavalcata romantica, senza mai riuscire davvero a cambiare status. Poi è arrivato Oliver Glasner. E in appena 375 giorni ha riscritto la storia del club londinese. Quando il presidente Steve Parish lo incontrò alla fine del 2023, il Crystal Palace cercava soprattutto stabilità. Roy Hodgson era ormai alla fine del suo ciclo e la squadra galleggiava senza identità. Glasner, invece, portava con sé qualcosa di diverso: idee precise, personalità forte e la credibilità costruita tra Austria e Germania, fino al trionfo in Europa League con l’Eintracht Francoforte nel 2022.

Subentrato nel febbraio 2024 proprio al posto di Hodgson, l’austriaco impiegò pochissimo per entrare in sintonia con lo spogliatoio. Il Palace chiuse quella stagione al decimo posto in Premier League, ma il dato più importante non era la classifica. Era il cambiamento culturale. “Con lui abbiamo smesso di pensare soltanto alla salvezza. Abbiamo iniziato a pensare a vincere”, disse il centrocampista Wharton. La svolta definitiva arrivò nel maggio del 2025. A Wembley, contro il Manchester City, il Crystal Palace conquistò la prima FA Cup della sua storia grazie al gol di Eze.

L’inizio della stagione 2025-26 confermò che non si trattava di un episodio isolato. Il Palace batté il Liverpool nel Community Shield ai rigori. Due trofei in meno di tre mesi per una squadra che fino all’anno precedente non aveva mai vinto nulla di davvero importante. E mercoledì sera, a Lipsia, è arrivato il terzo capolavoro: la Conference League conquistata battendo 1-0 il Rayo Vallecano grazie al gol decisivo di Mateta. Una vittoria che ha un peso enorme anche perché ottenuta in mezzo alle difficoltà. Il Palace avrebbe dovuto giocare l’Europa League grazie al trionfo in FA Cup, ma la UEFA lo retrocesse in Conference per la questione della multiproprietà legata a John Textor, azionista sia delle Eagles sia del Lione. Una ferita che Glasner trasformò in carburante.

Il percorso europeo però non è stato lineare. I playoff contro il Fredrikstad, poi la qualificazione sofferta passando dagli spareggi con lo Zrinjski Mostar. E ancora AEK Larnaca, Fiorentina e Shakhtar Donetsk prima della finale. Ma proprio nei momenti più complicati si è vista la mano dell’allenatore austriaco. Glasner ha costruito una squadra riconoscibile. Compatta, verticale, feroce nelle transizioni. Il Palace ha chiuso la Premier come settima miglior difesa per gol subiti, con 12 clean sheet – meglio hanno fatto soltanto Arsenal e Manchester City – ma anche come una delle squadre più pericolose nella creazione di grandi occasioni da rete: 93, esattamente come il Liverpool.

Soprattutto, Glasner ha fatto crescere i giocatori. Olise, Eze e Guéhi sono diventati stelle europee sotto la sua gestione. Ma anche chi è rimasto ha compiuto un salto evidente: Sarr, Wharton, Lacroix e Mateta rappresentano oggi il volto di un club molto più ambizioso rispetto al passato. Il tutto in un contesto spesso turbolento. Glasner non ha mai nascosto i dissapori con la proprietà. A gennaio attaccò apertamente la società dopo il mercato: “Ci sentiamo abbandonati, non c’è supporto”. Eppure proprio nei momenti di crisi è emersa la sua forza caratteriale. Quando lo scorso febbraio arrivarono i fischi dei tifosi dopo una serie di sconfitte, rispose loro: “La cosa più importante è restare umili, anche per i tifosi. Non devono mai scordarsi da dove venivano”.

Nessuna paura di esporsi, nemmeno fuori dal calcio. “Preoccupato per i risultati? No, sono preoccupato per altre cose nel mondo, come le elezioni in Austria. Il populismo di destra ha preso una brutta piega”, disse nel 2024. Allenatore moderno, uomo diretto, Glasner lascia il Crystal Palace dopo averne cambiato la storia. Il suo addio era stato annunciato mesi fa, nel mezzo delle tensioni con la dirigenza, ma la separazione arriva nel momento più dolce possibile: con tre trofei in bacheca e un club finalmente convinto di poter appartenere all’élite. Per questo Oliver Glasner resterà il tecnico che ha insegnato al Crystal Palace a pensarsi grande.

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Il Fatto Quotidiano

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