Occhiuto, la procura di Roma chiede rinvio a giudizio: «Non mi fermeranno»
- Postato il 4 novembre 2026
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Occhiuto, la procura di Roma chiede rinvio a giudizio: «Non mi fermeranno»
Occhiuto replica alla notizia della richiesta di processo per truffa aggravata nell’inchiesta sull’auto blu: «Non ho ricevuto nulla, chiarirò».
CATANZARO – «Io non ho ricevuto ancora nulla». Roberto Occhiuto affida a un video su Facebook la replica alla notizia della richiesta di rinvio a giudizio nell’inchiesta romana sull’auto di servizio e sulle indennità per gli spostamenti istituzionali. Il presidente della Regione Calabria interviene nella notte tra il 3 e il 4 novembre, dopo l’anticipazione del Fatto Quotidiano, secondo cui la Procura di Roma ha esercitato l’azione penale nei suoi confronti per l’ipotesi di truffa aggravata. Il governatore contesta gli addebiti e annuncia di voler chiarire la propria posizione davanti al giudice.
«Sono stato informato da un giornalista del Fatto Quotidiano che, fra qualche giorno, dovrei ricevere una richiesta di rinvio a giudizio», afferma Occhiuto nel filmato. La precisazione riguarda dunque la mancata ricezione dell’atto al momento della pubblicazione del video, mentre il quotidiano riferisce dell’iniziativa dei magistrati romani.
L’inchiesta sull’auto blu e sull’indennità mensile
Al centro del procedimento c’è la presunta sovrapposizione tra l’indennità riconosciuta al presidente per l’utilizzo di un’auto privata nell’esercizio delle sue funzioni e la disponibilità di una vettura a carico dell’amministrazione regionale. Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, la contestazione riguarda una somma di 3.893 euro al mese che, nell’ipotesi accusatoria, Occhiuto avrebbe percepito indebitamente.
L’indagine era già approdata alla chiusura degli accertamenti nel luglio scorso, come aveva riferito la Tgr Calabria. Il fascicolo, inizialmente seguito a Catanzaro, è passato alla Procura di Roma per competenza territoriale: nella Capitale si trova infatti il conto sul quale venivano accreditate le somme oggetto delle verifiche.
La difesa di Occhiuto: «L’auto per sopralluoghi e cantieri»
Nel video il presidente ricostruisce la vicenda dal proprio punto di vista. Sostiene di aver utilizzato la macchina della Regione per impegni istituzionali e non per esigenze private: «Non per andare a fare la spesa o per fatti personali», ma per effettuare sopralluoghi e raggiungere i cantieri delle opere pubbliche.
«Mi dicono che non avrei potuto utilizzare quella macchina di servizio perché percepivo, come gli altri consiglieri regionali, una parte dell’indennità per la mobilità in Regione», aggiunge. Quindi definisce le contestazioni «piccinerie che chiarirò benissimo nell’udienza preliminare», qualora la notizia anticipata dal quotidiano trovi conferma negli atti che attende di ricevere.
La sua replica insiste sulla destinazione istituzionale degli spostamenti. La ricostruzione dell’accusa riportata dalle fonti giornalistiche riguarda invece la compatibilità tra l’indennità percepita e la contemporanea disponibilità di un mezzo finanziato dalla Regione.
«Sono arrabbiato, ma non mi farò fermare»
Alla difesa nel merito Occhiuto accompagna uno sfogo sul peso delle vicende giudiziarie. «Sono arrabbiato», dice, spiegando di sentirsi «torturato» da un anno e mezzo. Nel ripercorrere quel periodo richiama il primo avviso di garanzia, le dimissioni e la successiva ricandidatura, rivendicando di aver invitato i magistrati a svolgere ogni controllo.
Il messaggio finale è rivolto a chi, nelle sue parole, potrebbe pensare di utilizzare la vicenda per ostacolarlo: «Se pensate davvero di potermi fermare in questo modo vi sbagliate». Il presidente ribadisce così l’intenzione di proseguire l’attività politica e amministrativa: «Vado avanti, avanti, avanti e non mi farò fermare».
Richiesta di processo e rinvio a giudizio restano passaggi distinti
La notizia riportata dal Fatto Quotidiano riguarda la richiesta della Procura, non una decisione del giudice che disponga il processo. L’eventuale rinvio a giudizio dovrà essere valutato nell’udienza preliminare e non costituirebbe un accertamento di colpevolezza. Occhiuto respinge le contestazioni e resta presunto innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio del presidente della Regione Roberto Occhiuto per truffa aggravata nell’ambito dell’inchiesta sull’utilizzo dell’auto di servizio.
A darne notizia lo stesso governatore in un post sui social, commentando una anticipazione del Fatto Quotidiano.
“Chi pensa di fermarmi ha sbagliato persona, io vado avanti” le parole di Occhiuto, che prosegue: “Ho utilizzato quell’auto per fare dei sopralluoghi e andare sui cantieri delle opere pubbliche, mi dicono che non avrei potuto utilizzarla perché percepivo, come gli altri consiglieri regionali, una parte dell’indennità per la mobilità in regione. Insomma – conclude – piccole cose che chiarirò benissimo”.
Il Quotidiano del Sud.
Occhiuto, la procura di Roma chiede rinvio a giudizio: «Non mi fermeranno»