Nuova ipotesi sulla Gioconda: uno studio brasiliano suggerisce un legame nascosto con la Sindone
- Postato il 18 febbraio 2026
- Cultura
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Una nuova ipotesi destinata a riaccendere il dibattito su uno dei capolavori più enigmatici della storia dell’arte arriva dal ricercatore e designer brasiliano Átila Soares da Costa Filho, che annuncia di aver individuato un possibile ulteriore livello simbolico nella Gioconda di Leonardo da Vinci.
Secondo lo studioso, il celebre dipinto custodirebbe un “codice visivo” collegato all’immagine del volto di Cristo così come apparirebbe sulla Sacra Sindone, la reliquia conservata a Torino, da secoli al centro di studi e controversie.
Il volto nascosto nel panneggio
La scoperta riguarderebbe una fase preliminare dell’esecuzione del dipinto, nella quale – analizzando le pieghe dell’abito della modella sull’avambraccio sinistro – emergerebbe una forma compatibile con un volto umano. Le tonalità individuate sarebbero simili alle tracce visive associate all’immagine sindonica di Gesù Cristo.
Lo studio è stato reso possibile grazie a indagini tecnologiche avanzate condotte dal Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France, attraverso riflettografia infrarossa e regolazioni nelle misurazioni di densità, tecniche oggi fondamentali per lo studio degli strati nascosti dei dipinti antichi.

Filosofia, scienza e visione proto-3D
Nel quadro teorico proposto da Soares, il dipinto – iniziato nel 1503 – non sarebbe soltanto un ritratto, ma una sorta di opera “proto-3D”, fondata su riflessioni filosofiche legate al concetto rinascimentale di Homo Universalis.
In questa prospettiva, il possibile riferimento alla Sindone rappresenterebbe un elemento della meditazione artistica di Leonardo sui temi della redenzione, della morte e della rinascita, temi centrali nella cultura europea tra Medioevo e Rinascimento.
Una linea di ricerca già avviata
L’ipotesi si inserisce in un filone di studi che tenta di individuare relazioni tra Leonardo e la reliquia torinese. Tra gli studiosi citati figurano Gabriele Montera e Yasmin von Hohenstaufen.
Parallelamente, il ricercatore starebbe esplorando possibili collegamenti analoghi anche con l’opera di Michelangelo Buonarroti, tradizionalmente considerato rivale di Leonardo nel panorama artistico del Rinascimento italiano.
La committenza e il contesto storico
Come è noto il dipinto più famoso di Leonardo sarebbe stato commissionato nel 1503 dal mercante di tessuti Francesco del Giocondo per ritrarre la moglie Lisa Gherardini, appartenente a un’antica famiglia aristocratica di Firenze.
La cronologia dell’opera sarebbe compatibile, secondo lo studioso, con un possibile interesse leonardesco verso la reliquia.
L’arte come esercizio percettivo
A sostegno della propria tesi, Soares richiama un celebre passaggio del Trattato della Pittura, in cui Leonardo invita gli artisti a osservare forme casuali – macchie sui muri, cenere, nuvole – per stimolare nuove invenzioni visive.
Secondo il ricercatore, l’eventuale presenza di riferimenti nascosti rientrerebbe perfettamente nella poetica leonardesca, basata sull’idea che l’arte possa contenere livelli molteplici di significato, percepibili solo attraverso uno sguardo attento e strumenti adeguati.
Una scoperta da verificare
Come spesso accade nel caso delle opere di Leonardo, la teoria richiederà ulteriori verifiche e confronti accademici. Tuttavia, la proposta si inserisce nel lungo elenco di interpretazioni che continuano ad alimentare il fascino e il mistero attorno al dipinto più celebre del Rinascimento.
Chi è Átila Soares da Costa Filho
Il Prof. Átila Soares da Costa Filho è laureato in Disegno Industriale (PUC-Rio) e ha conseguito una formazione post-laurea in Arte e Tecnologia, Sicurezza delle Informazioni, Intelligenza Artificiale, Matematica e Fisica, Storia dell’Arte, Architettura, Archeologia e Patrimonio, Storia dell’America, Filosofia e Sociologia, Paleontologia e Cultura, Storia e Antropologia. È membro del Consiglio Scientifico della Mona Lisa Foundation (Zurigo), della Fondazione Leonardo da Vinci (Milano), del progetto L’Invisibile nell’Arte presso il Comitato Nazionale per la Valorizzazione del Patrimonio Storico, Culturale e Ambientale (Roma), del Centro Studi Leonardeschi (Varese, Italia) e della rivista tecnico-storica internazionale Conservation Science in Cultural Heritage, pubblicata dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna (campus di Ravenna).
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