“Non sono scaramantico, ma una volta ho rotto una tv per il calcio". Claudio Guerrini e i Mondiali
- Postato il 15 luglio 2026
- Di Virgilio.it
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Claudio Guerrini ripercorre la sua vita attraverso episodi indimenticabili legati al calcio e ai Mondiali. Tra confessioni personali, incontri con campioni leggendari e momenti familiari toccanti, emerge la figura di un appassionato che ha trasformato la sua dedizione al pallone in una vera vocazione. Le sue storie rivelano come lo sport sia capace di segnare profondamente le nostre esperienze quotidiane, dal divertimento sino ai gesti più impulsivi.
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Conduttore radiofonico, speaker, autore, volto televisivo e commentatore spesso per Sportitalia, Claudio Guerrini è una delle voci più riconoscibili dell’intrattenimento italiano. Da decenni accompagna il pubblico con la sua energia e la sua ironia, ma quando si parla di calcio lascia spazio soprattutto al tifoso. Romanista da sempre, ha vissuto i Mondiali più belli intrecciandoli ai ricordi di famiglia, alle emozioni dell’infanzia e ai grandi campioni che hanno segnato intere generazioni.
Dai festeggiamenti per l’Italia campione del mondo nel 1982 alle serate passate davanti alla televisione insieme al padre, fino alla simpatia per la Norvegia di Haaland e all’ammirazione per Cristiano Ronaldo, il suo rapporto con il calcio va ben oltre il semplice tifo. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare i suoi Mondiali: quelli che ha vissuto, quelli che avrebbe voluto vivere e quelli che sogna ancora di vedere.
Qual è il primo Mondiale che ti ha fatto innamorare davvero del calcio?
Il primo Mondiale che ricordo davvero è quello del 1982. Avevo una decina d’anni ed è stato il primo che ho vissuto con piena consapevolezza. Diciamo che sono partito subito bene: meglio di così era impossibile. Il mio idolo era naturalmente Paolo Rossi. Lo ricordo attraverso gli occhi di un bambino. Dopo la vittoria andai con i miei genitori, altri amici e tanti bambini al Circo Massimo a Roma a festeggiare. Ho ancora in mente i clacson, la gente stipata sui motorini e nelle macchine, i tuffi nelle fontane. Era l’inizio degli anni Ottanta, il periodo del boom italiano, della spensieratezza, della musica più bella. Per me è stata un’estate indimenticabile
Quando gioca la Nazionale, preferisci vivere la partita in solitudine o immergerti nell’atmosfera collettiva?
Per lavoro adoro stare in mezzo alla gente, ma nella vita privata sono molto solitario. Le partite più importanti della mia vita, quelle della Roma e della Nazionale, le ho viste quasi sempre in casa, insieme a mio padre. Mia madre, invece, ogni tanto passava solo per chiederci il risultato. Ho vissuto tutti i Mondiali così, in un’atmosfera molto intima. Solo dopo, se c’era qualcosa da festeggiare, si usciva. A Roma il punto di ritrovo era quasi sempre il Circo Massimo. Anche per lo scudetto della Roma è stato così. Ma la partita, per me, è sempre stata un momento da condividere soprattutto con mio padre
C’è un campione dei Mondiali che hai ammirato anche senza tifare per la sua Nazionale?
Sono sempre stato un grande estimatore di Cristiano Ronaldo. So che in Italia molti hanno preferito Messi nella loro storica rivalità, ma io sono sempre stato ‘cristianoronaldiano’. Cristiano Ronaldo ha rappresentato il Portogallo per vent’anni, ha vinto praticamente tutto: Palloni d’Oro, record di gol, popolarità mondiale. Eppure non è mai riuscito a vincere un Mondiale. È sempre stato quell’unico tassello mancante della sua carriera e proprio per questo ho sempre tifato anche un po’ per lui. Nei suoi anni migliori è stato molto più di un calciatore: era un personaggio totale, capace di dominare il campo, la comunicazione, il gossip e l’immaginario collettivo
Senza l’Italia in campo, quale Nazionale ha conquistato il tuo tifo?
Ho tifato Norvegia. È una squadra a cui sono affezionato da tanti anni perché la Norvegia è stata la meta del mio primo viaggio in assoluto. Avevo diciassette o diciotto anni, non ero ancora diplomato, presi il mio primo aereo insieme a un amico e volammo a Oslo. Quel viaggio mi è rimasto nel cuore. Visitai anche Bergen e rimasi colpito dalla civiltà, dall’ordine, dalle piste ciclabili e da quelle giornate d’estate in cui il sole sembrava non tramontare mai. Venendo da una città caotica come Roma, fu un impatto incredibile. Da allora mi sono innamorato del Nord Europa e la Norvegia mi è sempre rimasta simpatica. Oggi, con Erling Haaland, è ancora più affascinante: ha quell’immagine da vichingo che rappresenta perfettamente il suo Paese. Anche se l’Italia fosse stata presente, avrei comunque tifato Norvegia… naturalmente, a meno che non avesse affrontato gli Azzurri
Qual è la cosa più folle o irrazionale che hai fatto durante una partita dei Mondiali?
Qui probabilmente deluderò qualcuno, ma non sono un tipo scaramantico. Da ragazzino ero un romanista acceso e odiavo (sportivamente parlando) la Lazio, ma crescendo ho capito che preferisco tifare a favore di qualcuno piuttosto che contro qualcun altro. Non credo nelle scaramanzie. Non penso che sedermi sempre nello stesso posto, indossare la stessa maglietta o fare un determinato gesto possa cambiare il risultato di una partita. Sono tradizioni simpatiche, ma non fanno parte di me. L’unica vera follia l’ho fatta da adolescente: una volta ho rotto un televisore durante una partita. Avevo quattordici o quindici anni. Forse è stato proprio quel momento a farmi capire che stavo esagerando e da allora ho imparato a vivere il calcio con molta più serenità
Se potessi essere sugli spalti per un solo momento nella storia dei Mondiali, quale sceglieresti?
Senza dubbio Italia-Germania 4-3 del Mondiale 1970. Non ero ancora nato, ma mio padre me ne ha parlato per tutta la vita e l’ho rivista infinite volte. Pur avendo vissuto da tifoso i trionfi del 1982 e del 2006, e due scudetti della Roma, la partita che avrei voluto vedere dallo stadio è proprio quella. È rimasta nella storia per la quantità di emozioni, di gol e di colpi di scena. Ancora oggi, quando sento la telecronaca di Nando Martellini, mi emoziono. Sarebbe stato straordinario essere lì
Quale finale da sogno avresti voluto raccontare per la fine di questi Mondiali?
Mi sarebbe piaciuto raccontare la vittoria di una Nazionale che non aveva mai festeggiato un Mondiale ma così non è andata. Mi affascinava l’idea di vedere cambiare la storia del calcio. Il mio sogno sarebbe stato la Norvegia. Sarebbe stato bellissimo vedere un popolo che è sempre stato un outsider arrivare fino in fondo e capire come avrebbe festeggiato un’impresa del genere. Abbiamo già visto l’entusiasmo dei tifosi norvegesi e i festeggiamenti ‘da vichinghi’ guidati da Haaland: vederli campioni del mondo sarebbe stato qualcosa di unico. Avevo anche sognato una vittoria degli Stati Uniti, perché sarebbe stato curioso vedere una superpotenza mondiale conquistare finalmente anche il calcio. Al contrario, non mi entusiasmerebbe vedere Messi vincere ancora. Nutro una stima enorme per lui, è uno dei più grandi giocatori di sempre, ma essendo sempre stato dalla parte di Cristiano Ronaldo, mi piacerebbe che il suo storico rivale non chiudesse la carriera con un Mondiale in più