“Non è che ieri ho deciso: sono stufo di fare video, voglio fare il calciatore”: un club honduregno ingaggia un portiere-influencer, è polemica
- Postato il 16 agosto 2026
- Calcio
- Di Il Fatto Quotidiano
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Per capire il nuovo acquisto del CD Choloma bisogna dimenticare per un momento clean sheet, uscite alte e percentuali di parate. Il dato decisivo, almeno quanto gli altri, sta dentro uno smartphone. Saúl Fox ha trent’anni, fa il portiere e milioni di honduregni lo conoscono soprattutto come “La More”, personaggio nato sui social tra sketch, battute e video virali. Il 28 luglio il Choloma lo ha annunciato come nuovo estremo difensore della prima squadra. Non una collaborazione, non il testimonial della nuova maglia: un contratto da calciatore.
Sarebbe però troppo facile liquidarlo come l’influencer che una mattina ha spento TikTok e deciso di mettersi i guanti. Fox racconta una storia molto diversa. È cresciuto in una famiglia di calciatori — è nipote di Eulogio Palacios e imparentato con i fratelli Palacios, protagonisti anche della nazionale honduregna — e da ragazzo giocava in porta nel Deportivo Merced. Nel 2020 raccontò a La Prensa di essere stato selezionato durante alcune osservazioni e di avere trascorso diversi anni nell’ambiente giovanile del DC United negli Stati Uniti. “Ero un giocatore indisciplinato”, ammise allora: saltava allenamenti e scuola, perse terreno e tornò in Honduras. Il sogno professionistico sembrava archiviato. Aveva appeso i guanti; poi il telefono ha cominciato a suonare molto più dello spogliatoio.
Le reti gli hanno dato quello che il calcio non gli aveva concesso: notorietà, pubblico, un mestiere. E infine, con un plot twist degno dei suoi video, lo hanno riportato esattamente al punto di partenza. “Non è che ieri ho deciso: sono stufo di fare video, voglio diventare professionista”, ha spiegato dopo il tesseramento. Fox rivendica le categorie giovanili, l’esperienza americana e il tempo passato ad aspettare una possibilità. Solo che ora arriva in Primera a trent’anni e con un vantaggio sconosciuto ai ragazzi con cui compete: quando entra in una stanza, porta con sé anche il pubblico.
Il Choloma non finge nemmeno che questo dettaglio sia irrilevante. Héctor Vargas, tecnico argentino navigato del calcio honduregno, ha parlato apertamente di strategia di marketing, spiegando che oggi pubblicità, show e comunicazione sui social sono inevitabilmente intrecciati al pallone. Una volta il calciatore portava tifosi allo stadio perché segnava trenta gol. Oggi può portarceli prima ancora di avere giocato un minuto: il reach precede il debutto.
Lo stesso Fox lo dice con una trasparenza quasi spiazzante. Sostiene di essere fra i giocatori meglio pagati del Choloma e spiega la propria valutazione indicando proprio i miei numeri, cioè quelli prodotti sui social. Secondo il suo racconto, il contratto comprende anche casa, trasporto e sicurezza per la famiglia. “Non vengo perché voglio fama”, dice. Quella ce l’ha già. L’accordo deve consentirgli almeno di non perdere economicamente rispetto all’attività da creator. È forse la frase che racconta meglio il calcio del 2026: per convincere un influencer a diventare professionista, può essere il club a dover pareggiare lo stipendio del feed.
Naturalmente in Honduras la questione ha acceso il dibattito. Per ogni commento divertito c’è chi domanda quale giovane portiere abbia perso una possibilità dopo anni di settore giovanile. Fox conosce l’obiezione e risponde che anche lui ha fatto la fila: ha cominciato a giocare a undici anni e potrebbe debuttare a trenta. Ammette però senza problemi il valore promozionale dell’operazione: la sua comunità digitale può incentivare la gente ad andare alle partite. Non è calcio contro marketing. È calcio più marketing, fusi nello stesso corpo. E il confine diventa sottile: quando una società mette sotto contratto una persona capace di produrre contemporaneamente parate e visualizzazioni, quale delle due prestazioni sta acquistando davvero?
Fox, intanto, ha deciso di non sottrarsi allo spettacolo. Ha scherzato chiedendo di entrare quando il Choloma sarà avanti 3-0, possibilmente negli ultimi minuti, “perché meno gioco, meno rischio”. Ha provocato Jorge Benguché, uno degli attaccanti più conosciuti del campionato, chiedendo ironicamente come potrebbe mai segnargli. Poi è arrivata la dieta: deve perdere circa dieci chili e si sta allenando con il preparatore dei portieri. Dietro il meme, insomma, c’è un uomo che sta tentando seriamente una cosa abbastanza folle: tornare atleta professionista quando la sua seconda vita sembrava ormai molto più redditizia della prima.
Il suo debutto potrebbe arrivare il 16 agosto contro il Marathón. L’ultima parola, però, appartiene a Vargas. E non è un dettaglio: il Choloma ha perso le prime due partite dell’Apertura e cerca ancora i primi punti. Nel frattempo c’è il sospetto che La More abbia già saltato l’esordio stagionale per un concomitante impegno con la selezione honduregna dei creator contro il Perù. Una frase che vent’anni fa sarebbe sembrata semplicemente surreale, oggi compare tranquillamente nelle cronache sportive.
Forse il punto non è stabilire se tutto questo sia serio oppure no. Il calcio professionistico vende da decenni maglie, sponsor, audience e personaggi; semplicemente, per molto tempo ha preteso che venissero dopo il talento. Il Choloma ha invertito l’ordine della timeline. Prima è arrivato il personaggio, poi il contratto, adesso aspettiamo la parata.
Saúl Fox dice che quando gioca non sarà “La More”: “Saúl Fox è il calciatore”, mentre il personaggio continuerà a vivere nei video. Vedremo quanto a lungo i due riusciranno davvero a restare separati. Perché domenica, se entrerà in campo, basterà un tiro sotto l’incrocio per scoprirlo: sui social puoi cancellare un post. In porta, purtroppo, non esiste il tasto undo.
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