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Nolese, Saccone: “In Prima Categoria servirà maggiore continuità. Obiettivo salvezza ma non poniamoci limiti”

  • Postato il 16 settembre 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Nolese, Saccone: “In Prima Categoria servirà maggiore continuità. Obiettivo salvezza ma non poniamoci limiti”

Noli. Dal salto di categoria dello scorso anno alle prime indicazioni della Coppa Liguria, la Nolese si prepara ad affrontare una Prima Categoria che presenterà inevitabilmente un livello di difficoltà superiore rispetto alla scorsa stagione. In questa fase pre campionato c’è la necessità di trovare rapidamente la propria identità. I primi segnali, però, sono stati incoraggianti, con la squadra che ha già mostrato carattere e spirito di sacrificio. A fare il punto della situazione è mister Pietro Saccone, tra le prime uscite ufficiali e un obiettivo chiaro: conquistare la salvezza, senza però rinunciare alla volontà di giocarsela con tutti.

Mister, come sta procedendo la preparazione in vista del prossimo campionato?

La preparazione è stata sicuramente faticosa, soprattutto dal punto di vista numerico. Con tanti lavoratori stagionali e le problematiche legate a questa categoria, abbiamo lavorato bene, ma sempre con qualche difficoltà a livello di presenze. A oggi, per esempio, non siamo ancora riusciti a provare una sera un undici completo e questo inevitabilmente rende più difficile lavorare dal punto di vista tattico. Devo però riconoscere che chi è venuto ad allenarsi ha sempre lavorato con grande impegno. Adesso dobbiamo soprattutto cementare il gruppo, perché abbiamo tanti giocatori nuovi e altrettanti assenti. Questa situazione si è vista sia negli allenamenti, dove siamo stati bravi a tenere duro e ad adattarci, sia la domenica, dove ci mancano ancora giocatori importanti. Bruni, per esempio, è stato squalificato per tre giornate in Coppa e purtroppo salterà tutto il girone. Nelle gare ufficiali non abbiamo ancora avuto né Folco né Gualberti, mentre Nazarenko e Talka sono stati presenti soltanto part-time per gli impegni legati alla stagione lavorativa. Da ieri, finalmente, abbiamo recuperato La Rocca. Davanti, invece, ci stanno mancando Debenedetti e Aroca. Siamo andati in campo in 17 nella prima partita e anche ieri avevamo pochi cambi. La rosa è numerosa proprio perché abbiamo previsto queste situazioni: in estate ci sono tanti lavoratori stagionali, qualche infortunio e giocatori che possono avere qualche giorno di vacanza, come è normale che accada. Adesso, pian piano, recupereremo persone e la situazione potrà soltanto migliorare. Potremo lavorare con più giocatori e compattarci ulteriormente. È una situazione tipica dell’inizio stagione, che so essere capitata anche ad altre squadre.

Il salto in Prima Categoria

Il passaggio di categoria dopo tanti anni è sicuramente un cambiamento importante. L’anno scorso abbiamo vinto un buon campionato di Seconda Categoria, ma la Prima è un’altra cosa. La prima differenza che mi balza all’occhio è la durata: 22 giornate in Seconda sono molto diverse dalle 30 della Prima. Qui serve maggiore continuità, non soltanto nei risultati ma anche nella costanza degli allenamenti, nella concentrazione, nell’attenzione e nella presenza. È un campionato più lungo, con otto partite in più, e anche la stagione nel complesso dura di più: abbiamo iniziato prima e finiremo dopo. Sono quasi due mesi in più nei quali bisogna essere bravi a rimanere sul pezzo. Credo che il salto sia importante. Lo dimostra il fatto che negli ultimi anni molte squadre che sono salite di categoria, soprattutto quelle che hanno provato ad affrontare la Prima con pochi mezzi, hanno fatto fatica. Noi siamo una società piccola, nel senso positivo del termine. Non abbiamo grandi risorse economiche ma i dirigenti che ci aiutano sono persone che mettono anima e passione in quello che fanno. Siamo una realtà a gestione familiare e penso che questo sia un pregio. Però, facendo il salto di categoria, ci si rende conto che l’impegno aumenta per tutti: dirigenti, allenatore e giocatori. Le squadre che abbiamo incontrato finora in Coppa sono importanti e toste, con esperienza e giocatori di valore. Sicuramente non ci sarà, come in Seconda, la possibilità di affrontare tre o quattro partite sapendo magari che sulla carta sono più semplici. Su 22 partite, tre o quattro rappresentano una percentuale significativa; quest’anno, invece, dovremo mantenere alta la concentrazione per tutte e 30 le giornate.

Quali sono state le prime indicazioni della Coppa Liguria?

Per noi era importante partecipare alla coppa perché una partita ufficiale dà indicazioni molto più significative rispetto a un’amichevole. L’amichevole la fai, ma il clima è quello di un allenamento: ci sono tanti cambi e non è un vero banco di prova. La coppa, invece, ci permette di capire quali sono i problemi e quali sono le cose positive. La prima indicazione è che dobbiamo diventare squadra. Abbiamo cambiato tanto durante l’estate e dobbiamo compattare bene i nuovi arrivati con i giocatori che erano già qui. Noi stiamo provando a giocare a calcio per avere un’identità, e per costruirla serve tempo, soprattutto quando hai tanti giocatori nuovi e non riesci ancora ad allenarti sempre con il gruppo al completo. La partita di ieri contro la Veloce, da questo punto di vista, è stata importante. È stata una prestazione di sacrificio da parte di tutta la squadra. Faceva caldo e i due esterni si sono sacrificati molto, anche dal punto di vista fisico. Sono stati encomiabili e ho visto un attaccamento diverso rispetto alle due settimane precedenti. Abbiamo fatto una buona partita, colpendo anche due legni e creando un buon numero di occasioni. Avremmo potuto vincere contro una squadra che l’anno scorso ha già affrontato questa categoria e che, pur avendo cambiato molto, si era salvata senza passare dai play-out. Per questo considero la prestazione positiva. Anche contro il Cisano, la settimana precedente, non avevamo fatto male in campo. Mi aspetto quindi domenica prossima, nonostante le numerose assenze, un’altra prestazione positiva. Dobbiamo essere una squadra che si aiuta e che fa tutto il possibile per portare a casa qualcosa di positivo.

Previsioni sul campionato?

È difficile fare una previsione. Sento parlare molto bene delle squadre della Val Bormida, come Cengio, Millesimo e Altarese, senza necessariamente metterle in un ordine preciso. Sono realtà attrezzate anche economicamente, con giocatori importanti ed esperti. Noi abbiamo fatto una scelta di necessità e virtù. Siamo una squadra molto giovane, ma credo che abbiamo buoni valori e possiamo salvarci. Sicuramente dobbiamo fare uno switch mentale. L’anno scorso eravamo indicati da tutti un po’ come favoriti e avevamo quasi la pressione di dover vincere. Quest’anno dobbiamo imparare a gestire le situazioni, le partite e anche le eventuali sconfitte con un altro piglio. Dobbiamo fare i punti necessari per salvarci, possibilmente con meno ansia possibile. L’obiettivo è mantenere la categoria che abbiamo conquistato con tanta fatica in una stagione importante. Tra le squadre che sento nominare maggiormente ci sono Cengio e Camporosso. Anche in provincia di Savona penso che Quiliano e Cisano possano essere squadre in grado di dire la loro.

Una sfida personale

È da tanti anni che non lotto per un obiettivo come la salvezza, ma per me cambia poco. Continuo a pensare partita dopo partita e allenamento dopo allenamento. Il primo punto è non perdere la categoria. Non sarà facile, ma ce la siamo conquistata e ci mancava da 47 anni, che in realtà diventano 48. Sarebbe importante riuscire a salvarci senza arrivare all’ansia dell’ultimo minuto. Io preferisco concentrarmi sulla costruzione, settimana dopo settimana, di qualcosa di credibile, solido e di una squadra che, come stiamo facendo, acquisisca una propria identità e possa vivere una stagione positiva. Per me sarebbe anche una dimostrazione importante: poter reggere una categoria superiore a quella che ho affrontato per la maggior parte degli anni, confrontarmi con persone più esperte e dimostrare di poter stare a questo livello. Sarebbe un passo avanti in termini di consapevolezza e di credibilità personale. Sono tranquillo e penso di poterlo fare.

C’è la voglia di essere la sorpresa del campionato?

Attenzione: non dobbiamo partire pensando di essere la sorpresa del campionato o, al contrario, pensando soltanto a salvarci. Dobbiamo partire con i piedi per terra, ma anche con la consapevolezza di essere una squadra che sulla carta ha buoni valori. Non dobbiamo porci soltanto l’obiettivo minimo. Il primo passo è la salvezza e dobbiamo pensare a raggiungerla, cercando però di farlo con il minor carico di ansia possibile.

Autore
Il Vostro Giornale

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