Ninna Quario: "La mia Valanga Rosa, mia figlia Federica Brignone mi ha salvata. Gli ori di Milano Cortina incredibili". Intervista
- Postato il 25 settembre 2026
- Di Virgilio.it
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Quando Maria Rosa era Ninna, quel nomignolo conseguenza di un lessico famigliare, era minuscola. Aveva messo gli sci per caparbietà alla ricerca di una dimensione congeniale che lo sci le consegnava senza incertezze. La prima vittoria è arrivata, non senza accelerazioni ma con una certa precocia. Tutto è arrivato presto, quasi disperatamente come quel risultato che ha aperto la sua carriera memorabile. Quattro vittorie in Coppa del Mondo, la Valanga Rosa nata il giorno in cui la diciassettenne Ninna Quario vinse nelle World Series allo Stelvio e seconda fu Claudia Giordani, quarta Wilma Gatta, quinta Daniela Zini, settima Bieler, ottava Gamper. Poi ha deciso di interrompere a soli 24 anni quella vita resa piena, e unica, dalla convinzione dei suoi genitori che si potesse crescere libere e che ha condiviso, poi, nel crescere i suoi figli, Federica e Davide Brignone. “Due vite. Slalom parallelo con mia figlia Federica Brignone”, è un capitolo primo di un’esistenza intensa, tra le vie di una Milano amata a partire dal suo quartiere, tra Tortona e Solari, ma poi abbandonata per la Valle d’Aosta e seguire le proprie inclinazioni e attitudini in un rinnovamento che ha conosciuto e che affronta anche da madre, assistendo alle imprese straordinarie dei suoi figli che proseguono e che hanno conosciuto l’apice durante le ultime Olimpiadi. Di Federica, la campionessa che ha vinto due medaglie d’oro a Milano Cortina (supergigante, slalom gigante) dopo aver subito il più grave infortunio, forse, in carriera. La contattiamo tra una presentazione e un Festival dell’estate che la vede ripercorrere la sua esistenza, la loro vita, fino a quell’infortunio che ha tenuto Brignone lontana, sospesa e che, poi, dopo l’ha costretta a un nuovo intervento alla vigilia della nuova stagione.
- Alle origini del mito Ninna Quario e della Valanga Rosa
- La famiglia e la passione per lo sci
- La carriera giornalistica
- La caduta di Federica Brignone e l'infortunio
- Il futuro in un secondo libro
Alle origini del mito Ninna Quario e della Valanga Rosa
Ninna è rimasta sempre con Maria Rosa Quario, in tutta questa vita che ha condensato nel suo libro?
Tutto, è rimasto tutto. Sicuramente ho conservato il senso di autonomia, la voglia di libertà e di stare in mezzo alla natura. Non ho mai amato stare nella confusione, le feste e io stessa sono rimasta quella e gli eventi mi hanno spesso sovraesposto, anche per il libro – una esperienza bellissima – per via di presentazioni e occasioni di incontro. Sul libro, sulla mia vita, su Federica (Brignone, ndr). Ma è utile, nonché doveroso, da giornalista. Non rispondo mai di no, non ho mai rifiutato perché, da professionista, comprendo e accetto di rispondere.
A 17 anni si può comprendere che sta arrivando quell’istante perfetto in cui cambia la prospettiva? Aveva capito alla vigilia della sua esplosione che poteva essere la Ninna della Valanga Rosa?
All’inizio mi piaceva quell’attenzione, perché la stampa e i giornalisti mi cercavano e parlavano di me. Mi piaceva perché significava che facevo qualcosa degno di nota perché il giornalismo era diretto. Non c’erano i social, non c’era ufficio stampa, nulla e se un giornalista veniva da te e ti faceva domande e pubblicava fatti, notizie di cronaca che ti riguardavano per me era gratificante. Il mio sogno era fare la sciatrice e andare meglio possibile, mi piaceva anche avere un rapporto con la stampa. L’unica eccezione è stata un’intervista che, riletta, mi ha toccata. Nulla di grave, ma da allora sono stata più attenta da sciatrice.
Il tratto che emerge è la sua maturità per l’età, l’esercizio di un senso critico e di una indipendenza di pensiero molto spiccata per una giovane donna. Di scegliere nel relazionarsi con il mondo che girava attorno.
Sono cresciuta in un ambiente molto stimolante.
La famiglia e la passione per lo sci
Molto libero…
Libero, senza nessuno che mi e ci stesse addosso. A 5 anni andavamo a scuola da soli, a tennis e siamo cresciuti senza oppressione. Mia madre mi accompagnava, seguiva e consigliava, ma sostenendo la mia autonomia. Da un punto di vista culturale, grazie anche alle amicizie e all’ambiente che avevano attorno i miei genitori, avevamo modo – io e mio fratello – di ascoltare gli adulti e quel che spiegavano, i temi su cui si confrontavano. Pur frequentando e giocando moltissimo con altri bambini e bambine. Mi è sempre piaciuto, poi, ascoltare e farmi un’idea pur riguardando una sfera non propriamente infantile.
Si è mai percepita come una figura scomoda, nella sua carriera agonistica da sciatrice per la sua indipendenza, il suo senso critico e l’autonomia di giudizio?
Forse sì, senz’altro sì però quasi mi compiacevo di quella mia autonomia. Non mi sembrava di essere scorretta perché ho sempre nutrito enorme rispetto nei riguardi degli altri. Come mia figlia Federica. Ero così e non cambiavo per compiacere gli altri e in questo mia figlia Federica ha preso da me perché anche lei, spesso, si è ben resa conto di essere criticata per certi suoi atteggiamenti, comportamenti o altre sue dichiarazioni. Non ci siamo mia preoccupate di piacere alla gente con comportamenti innaturali, contrari al nostro modo di essere e di pensare.
La carriera giornalistica
La sua scelta di intraprendere la carriera di giornalista sportiva era una scelta di grande emancipazione.
Nella mia mente non c’erano molti retroscena. A me piaceva scrivere, tanto. Desideravo restare nell’ambiente dello sci e dello sport, sicuramente e ciò mi ha spinto a fare la scelta del giornalismo all’epoca. Mi sentivo in grado di affrontare questa nuova avventura con i miei mezzi, la mia formazione e le mie competenze. Poi ho cercato di migliorarmi: seguivo i giornalisti che meritano attenzione, allora, attenta a leggere ogni giornale, rivista e a studiare. A scrivere con riflessione, cura. In modo più che serio.
Lei ha lasciato lo sci, le gare agonistiche per la precisione, quando aveva appena 24 anni. Presto, a posteriori. Si era davvero chiuso quel ciclo?
Non me lo sono mai chiesta. Di sicuro in quel momento non avevo voglia di continuare, mai avuto rimpianti come quando ho chiuso la carriera da giornalista. Per me quando una cosa si chiude, è chiusa. Mai avuto la sensazione, profonda, di aver sbagliato.
L’arrivo di Federica, sua figlia, l’ha salvata dalla bulimia per come descrive quella fase nel suo libro. Che cosa la aveva trascinata in quell’angolo? Era una donna ammirata, indipendente circondata da una famiglia affettuosa e dall’amore dei suoi genitori.
Mi sento di parlarne, oggi. Ho avuto degli anni difficili, è un problema che ritenevo di poter gestire e di poterne uscire da sola. Quando fui colpita, nei primi mesi di gravidanza, da un’intossicazione alimentare lo interpretai come un segnale, un modo per farmi comprendere che fosse giunto il momento di smettere. Non ero così ingenua da ritenere che potessi danneggiare il feto, vomitando a causa dell’intossicazione ma mi spronò a decidere. E come detto, quando prendo una decisione non torno indietro.
Ha scelto la Valle d’Aosta per crescere i suoi figli, facendo scelte nette dopo aver trascorso qualche anno a Milano, in una casa in zona Tortona. Immagino sia stato complicato, ma soddisfacente.
Una scelta condivisa e che ha portato una serenità familiare. Poi i percorsi scolastici sono stati sempre valutati e calibrati sulle esigenze sportive, sia di Federica sia di Davide.
La caduta di Federica Brignone e l’infortunio
Il giorno in cui Federica è caduta, procurandosi un infortunio terribile, lei stavo sciando e non ha ricevuto informazioni immediate sull’accaduto. Quale paura è quella?
Non mi ci trovo in questa situazione, le paure sono quelle altrui provate dai genitori di Matilde e Matteo non le ho provate.
A Cortina, alle sue ultime Olimpiadi Invernali forse, Federica ha conquistato due ori che mai aveva raggiunto nelle edizioni precedenti alle quali aveva preso parte. Dopo quel calvario, si era immaginata nei suoi sogni più ambiziosi di vederla sul podio e due volte con l’oro al collo?
Quello che ha dimostrato Federica è straordinario, altri campioni non riescono ma questo dipende non dalla determinazione, ma da altro a volte. Quelle due medaglie sono state entrambe talmente incredibili che mi ha emozionato di più la partecipazione delle altre persone rispetto alla mia di emozione. Mi ero emozionata, io, forse più per i Mondiali. Era tutto incredibile: la seconda dopo la prima medaglia d’oro. Tutto talmente incredibile che temevo ci scuotessero e ci dicessero che era un sogno.
Io dopo il secondo oro mi sono commossa, non lo nascondo.
La partecipazione è stata straordinaria, eccezionale. E questo lo testimonia.
Come sta Federica, ci sarà ancora un’altra stagione (domanda effettuata prima dell’ultimo intervento)?
Valutiamo giorno per giorno. Il dolore c’è ancora, ma viene seguita con la medesima attenzione e cura di sempre dallo staff medico FISI e senza forzare. Un lavoro quotidiano di Federica e di tutti i professionisti coinvolti.
Il futuro in un secondo libro
Avrebbe desiderato rinviare la sua decisione di accantonare il giornalismo, alla luce del doppio oro olimpico per spiegare di che cosa è fatta la sua determinazione?
Forse scriverò un libro, quando sarà il momento più giusto. Magari con Federica o su Federica.
Nella sua giovinezza, da sciatrice come sua figlia, aveva già attraversato il dolore profondo dopo la grave caduta e le conseguenze tragiche che colpirono Leonardo David, che sua sorella mantiene vivo. Anche lei cura quei ricordi e li condivide, nel suo libro con estrema delicatezza.
Quella perdita devastante spero abbia segnato un cambiamento, nella sicurezza e nella pratica di questo sport meraviglioso. Leonardo rimarrà, per me, una persona importante, un amico e un affetto.