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Nepal, oltre 1300 dispersi per la disastrosa inondazione al confine col Tibet. Sale il numero dei morti accertati. Soccorsi a rilento nel fango

  • Postato il 27 agosto 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Nepal, oltre 1300 dispersi per la disastrosa inondazione al confine col Tibet. Sale il numero dei morti accertati. Soccorsi a rilento nel fango

Continuano le ricerche dei dispersi dopo lo tsunami di acqua, fango e detriti che ieri ha devastato il nord del Nepal, al confine con la regione cinese del Tibet. La disastrosa inondazione è stata causata dall’improvvisa piena del fiume Bhotekoshi, provocata a sua volta dal collasso di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche per quasi 200 chilometri a valle. Case, strade e ponti sono stati spazzati via. Con il sostegno di Cina e India, proseguono i soccorsi, ma i mezzi di emergenza si muovono a fatica nello strato di sedimenti profondo un metro e mezzo. Almeno 165 i morti accertati. Mentre sono oltre 1300 le persone di cui al momento non si hanno notizie, di cui oltre 500 sono turisti, provenienti da una trentina di Paesi. Molti sono pellegrini indiani, diretti alla montagna sacra del Kailash, nel Tibet occidentale. Oltreché lavoratori occupati nel trasporto merci e nella manutenzione di una diga idroelettrica. Dei 90 italiani registrati dalla Farnesina nel Paese, solo due si trovavano nella zona dell’alluvione e sono in buone condizioni. Nel frattempo Nuova Delhi sta evacuando migliaia di persone dalle regioni nordorientali, per il timore che l’allerta non sia ancora terminata.

L’area colpita è un importante punto di transito, oltreché per i flussi turistici, per il commercio tra Cina e Nepal. I danni alle infrastrutture sono ingenti: circa 40 chilometri di strade sono andate completamente distrutti, così come molti ponti. Colpite anche le centrali idroelettriche attive nell’area, che forniscono elettricità alla capitale Katmandu e ad altre zone del Nepal. Il capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, Tim Fletcher, in un post su X ha dichiarato che per l’emergenza saranno stanziati 2 milioni di dollari dal Fondo globale di emergenza dell’Onu.

Anche il Dalai Lama, la massima guida spirituale del buddismo tibetano, ha espresso il suo sconforto: “Sono profondamente addolorato per le devastanti alluvioni che hanno colpito la regione di Rasuwa in Nepal e Kyirong in Tibet, causando perdite di vite umane e gravi danni strutturali. Prego per tutte le vittime e porgo le mie più sentite condoglianze ai familiari e a tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia”. “Dato che questa regione è già stata colpita da calamità in passato – prosegue – questi eventi sono certamente sintomo di una causa sottostante più profonda, che sia il cambiamento climatico o altri fattori. Spero che vengano adottate, ove possibile, misure di intervento adeguate per garantire che tali disastri non si ripetano”, ha concluso il Dalai Lama.

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Il Fatto Quotidiano

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