Nepal, la piena travolge il confine con il Tibet: 669 morti e migliaia di dispersi. Tre italiani ancora irreperibili
- Postato il 29 agosto 2026
- Attualità
- Di Paese Italia Press
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Luca Barachini e Patrizia Marziale, residenti a Lugano, erano in viaggio da Lhasa verso Kathmandu. Nessuna notizia anche del gioielliere di Rapallo Marco Ratto. Le ricerche proseguono tra fango, detriti e infrastrutture distrutte
Una catastrofe improvvisa ha colpito il 26 agosto (2026) il corridoio montano tra Nepal e Tibet, lungo una delle principali vie di collegamento tra Lhasa e Kathmandu. Una massa di acqua, fango, roccia e detriti ha investito le vallate del Nepal settentrionale dopo la violenta piena del fiume Bhotekoshi, propagandosi poi lungo il sistema del Trishuli e devastando villaggi, strade, ponti e impianti idroelettrici.
Il bilancio continua ad aggiornarsi. Secondo l’ultimo dato diffuso dalla polizia nepalese, alle 16 del 29 agosto sono 669 i corpi recuperati e 2.362 le persone ancora disperse. Tra queste figurano 499 cittadini stranieri. Sono invece 2.301 le persone tratte in salvo o evacuate dalle aree colpite.
Sul versante tibetano, nella contea di Gyirong, le autorità cinesi hanno comunicato sette vittime e 554 persone ancora irreperibili. Il disastro ha interessato in particolare l’area del valico di Rasuwagadhi e il territorio circostante, dove il collegamento tra Nepal e Tibet è stato gravemente danneggiato.
Tre italiani ancora senza notizie
Tra le persone di cui non si hanno notizie ci sono tre cittadini italiani. Si tratta di Marco Ratto, cinquantenne di Rapallo, e della coppia residente a Lugano formata da Luca Barachini e Patrizia Marziale.
I nomi di Barachini e Marziale figurano nell’ultimo elenco dei dispersi diffuso dalle autorità nepalesi. Barachini è indicato come italiano, mentre Marziale risulta cittadina svizzera; secondo quanto riferito dall’Ansa, la donna possiede anche la cittadinanza italiana. Entrambi hanno 52 anni.
La coppia era partita da Lhasa e stava seguendo un itinerario articolato in dodici tappe verso Kathmandu. Il percorso prevedeva il passaggio attraverso il versante tibetano, l’area del campo base dell’Everest e quindi il rientro in Nepal attraverso la zona di confine colpita dalla piena.
Proprio in quelle ore i contatti si sono interrotti.
L’ultimo aggiornamento pubblicato sui social da Patrizia Marziale risale al 22 agosto. In quel post raccontava il viaggio e la scoperta del Tibet con parole semplici, parlando della felicità come qualcosa legato ai gesti quotidiani e agli incontri. Quattro giorni dopo, nella regione che la coppia stava attraversando, si è verificata la devastante alluvione.
I familiari, già nei giorni scorsi, avevano riferito alla Radiotelevisione svizzera italiana di non riuscire più a mettersi in contatto con la donna. Da allora non sono arrivate notizie che consentano di ricostruire la loro sorte.
Anche di Marco Ratto non si hanno informazioni. L’orefice di Rapallo era arrivato in Nepal per un viaggio legato alla montagna e al trekking. La sua famiglia, che gestisce da generazioni uno storico negozio di orologeria e oreficeria nel centro della città ligure, si è rivolta alla Farnesina dopo la perdita dei contatti. Il suo nome è stato inserito nell’elenco delle persone disperse.
Una valle trasformata dalla piena
La dinamica esatta dell’evento non è ancora stata definita in ogni dettaglio. Le prime ricostruzioni hanno indicato il possibile collasso di una massa glaciale e di roccia come origine della gigantesca onda di detriti che ha raggiunto il sistema fluviale. Le analisi geologiche successive hanno escluso che un terremoto di magnitudo 4.4, inizialmente indicato tra le possibili cause, fosse l’origine del fenomeno: quella registrazione sismica sarebbe stata collegata alla stessa massa di roccia e ghiaccio precipitata a valle.
L’acqua ha trovato un percorso già fortemente incassato tra le montagne, trascinando con sé enormi quantità di materiale. Nel giro di pochi minuti il livello del Trishuli è aumentato di diversi metri, mentre ponti e strade venivano spazzati via. Sono stati colpiti anche numerosi impianti idroelettrici, fondamentali per l’economia e l’approvvigionamento energetico del Paese.
Le operazioni di soccorso sono rese particolarmente difficili dalla conformazione del territorio e dalla distruzione delle vie di comunicazione. L’esercito nepalese ha impiegato elicotteri per raggiungere le località isolate, evacuare feriti e distribuire beni essenziali. In alcuni siti le squadre stanno lavorando tra metri di fango e detriti alla ricerca dei dispersi.
Una delle situazioni più delicate riguarda un tunnel di un impianto idroelettrico nella zona di Rasuwa. Centinaia di persone sono state evacuate, mentre oltre cento lavoratori risultano ancora intrappolati in una galleria e le operazioni di soccorso proseguono in condizioni difficili.
Le ricerche continuano
A quattro giorni dalla piena, il lavoro dei soccorritori non si ferma. La priorità resta individuare le persone ancora disperse e raggiungere le aree che, a causa delle frane e della distruzione delle strade, sono rimaste isolate.
Il governo nepalese ha chiesto anche un sostegno tecnico specializzato ai Paesi vicini per affrontare le operazioni più complesse. Le condizioni meteorologiche, tuttavia, continuano a condizionare gli interventi: pioggia e nebbia hanno costretto temporaneamente a sospendere alcune attività di ricerca.
Nel frattempo, a Kathmandu e nelle altre località raggiunte dai sopravvissuti, famiglie e amici continuano a cercare nomi negli elenchi delle persone soccorse e negli ospedali.
Tra quei nomi, per ora, non ci sono quelli di Luca Barachini, Patrizia Marziale e Marco Ratto.
Ho mantenuto “tre italiani ancora irreperibili” nel titolo per evitare un’imprecisione: Marziale è registrata dalle autorità nepalesi come svizzera, ma risulta avere anche la cittadinanza italiana.
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