“Nello spazio stiamo correndo veloci”: la sfida italiana per diventare un modello europeo
- Postato il 24 settembre 2026
- Space Economy
- Di Forbes Italia
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Contenuto tratto dal numero di settembre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Il 9 giugno a Roma, a Palazzo Piacentini, l’annuncio ha avuto la solennità delle cose che ambiscono a durare: la terza edizione degli Stati generali della space economy, presentata dal ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso e dal deputato Andrea Mascaretti, presidente dell’integruppo parlamentare per l’economia spaziale, non sarà più una tre giorni concentrata a Roma, Torino e Milano, ma una campagna diffusa: 18 sessioni tematiche in 16 regioni, un evento dedicato ai giovani e la plenaria di novembre a Milano. Mascaretti (Fratelli d’Italia) è stato il relatore alla Camera della legge sullo spazio. Con Forbes Italia ripercorre numeri, ambizioni e criticità dello space in Italy.
Mascaretti, perché distribuire gli Stati generali sul territorio?
Negli anni recenti il settore, in Italia, si è espanso in modo significativo: dal 2021 al 2024 il fatturato della filiera è cresciuto da 1,9 a 3,1 miliardi e gli addetti sono passati da 5.900 a quasi novemila. È aumentato l’export, con un incremento, al 2025, del 23,3% rispetto al 2022; sono anche aumentati gli investimenti esteri nello spazio italiano, con un +37,1% dal 2022 al 2024. Vantiamo la filiera completa, con moltissime aziende distribuite su quasi tutto il territorio nazionale. Da qui è nata l’idea di dare vita a Stati generali diffusi nelle 16 regioni che ospitano uno o più distretti aerospaziali.
Nel frattempo gli equilibri geopolitici sono instabili e, nello spazio, Stati Uniti e Cina dominano. C’è una ricetta per rendere l’Europa competitiva?
Deve cambiare passo, non limitarsi a essere una macchina che produce burocrazia. Se pensiamo che, nel 2025, l’Europa ha effettuato in totale una decina di lanci, fra Ariane 6 e Vega, e che nello stesso tempo un solo privato, cioè Elon Musk con SpaceX, ne ha effettuati 170, cristallizziamo la situazione a colpo d’occhio. Oggi Starlink dispiega più di diecimila satelliti operativi in orbita e prevede di arrivare a 42mila. La scala delle nostre attività spaziali è decisamente diversa. Non possiamo più aspettare.
In concreto?
Servono quattro cose: la prima è la massa critica a livello industriale. In quest’ottica, il progetto Bromo (la fusione in corso tra Thales, Airbus e Leonardo, ndr) è fondamentale. La seconda cosa è una combinazione di leggerezza e dinamicità: la nostra filiera, perlopiù costituita da microimprese e pmi altamente innovative, può costituire un esempio europeo. Non penso che Germania e Francia possano dire lo stesso. I loro ecosistemi industriali sono composti da player in media più strutturati e, per forza di cose, meno reattivi. In Italia, invece, capita quasi ogni giorno di scoprire imprese magari sconosciute al grande pubblico, ma capaci di fornire tecnologia alla Nasa, o già arrivate sulla Luna. Il terzo ingrediente è una riduzione drastica della burocrazia: se le decisioni vengono prese in ognuno dei paesi europei, poi occorre mettersi d’accordo, e quindi aggiungere un ulteriore livello decisionale, comunitario. I tempi si allungano diminuendo la competitività, in un settore in cui tutto corre sempre più veloce. Ultima cosa cruciale: sono necessari investimenti imponenti e non solo pubblici. Questi ultimi devono servire a stimolare un mercato che possa generare ricchezza e attrarre investitori privati. È quanto successo negli Stati Uniti con SpaceX, Blue Origin o Rocket Lab: pubblico e privato, insieme, hanno creato un mercato nuovo.
Tra gli sponsor degli Stati generali ci sono grandi gruppi industriali. Non c’è il rischio che l’agenda finisca per riflettere le loro priorità, lasciando ai margini pmi e startup?
Lo escluderei, perché gli Stati generali sono stati costruiti per dare voce all’ecosistema intero. Non è un caso che una sessione sia dedicata solo alle startup; saranno loro le protagoniste. L’iniziativa punta a superare le criticità che ogni attore presenta per conto proprio. Solo in un confronto fra imprese piccole e grandi, fra enti di ricerca e istituzioni, si può maturare una soluzione condivisa.
Il ministro Urso ha annunciato che a dicembre ci sarà un consiglio ministeriale intermedio dell’Agenzia spaziale europea a Roma. Gli Stati generali avranno un ruolo nel prepararla?
La necessità di una ministeriale intermedia è nata, in particolare, dalla riconfigurazione del programma lunare Artemis. L’amministratore della Nasa, Jared Isaacman, l’ha annunciata modificando anche il ruolo dell’Esa e, per conseguenza, dell’Italia – si pensi al momentaneo congelamento della stazione Lunar Gateway, una parte della quale stavamo costruendo noi a Torino. Ora l’Italia e l’Europa devono ridefinire il proprio ruolo nella collaborazione con la Nasa, riposizionare le loro risorse e ripensare il coinvolgimento delle proprie imprese industriali. Credo che la ministeriale si concentrerà soprattutto su questi aspetti e sì, gli Stati generali, concertando una visione fra gli attori in gioco, potranno funzionare da tavolo preparatorio.
Lo spazio è sempre più strategico. Se le chiedessi di pensare al nostro ruolo nei prossimi anni, sarebbe ottimista?
Per l’Italia, di certo; per l’Europa, lo sarò se prenderà come riferimento l’Italia.
Esagerato…
Tutt’altro: credo stia già succedendo, perché nello spazio stiamo correndo veloci. L’Italia vanta da anni un rapporto privilegiato con la Nasa e la stabilità di questi anni di governo ha consentito al Paese di avere un peso maggiore in Europa e all’interno dell’Esa. Sì, sono ottimista.
L’articolo “Nello spazio stiamo correndo veloci”: la sfida italiana per diventare un modello europeo è tratto da Forbes Italia.