“Negli Usa c’è un clima più che intimidatorio. Si rischia il lavoro, la casa, la reputazione. La guerra? Contribuisce all’inquinamento”: parla Susan Sarandon
- Postato il 2 aprile 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Sbarca al Museo di Storia Naturale di Milano fino al 27 aprile, “Breathtaking“, l’’installazione ideata e realizzata dal fotografo Fabrizio Ferri come riflessione sull’effetto devastante delle plastiche e delle microplastiche negli oceani. Un’opera che evidenzia la stretta correlazione tra l’inquinamento dei mari e le conseguenze letali per la nostra vita. La mostra è promossa dal Comune di Milano-Cultura, prodotta a New York da Geraldina Polverelli Ferri e a Milano da Museo di Storia Naturale e da Nobile Agency.
Tra i volti e le celebrità coinvolte anche Susan Sarandon che si è presentata all’inaugurazione: “L’inquinamento? Le guerra è di sicuro uno dei fattori che contribuiscono, così come i gasdotti. Ci sono tante forme di ecoterrorismo. Stiamo davvero distruggendo il mondo e il nostro clima. Dobbiamo quindi minimizzare l’uso della plastica e cercare di contrastare, dopo aver educato i cittadini, tutte le forme che possono contribuire a questa devastazione che si tratti dell’estrazione di petrolio, di cracking (processo chimico attraverso il quale si ottengono idrocarburi paraffinici leggeri, ndr) o altro”.
A proposito del suo impegno come attivista, la star di Hollywood ha poi aggiunto: “Sono un essere umano, quindi mi identifico negli altri e non capisco come si fa a non esserlo. Viviamo in un mondo carico di imperfezioni e credo dobbiamo affrontare queste situazioni con responsabilità. Lo faccio considerando che ho una possibilità di farmi sentire di più, non è una opzione essere depressi ma dobbiamo abbracciare l’azione per affrontare tutto questo dolore e questa sofferenza nel mondo”.
Poi qualche considerazione politica: “Negli Usa c’è un clima più che intimidatorio. Si rischia il lavoro, le sovvenzioni, la casa, la reputazione. Se sei studente straniero puoi perdere il diritto di restare nel Paese. Proprio per questo è più che mai necessario farsi sentire, usando qualsiasi piattaforma o voce, gli studenti o i sindacati. Il prezzo da pagare è sicuramente molto alto ma non possiamo farci paralizzare dalla paura”.
E ancora: “Ci sono stati molti Paesi che ci hanno supportato e lo apprezzo. Anche se i governi non ci hanno supportato, le persone ci hanno supportato, in Spagna, in Irlanda, a volte in Italia. Ci sono tanti Paesi che hanno affrontato delle difficoltà simili e quindi hanno una maggiore attitudine di comprensione e di supporto. Le persone hanno visto intaccati i propri diritti e non si sono fermate, ma hanno manifestato e condiviso il loro desiderio di maggiori libertà. Non si sono arresi e neppure noi abbiamo il privilegio di arrenderci. Ora più che mai non possiamo permettercelo. Questo è il momento di resistere”.
Infine a proposito della mostra, la Sarandon ha concluso: “È una mostra elegantemente concepita per aiutarci a realizzare quanto la distruzione degli oceani sia un problema che stia colpendo non solo i mammiferi in mare, ma anche quelli sulla terra. La produzione dii plastica si precvede che aumenterà da 50 milioni di tonnellate attualmente a 1,2 miliardi nel 2060 ed ecco che compare nel latte materno, nel cibo che mangiamo, nell’acqua, nei pesci. Si tratta di cercare, senza sopprimere questo rumore, di calarsi in questa esperienza visiva”.
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