’Ndrangheta in Usa, la difesa di Frank Albanese: «Ricostruzione dei pm errata»
- Postato il 6 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
’Ndrangheta in Usa, la difesa di Frank Albanese: «Ricostruzione dei pm errata»

Operazione “Risiko”, la difesa del sidernese Frank Albanese contesta ricostruzioni della Procura: i contatti con l’Fbi riguarderebbero il caso del magnate Nygard, non la ‘ndrangheta.
SIDERNO – È una notte americana a fare da sfondo a un’indagine transnazionale. Dentro una Volkswagen Golf, alle 00:02 del 10 settembre 2024, la voce di Tina Muià, moglie di Frank Albanese -arrestato nell’ambito dell’operazione “Risiko”– cattura l’attenzione degli investigatori. La donna parla con il marito e dice: «Mio fratello, l’FBI ha provato … ehm… a chiedere per lui e anche Alessandro perché entrambi lavorano per lui … ma loro hanno firmato…». Frank Albanese domanda: «Un documento di qualco… » e la donna replica: «… non divulgazione…». Per la procura di Reggio Calabria è evidente «che anche la polizia federale americana era, ed è probabilmente tuttora, sulle tracce di Frank Albanese e della sua famiglia, individuati come gli ‘ndranghetisti di Albany», a New York. La ricostruzione degli investigatori evidenzia un ruolo dirigenziale dell’indagato. La ricostruzione della Procura viene contestata con fermezza dalla difesa di Albanese.
LA TESI DELLA DIFESA DI FRANK ALBANESE E LE «ERRATE INTERPRETAZIONI» DEGLI INQUIRENTI
Gli avvocati Antonio Russo e Domenico Cavaleri parlano di interpretazioni «totale errate» e in quanto frutto di una interpretazione piegata a «fornire una rappresentazione ed uno spessore “criminale” del signor Albanese Frank». Secondo i legali, nella conversazione della coppia captata nella Golf «fa riferimento, anche se impropriamente, ad un intervento della Fbi ed al rifiuto di collaborare del fratello e del figlio in quanto legati da rapporti di lavoro e da un accordo di riservatezza con la persona ipoteticamente indagata».
Una conversazione a cui «gli inquirenti assegnano un significato arbitrario nonché sganciato dai dati oggettivamente riscontrabili con semplici approfondimenti fattuali posto che sarebbe stato facilmente accertabile». Le due persone di cui parlano Albanese e la moglie, sono il fratello della stessa e Alessandro, il figlio dei coniugi Albanese. Due persone che «erano legati da rapporti lavorativi ad un tale Peter Nygard, da lì a poco tratto in arresto dalla Fbi per violenza sessuale a danno di ragazze minorenni».
IL COINVOLGIMENTO DEL MAGNATE NYGARD NELLE CARTE DELL’OPERAZIONE RISIKO
E la storia del magnate della moda Nygard entra nell’operazione “Risiko” per delle email datate 20 giugno 2020, tra un’avvocatessa delle vittime di Nygard e un avvocato del cognato di Albanese e poi tra lo stesso avvocato e il cognato della Muià, in cui riferisce: «Sono stato inoltre informato dalla signora Haba che la FBI è anche interessata a questo caso e starebbe conducendo una loro investigazione che potrebbe concludersi con imputazioni serie contro il signor Nygard. Da quanto ho capito anche la FBI sono interessati a parlare con te e sono disposti a telefonarti o venire di persona a Toronto. Io suggerisco di essere presente qualora ci fosse un dialogo con la Fbi».
LE EMAIL PRODOTTE DAI LEGALI A SUPPORTO DELL’INNOCENZA DI ALBANESE
Queste email dunque per la difesa di Albanese oltre a comprovante il rapporto lavorativo tra il figlio e fratello della Muià con il Nygard», dimostrano anche «la errata interpretazione fornita alla conversazione intercettata ma, altresì, – scrivono i legali- la reale personalità della famiglia dell’imputato laddove la avvocatessa delle donne molestate ringrazia il fratello della signora Muià per aver aiutato una sua assistita, mettendola in guardia dal pericolo di trascorrere del tempo con il Nygardad». Documentazione questa che gli avvocati hanno già hanno presentato ai giudici insieme alle mail intercorse tra l’avvocato delle donne molestate in cui l’avvocatessa.
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